
Dovendo fare due viaggi in treno in dieci giorni ho pescato un libro dalla libreria di mio marito che, a differenza della mia dove ci sono solo saggi e poesie, nella sua c’è solo narrativa e saggi storici. Ho scelto un libro che avevo accuratamente evitato quando uscì, ormai quasi un decina di anni fa, proprio perché mi sapeva di superiorità e intellettualismo. Il libro in questione, su cui avevo riversato con noncuranza tanto pregiudizio è “L’eleganza del riccio”, un libro che ebbe, a suo tempo, moltissimo successo. Ma in questo periodo avevo dedicato del tempo a questo argomento con un articolo, “Liberarsi dal confronto e dal giudizio” , e una meditazione “Lasciar andare il paragone”. Tutto questo non a caso perchè per me è un tema spinoso. Come racconto spesso sono nata con la pettorina al posto del bavaglio e togliersela non è lavoro da poco e occupa tanto della mia pratica e del mio tempo (Mi scuso se nel frattempo ne hai patito qualche effetto!:-)
Dopo il più lungo antefatto del mondo inizio il libro e, come mi succede spesso con i romanzi, per almeno 100 pagine mi domando chi me l’ha fatto fare. Renée Michel, la portinaia di un elegante condominio parigino mi sembra lo stereotipo della portinaia piena di astio nei confronti dei suoi aristocratici condomini e altrettanto aristocratica lei stessa, con la sua superiorità culturale. Comunque continuo a leggere perché Paloma Josse, con il suo progetto di suicidarsi incendiando l’appartamento dei genitori, come modo stravagante di distruggere il senso di superiorità, mi intenerisce fin dalle prima parole. In fondo Paloma mi permette di sentirmi a casa in quel condominio. Il libro procede con spiragli sulle caratteristiche dei vari condomini e sugli incontri con l’unica amica che conosce e condivide il suo segreto: una sconfinata e raffinata cultura.
Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire
Man mano che il libro procede – con qualche disquisizione filosofica – incomincio ad affezionarmi e quando nel condominio arriva Kakuro Ozu sono ormai catturata dalla sua eleganza e dalla curiosità che mi suscita. Perché il riccio? Perché, come dice Renée “Non usare il tuo corpo per attirare attenzioni, troverai solo persone disposte ad usarlo. Ricopriti di aculei e toglili solo a chi ti vuole per quello che sei dentro non per il tuo corpo”. Oppure, come dico io, essere bella per una donna è un problema, molto meglio essere intelligente ma ricordandosi che essere intelligenti non è uno fine.
Molte persone hanno una specie di bug: credono che l’intelligenza sia un fine. Hanno un’unica idea in testa: essere intelligenti, e questa è una cosa stupidissima. E quando l’intelligenza crede di essere uno scopo, funziona in modo strano: non dimostra la sua esistenza con l’ingegno e la semplicità dei suoi frutti, bensì con l’oscurità della sua espressione.
La gentilezza e l’intelligenza, la saggezza e la semplicità di Kakuro compiono un miracolo che mette insieme, come fili di un arazzo, ciò che doveva essere unito e trasforma la superiorità in commozione e amore per la vita e per le sue possibilità. Alla fine, nelle ultime pagine, ho pianto, per Renèe, a cui forse assomiglio molto più di quello che credevo, per Paloma e per Kakuro, perché il loro lutto ha una qualità indicibile: chi capirebbe l’amore per Renèe che li univa?
Per la prima volta in vita mia ho sperimentato il senso delle parole “mai più”. Beh, è una cosa terribile. Le pronunciamo cento volte al giorno, ma non sappiamo cosa stiamo dicendo se non ci siamo ancora confrontati con un vero “mai più”. In fondo ci illudiamo sempre di poter controllare ciò che accade; nulla ci sembra definitivo.
Tutte le citazioni sono tratte da* Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, e/o Edizioni ascoltabile anche su Audible gratuitamente per gli abbonati
© Nicoletta Cinotti 2025 Addomesticare pensieri selvatici
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