La mindfulness è un argomento sempre più diffuso, ma spesso le pratiche tradizionali non riescono a rispondere alle esigenze specifiche di persone che vivono situazioni di alto stress o trauma. In più, nel trauma, il problema sono i flashback, un tipo particolare di memoria ( se sei interessetə al tema della memoria guarda questo video podcast) che è formato da ricordi intrusivi che trasportano nel tempo dell’evento traumatico e lasciano paralizzati dal sequestro dell’attenzione prodotto dall’amigdala
L’origine di un nuovo approccio
Di mindfulness trauma sensitive si è occupata Rollo White che ha vissuto in prima persona gli effetti dello stress cronico sui suoi genitori, che erano soccorritori, osservando come la vigilanza necessaria sul lavoro influenzasse negativamente la loro vita familiare. Questa esperienza personale l’ha portata a identificare una lacuna critica nella formazione dei primi soccorritori: mentre vengono addestrati a correre verso il pericolo e risolvere problemi, non ricevono strumenti adeguati per gestire gli effetti del trauma che inevitabilmente incontrano.
Durante i suoi studi in Mindfulness presso la Lesley University, Rollo White ha esplorato le connessioni tra trauma, cervello e regolazione emotiva, realizzando il potenziale trasformativo che la mindfulness potrebbe avere per chi affronta quotidianamente situazioni di stress estremo. Le sue ricerche hanno evidenziato come la privazione del sonno, l’esposizione alla violenza e le frequenti lesioni fisiche vissute dai primi soccorritori potrebbero essere mitigate attraverso pratiche di mindfulness adattate. Le sue indicazioni valgono per un’ampia categoria di persone. Penso a un’amica che lavora nella rianimazione neonatale, oppure chi lavora con pazienti gravi, chi passa ore della propria vita in sala operatoria, chi lavora in unità psichiatriche o ha un congiunto con problemi psichiatrici
Personalizzazione invece di standardizzazione
Una delle scoperte fondamentali di Rollo White è che non esiste un approccio universale alla mindfulness, soprattutto quando si tratta di persone esposte a traumi. Ciò che stressa una persona potrebbe non influenzare un’altra, e ciò che funziona come intervento per un vigile del fuoco potrebbe non risuonare con un agente di polizia o un paramedico.
Il Tactical Brain Training, così si chiama il suo approccio trauma sensitive, combina interventi di mindfulness con auto-valutazioni per creare approcci personalizzati basati sulle esigenze ed esperienze uniche di ciascun individuo. L’obiettivo non è forzare le persone in una concezione idealizzata di cosa significhi essere “mindful”, ma offrire strumenti pratici che funzionino realmente nelle situazioni di vita reale.
Un esempio concreto: mentre molte pratiche tradizionali di mindfulness enfatizzano la respirazione e gli occhi chiusi, Rollo White ha scoperto che per gli agenti di polizia che indossano giubbotti antiproiettile, respirare profondamente può essere difficile. Ha quindi sviluppato alternative come il “Square Breathing”, che si concentra su un respiro più superficiale ed equilibrato. Allo stesso modo, molti veterani e personale carcerario preferiscono mantenere gli occhi aperti durante la meditazione, poiché chiuderli può innescare sensazioni di insicurezza dopo anni di addestramento alla vigilanza.
Questa osservazione ha portato a un’importante intuizione: se lo stress è un’esperienza personale, anche le strategie per gestirlo devono essere personalizzate. Non esiste una risposta “giusta” o “sbagliata” allo stress – ci sono solo risposte individuali che possono essere osservate e gestite attraverso strumenti appropriati.
L’Importanza di normalizzare le risposte al trauma
Una delle scoperte più significative di Rollo White riguarda l’efficacia dell’approccio “nominarlo per domarlo” (name it to tame it). Durante le sue formazioni, ha notato che il suono dei campanelli usati per gli esercizi di ascolto causava agitazione nei vigili del fuoco, poiché quel suono era associato all’allarme della caserma e quindi a emergenze imminenti.
Ha scoperto che semplicemente riconoscendo e nominando in anticipo questa potenziale reazione (“Questo suono potrebbe essere agitante per alcuni di voi”), non solo normalizzava l’esperienza, ma riduceva significativamente l’agitazione complessiva dei partecipanti.
Questo principio si estende a tutte le risposte al trauma:
- riconoscere apertamente che è normale sentirsi triggered, stressati o ansiosi in certe situazioni è il primo passo verso la gestione efficace di queste emozioni.
- Sentirsi così non significa essere “rotti” – significa essere umani.
Un approccio pragmatico alla mindfulness
Il Tactical Brain Training di Rollo White offre un approccio alla mindfulness che è pragmatico, diretto e adattabile. Come dice lei stessa, è “mindfulness per persone che non avrebbero mai pensato di essere interessate alla mindfulness”. Non si tratta di “recuperare” nel senso tradizionale, ma di imparare a stare con il disagio e trovare una via per attraversarlo.
Il vero cambiamento implica riconoscere ciò che si sta sperimentando, normalizzarlo senza giudizio, e poi passare a una strategia che risulti personale ed efficace. Questo approccio trasforma la narrazione dal sentirsi sopraffatti al sentirsi competenti, offrendo un modo per navigare nello stress e nel trauma con intenzione e resilienza.
In un mondo dove lo stress è onnipresente, l’approccio di Rollo White ci ricorda che non esiste un unico modo “corretto” di praticare la mindfulness. Invece, dovremmo offrire e sperimentare una varietà di strumenti e tecniche, trovando quelli che meglio rispondono alle nostre esigenze individuali e specifiche circostanze di vita.
© Nicoletta Cinotti 2025


