
Non è stato semplice misurarsi con il lasciar andare. È come imparare l’arte del tuffo: prima devi vincere la paura del vuoto, poi l’attenzione si sposta naturalmente sull’incontro con l’acqua. Il lasciar andare funziona così: lasci andare e si apre uno spazio di vuoto. Non sarà eterno, ma quel vuoto a volte fa paura e così ci tratteniamo più a lungo in qualcosa che ormai ha bisogno di fluire.
Il lasciar essere, però, è stata una vera rivoluzione per me: accettare di non correggere, modificare, intervenire. Lasciare che le cose siano semplicemente come sono, senza dover per forza offrire il mio attivo intervento. Questo è più che uno sguardo nel vuoto. È trovarmi di fronte al sorgere degli eventi e – anziché agire – osservare la mia reazione, conoscerla e lasciarla svanire.
Lasciar essere è una scuola. Non saprei chi sono se non avessi aperto questo spiraglio di osservazione: guardare ciò che accade e non intervenire perché ciò che accade sia quello che io voglio che accada. In questo lasciar essere si apre, ogni volta, uno spazio di assoluta novità. Su di me, sugli altri, sulla vita e il filo che sembra dipanarsi tra un evento e l’altro.
Imparare a fermare tutto il fare e passare alla modalità dell’essere, imparare a dedicare tempo a te stesso, a rallentare il ritmo e a nutrire calma e accettazione.(…)questo tipo di apprendimento richiede solo che ti rilassi in momenti di puro e semplice “essere” e semplicemente coltivi la consapevolezza. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume
© Nicoletta Cinotti 2024 Autunno: lasciar andare
