Forse non farò
cose importanti,
ma la storia
è fatta di piccoli gesti anonimi,
forse domani morirò,
magari prima
di quel tedesco,
ma tutte le cose che farò
prima di morire
e la mia morte stessa
saranno pezzetti di storia,
e tutti i pensieri
che sto facendo adesso
influiscono
sulla mia storia di domani,
sulla storia di domani
del genere umano.
© Italo Calvino
Argomento
Racconti sulla gratitudine
Ho dei sogni, a volte notturni, a volte diurni. Alcuni dei sogni diurni si realizzano, altri no ma il fatto di averli sognati mi rende responsabili del provare a metterli in pratica.
Uno dei miei sogni diurni riguarda il costruire una comunità che si sostiene attraverso la pratica della gratitudine. La gratitudine è una pratica semplice, meno esigente di altre pratiche eppure molto generosa nei frutti. È come quando semini le zucchine: ti ritrovi con una grande produzione di zucchine perché le zucchine non sono esigenti come i carciofi. Così ho creato su Substack una newsletter dedicata,(e non è una Newsletter da verduraia!!). Si chiama “Con Grazia, Grinta e Gratitudine”. Puoi riceverla iscrivendoti qui. Il mio desiderio è di sostenere la pratica di gratitudine postando dei contributi che ci facciano da ispirazione. Desidero anche sostenere la pubblicazione di esperienze legate alla gratitudine, esperienze che potresti aver voglia di condividere. Perché ho capito che se pratichiamo insieme è tutto più facile. In più, se sei pigro o pigra, su Substack ti leggo quello che ho scritto, così puoi ascoltarlo oltre che leggerlo. Diventa un mini podcast!
La pratica per oggi è legata all’acronimo PACE
Positività: quando accade un evento positivo soffermarsi nella percezione della sua risonanza
Arricchimento, mettere a fuoco come quello che è accaduto ci arricchisce
Comprensione degli aspetti e effetti positivi di quello che è accaduto
Equanimità che permette di riconoscere che esperienze positive e negative sono entrambe presenti e che possiamo trovare il positivo nel negativo e viceversa.
Tra pochi giorni c’è l’anniversario della mia ordinazione monastica. È un’esperienza della quale sono molto grata. Quest’anno la festeggerò con un seminario intensivo.
Nella tradizione meditativa si possono prendere dei voti temporanei per approfondire la pratica della meditazione. Alla fine del periodo monastico temporaneo rimangono sempre con te 5 precetti, che mi impegno a rispettare. Forse ti chiedi quali sono questi precetti: non ferire o uccidere intenzionalmente nessun essere vivente (anche le formiche e nemmeno le zanzare:-); avere una condotta sessuale etica; avere una retta parola e quindi niente pettegolezzi, parole false o ingiuriose; non usare intossicanti come alcol, droghe e sostanze che alterino lo stato mentale; mantenere la pratica di Metta per più tempo possibile. Quest’ultimo precetto non è esattamente nella tradizione ma è il cuore della specifica ordinazione monastica che ho fatto. Forse ti sembrerà che sia poco collegato con la gratitudine eppure è quella la sorgente del fiume di gratitudine che scorre nella nostra vita!
Qui c’è il video con frammenti dell’ordinazione
Ti saluto, con grazia, grinta e gratitudine!
Nicoletta
Capire come andrà a finire
Ieri mattina ho iniziato la pratica con la sensazione delle ossa smosse dal cambiamento di questi giorni: come se stessi attraversando una grande centrifuga in cui vanamente cerco di capire su quale spiaggia mi asciugherò. A dire la verità tutto il mio studiare, tutto l’esplorare ha un’unica spinta. Potrei intitolarla “Capire come andrà a finire” . Nei giorni peggiori è capire prima cosa succederà poi e magari pretendere pure che non sia necessario fare esperienza, forti dell’aver capito. Oggi inizio il protocollo MBSR e all’inizio di qualsiasi protocollo, cerco di essere ben preparata al tema dell’incontro. Con la sensazione – che forse non mi abbandonerà mai – di essere fondamentalmente impreparata alla vita stessa. Poi vado in studio, arrivano le persone – ognuna ha un diverso suono del campanello – e davvero non so cosa mi porteranno e nemmeno dove mi porteranno. E ogni volta, affidandomi a questa necessità di fluire, vengo, stranamente, curata.
