
Immaginate la scena: io, seduta sul mio cuscino di meditazione, che mi aspettavo di diventare semplicemente “più calma”. E invece? Il mio cervello ha deciso di farmi una sorpresa party!
La Grande Sorpresa (o come il mio cervello mi ha fatto uno scherzo)
Sai quando fai qualcosa senza aspettarti nulla di speciale, e poi boom? Ecco, è esattamente quello che mi è successo con la mindfulness. Non stavo cercando di diventare Buddha 2.0, eppure le persone intorno a me hanno iniziato a notare dei cambiamenti:
“Ehi, ma sei diventata più saggia!” (No, non ho iniziato a levitare)
“Come fai a essere così intuitiva?” (Giuro che non ho installato un software aggiuntivo nel cervello)
“C’è qualcosa di diverso in te…” (E no, non è un nuovo taglio di capelli!)

Il colpo di scena: più me stessa di prima
La parte più divertente? Mentre tutti notavano questi cambiamenti, io mi sentivo semplicemente… più me stessa! Come se quella qualità che avevo conosciuto soprattutto nell’infanzia mi fosse stata restituita. Ero una bambina riflessiva, curiosa, piena di intuizioni. Ero diventata una donna ambiziosa, solitaria e qualche volta franca fino alla rudezza: impossibile da corteggiare perché sempre sulla difensiva. Non ci stavo bene in quella nuova me ma non mi sembrava che. ci fossero alternative. Quando ti bruci diventi sospettosa del fuoco e io ero così! Finalmente avevo trovato quelle scarpe comode che non ti fanno male ai piedi – sai che sono nuove, ma è come se le avessi sempre avute.
La concentrazione: tornare alla curiosità bambina
Pensa alla concentrazione come a un paio di occhiali HD per il cervello. All’improvviso, anche la più noiosa delle riunioni diventa sopportabile (ok, forse esagero), e persino il gusto del caffè del mattino diventa un’esperienza degna di MasterChef. I bambini sanno essere concentratissimi. Io lo ero e poi ero diventata semplicemente multitasking perdendo il gusto della concentrazione.
L’autenticità: quando smetti di recitare in un film che non ti piaceTi è mai capitato di sentirti recitare in un film che non hai scelto? A me succedeva tutte le volte che tornavo a casa dai miei genitori o che andavo in visita agli altri parenti. Mi avevano messo un’etichetta che non mi corrispondeva ma siccome loro recitavano quella parte io finivo per rispondere nel solito modo: ribelle. Ecco, l’autenticità è come strappare il copione e iniziare a improvvisare – ma questa volta seguendo il nostro vero io, non quello che pensi di dover essere per far contenti gli altri.

Il grande paradosso: meno è più
Vuoi la parte più ironica? Più cercavo di essere “perfetta”, più mi allontanavo da me stessa.Più cercavo di “andargli bene” e meno avevo riconoscimento per i miei sforzi. Ormai ero quella, la rompiscatole, sempre pronta a protestare per qualsiasi ingiustizia. Critica con gli errori degli altri perché sempre molto criticata. È come quando cerchi disperatamente le chiavi e le hai in tasca tutto il tempo. La soluzione? Smettere di cercare di essere come loro volevano e iniziare ad essere semplicemente… sé stessi.
La strategia della “guerriera vulnerabile”
Non sono il tipo da attacchi frontali ma sono una guerriera. Ho lottato (e qualche volta lotto ancora) tantissimo fino a che mi è arrivata una freccia: ne vale davvero la pena? No – preferisco essere una specie di ninja zen della mindfulness. Niente atti eroici, solo piccoli passi quotidiani. È come fare le scale invece di prendere l’ascensore: ci metti di più, ma che gambe alla fine!
Il gran finale: dichiarare pace (al posto della guerra)
Alla fine, tutto si riduce a questo: fare pace con se stessi. Non è come nei film dove c’è una grande battaglia finale – è più come quando finalmente accetti che la pizza con l’ananas non è poi così male (ok, su questo potremmo discutere). Pace ha voluto dire molte cose: trasformare il mio spirito combattivo in fiera self-compassion (che io chiamo grinta) e preoccuparmi prima di tutto di cosa io penso di me e solo dopo di cosa possono pensare gli altri. Forse in alcuni momenti ho scelto la solitudine. Oggi so. che siamo tutti guerrieri solitari e vulnerabili che condividono, insieme, le proprie battaglie. È così che mi sento il lunedì mattina nella pratica gratuita
P.S. Se sei arrivatə fino a qui, meriti una medaglia! E ricorda: la mindfulness è un po’ come il karaoke – all’inizio ti senti ridicolə, ma poi scoprirai che è incredibilmente liberatorio!
© Nicoletta Cinotti 2025
