Esplorare le emozioni non sempre è facile. In parte perché nella nostra educazione non ci sono stati dati strumenti per farlo. Quando eravamo ansiosi, spaventati o tristi era facile sentirsi dire che non c’era ragione di provare proprio quello che stavamo sentendo, come se le nostre emozioni fossero un errore di trasmissione.
Altre volte confondiamo le emozioni in mezzo ai nostri pensieri: catastrofizziamo perché siamo in ansia. Oppure esageriamo gli aspetti negativi e minimizziamo quelli positivi perché siamo depressi. O riempiamo i nostri discorsi con “devo”, “dovrei”o “sarebbe giusto che”, magari perché ci sentiamo in colpa o siamo arrabbiati.
Altre volte ci è difficile essere consapevoli delle emozioni che proviamo perché sono intangibili e sottili oppure neutre e delicate. Finiamo quindi per essere consapevoli delle nostre emozioni solo quando urlano dentro di noi.
Alla fine non abbiamo un vocabolario emotivo che non sia quello delle interpretazioni, delle narrazioni, delle storie. Costruire un vocabolario dell’esperienza emotiva significa offrire quella pienezza del sentire che è la consapevolezza. Possiamo fare la stessa cosa che facciamo con le sensazioni fisiche: così come torniamo al corpo, possiamo tornare al cuore.
Ogni giorno fai in modo di ringraziare ma non per una cosa o per un momento, sia ringraziamento il tuo modo di camminare
il modo di porgere la mano di chiamare l’ascensore, di guardare negli occhi chi ti passa accanto.
Sia ringraziamento bere un’aranciata, lavarsi le mani, aprire la finestra allo sciame dei ricordi e lo scontro con chi ti vuole bene e lo scontro con chi non ti vuole bene.
Saper ringraziare nel modo di chiudere una portiera, di dite buonasera e accogliere nel petto il tuono, il trapano del tormento.
Sia ringraziamento tutto ciò che viene che inizia e finisce e il giro nero dell’universo e la luce accesa. Valerio Grutt (Guarda la diretta con Valerio su youTube!)
Pratica di mindfulness: La generosità
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