Così ho fatto una lista di quello che mi cura. È quello che mi ha curato ieri sera e potrebbe anche cambiare. Potrebbe anche essere la lista della gratitudine
- non aggrapparmi a quello che non c’è
- avere prima di tutto una relazione con me
- non aver paura di provare dolore. non sarà quello la causa della mia morte
- non aver paura di non capire quello che mi dicono. Succede
- riconoscere che il senso di solitudine è un disperato bisogno di intimità con me
- scoprire che se ho la debolezza di cadere ho anche la forza di rialzarmi
- accorgermi che la bellezza che vedo fuori è radicata in me
- innamorarmi del silenzio
- innamorarmi delle poche parole necessarie
- lasciare che le parole splendano
Alla fine va bene, anche se non lo so mai prima.
Essere teneri è essere potenti. Rupi Kaur
Pratica di mindfulness: Lasciar andare i piani
© Nicoletta Cinotti 2024 Il protocollo MBCT Online
Le emozioni difficili e gli antidoti
Una delle frasi che sento più spesso è “io non sono invidiosa…cioè ho una invidia buona” Come se delle emozioni ci fossero due versioni: una buona e una cattiva. In realtà potremmo dire lo stesso per tutte le emozioni: c’è un amore buono e uno cattivo; una rabbia buona e una cattiva; una paura buona e una cattiva; una gelosia lecita e una illecita. Le emozioni non sono né buone né cattive. Può essere salutare o non salutare quello che ci spingono a fare, lo stato emotivo che producono dentro di noi e la qualità dell’attivazione che suscitano. Il punto però è un altro: perchè proviamo invidia e gelosia? Perché abbiamo emozioni così scomode da gestire? Come mai non siamo sempre pieni di affetti positivi e dobbiamo combattere con la rabbia, la paura?
Le emozioni disegnano i confini del nostro territorio affettivo. Rabbia e paura dicono che lo sentiamo minacciato. Gelosia e invidia dicono che ci stiamo paragonando a qualcun altro, reale o ideale. A volte ci paragoniamo con quello che vorremmo essere e non siamo. Altre volte ad una persona precisa che, per caratteristiche varie, potrebbe essere per noi un fratello o una sorella. Forse non abbiamo un fratello o una sorella ma abbiamo amici, compagni di classe, colleghi: un mondo che è fatto da potenziali fratelli e sorelle. Queste persone ci stimolano a crescere, possono darci un buon esempio ma risvegliano anche il nostro senso di inadeguatezza, il sentimento di non essere amati tanto quanto loro o di non essere amabili. La paura di scoprire, attraverso loro, quello che non siamo. Così nasce un senso di gelosia o invidia. Che è buona quando ci permette di crescere. È dura quando invece l’invidia è così forte che l’unica cosa che sappiamo fare è biasimare e rimanere bloccati. Perché questo è il grande danno dell’invidia: blocca la nostra crescita. Ci rende insicuri sulle nostre possibilità e ci fa sentire perdenti. Anche se, in realtà, l’unica cosa che abbiamo davvero perso è la possibilità di essere felici così come siamo.
Ogni emozione difficile però ha un antidoto, un’emozione che fa da contrappeso, che mitiga e trasforma quello che proviamo. Per la gelosia e l’invidia l’emozione antidoto è la tenerezza. Perchè la tenerezza è una forma d’amore privata di invidia, privata di gelosia. E la tenerezza è il più potente fattore di crescita.
Niente se ne va fino a che non ci insegna quello che dobbiamo sapere. Pema Chodron
Pratica di mindfulness: Ode al giorno felice
© Nicoletta Cinotti 2024 Il protocollo MBCT Online. Iscrizioni in early bird
Ospedale in terza rima
Policlinico. Pronto Soccorso
(Sei giorni fa mi son sentito male)
Sei giorni fa mi son sentito male
Dopo la terapia: rabbrividivo
Con febbre. Stavo dentro l’ospedale
E mi han sbattuto in modo tassativo
Su una vibrante seggiola a rotelle
Verso il pronto soccorso, che descrivo.
Qui si vedono cose molto belle;
È un crocevia di tempi e di nature
Antiche come la luna e le stelle;
Qui molte diversissime sventure
Si affollano in vivissimi tormenti
Ed una sarabanda di figure
Precipita da tempi differenti;
E una folla scomposta di respiri,
Ricorda Babilonia vagamente,
Ma dopo una battaglia con gli assiri.
