Non siamo fanatici dell’efficienza a caso. Lo siamo perché essere efficienti aumenta la nostra autostima.
Quando in una giornata corro come una matta e alla fine della giornata ho fatto tutto quello che avevo in mente (e la mia mente ha parecchio spazio per fare piani!) sono stravolta e orgogliosa insieme. Ho svuotato il barattolo dell’energia ma sono arrivata fino in fondo con soddisfazione perché ho fatto tutto quello che dovevo fare.
Sarò onesta: questo succede due/tre giorni all’anno. Per i restanti 362 giorni vado a letto con una lista di cose ancora da fare per il giorno successivo che vanno ad aggiungersi a quelle che, inevitabilmente, devo fare perché è una nuova giornata.
C’è stato un tempo, quando ero giovane, che volevo esattamente questo: essere impegnatissima. La mia autostima era incerta e precaria e mi sembrava che gli adulti stressati che vedevo in giro fossero una garanzia di una vita di successo. Ad un certo punto però ho dovuto trovare qualcosa che funzionasse davvero per i restanti 362 giorni all’anno, che non sono pochi, a essere sinceri.
Cosa si fa quando la nostra autostima non è rimpolpata dall’efficienza, dal risultato desiderato, dal successo per gli obiettivi raggiunti? Si medita, mi sono detta. Si guarda in faccia il demone della scontentezza, si cerca di farlo ragionare, gli si butta in bocca qualche valore e qualche priorità che è più importante delle urgenze.
Poi, a un certo punto, ho voltato la testa e il cuore verso la parte di me che aveva corso e che, come se non bastasse tutto l’impegno e la fatica che aveva impiegato, aveva ancora a che fare con il demone della scontentezza. Un demone familiare (anche perché assomiglia molto ai miei genitori) che aveva attirato tutta la mia attenzione e mi aveva fatto dimenticare la parte che si era impegnata tanto anche se non aveva fatto tutto. Ho provato una tenerezza enorme. È stato lì che ho capito che l’autostima è una cosa ma è della tenerezza, della self-compassion che abbiamo bisogno, per almeno 362 giorni all’anno.
C’è una profonda differenza tra self-compassion e autostima. L’autostima può essere definita come una valutazione positiva di sé stessi e del proprio valore. Infatti, funziona quando le cose vanno bene ma si abbassa drasticamente quando incontriamo insuccessi e fallimenti. Spesso è correlata all’approvazione sociale ed è caratterizzata da un continuo paragone tra noi e gli altri. Per mantenere alta la nostra autostima abbiamo bisogno di sentirci superiori alla media, anche a costo di perdere sensibilità nei confronti degli altri. da “Imparare a volersi bene. Pratiche gentili di self-compassion”
Pratica di self-compassion: Un respiro affettuoso
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