Razze diverse: il sudamericano,
L’Araba che ogni volta che ti giri
È sempre immobile, con quella mano
Sotto il mento, con gli occhi attenti e tristi
Sotto lo scialle ricamato a mano
Come in un quadro degli Orientalisti:
L’anziana che si inarca alle lenzuola
Sulla lettiga, quando i barellisti
Non vedono, cercando poi da sola
Di scendere, rischiando seriamente
Di schiantarsi, e l’acchiappan che già vola
La lingua batte dove il dente duole:
Anche queste terzine, chi lo sa,
Guidano sciami di parole sole,
Cercano un equilibrio. Come fa
Il respiro notturno del paziente,
Che dorme, e chissà cosa sognerà.
© David Riondino, Poesia, Rivista internazionale di cultura poetica, Crocetti editore
Invita la primavera: quale scelta stai rimandando?
Quando parliamo di blocco, in analisi bioenergetica, intendiamo un’area di contrazione muscolare che con il tempo si è cronicizzata. Questo aspetto non è limitato al corpo ma si esprime anche in un corrispondente aspetto di stasi e ristagno in una situazione della nostra vita. Una stasi che è connessa in analogia all’area del corpo in cui sperimentiamo il blocco. Per cui se la nostra area di blocco riguarda il cuore quello che ci troveremo a vivere, soggettivamente, nel corpo, è una sensazione di pesantezza nel torace o una assenza di percezione di quella zona ma quello che, invece, vivremo nella nostra vita sarà un ripetersi di situazioni affettive simili. Senza elementi di novità anche quando cambiamo relazione.
Il blocco impedisce due movimenti fondamentali per la nostra crescita: impedisce il lasciar andare e il lasciar fiorire. Anche qui l’impedimento non è solo corporeo ma riguarda anche le situazioni che ci troviamo a vivere nella realtà della vita.
Perchè il lasciar andare è importante e che relazione c’è con il lasciar fiorire? La nostra vita ha bisogno di discontinuità e di flusso, due movimenti che sono opposti solo apparentemente. Li ritroviamo nello scorrere delle stagioni: l’autunno porta la discontinuità con il cadere delle foglie che segnano l’invito a lasciar andare le cose che non ci sono più necessarie. L’inverno segna il riposo del lasciar essere e la primavera invita a lasciar fiorire ciò che nell’inverno abbiamo lasciato riposare. Se siamo bloccati impediamo entrambi questi movimenti: non riusciamo a lasciar andare, a chiudere le situazioni e non riusciamo a lasciar fluire, ad agire con la spontaneità ed autenticità di quello che proviamo.
Viviamo in uno stato di dubbio che sembra un lasciar essere ma è, invece, il trattenere del controllo e la paura di sbagliare. Perchè il blocco parla il linguaggio del controllo che nel corpo si esprime in nitida declinazione: mi aggrappo ad una idea, sosto nel dubbio che non ha la qualità vitale dell’incertezza ma solo quella, esitante, della paura e faccio un fermo immagine della situazione, che può durare anche moltissimi anni. E il ri-attivarsi, lo scorrere del film della nostra vita, può avvenire quando è troppo tardi. Perchè la vita, invece scorre, oltre e al di là della nostra paura e ci trasporta altrove, in un tempo in cui non è più importante cambiare quello che abbiamo lasciato bloccato, perchè non è più il momento.
Invita la primavera, domandati quale scelta stai rimandando, quale decisione sta nel ristagno. Domandati dov’è che esageri con il controllo, dov’è che trasformi la paura in un procrastinare, la naturale incertezza in dubbio e poi buttati. È solo quando facciamo un passo nuovo che si apre una nuova strada.
Separare ciò che ci piace da ciò che non ci piace è la malattia della mente. Sosan Ganchi Zenj
Pratica informale di mindfulness: Quali sono i passi nuovi che stai rimandando? Fanne un elenco, senza controllare quello che scriverai e poi scegli dov’è che, invece, potresti lasciar fiorire la tua vita, se non avessi paura di soffrire, paura di sbagliare. Perchè la vita è un immenso processo dinamico di cui fanno parte gioia e dolore, dolce e amaro.
Pratica formale di mindfulness: La meditazione del fiume
© Nicoletta Cinotti 2024 Programma di Mindful self-compassion online
