Confesso che ho spesso ritenuto che l’empatia fosse un costrutto sopravvalutato e pericoloso. In molti casi un eccesso empatico crea una situazioni di contagio emotivo. L’emozione della persona ci colpisce e ne veniamo invasi tanto da perdere il senso delle nostre esigenze e della nostra identità. È una caratteristica forte nelle persone accondiscendenti, che sono “troppo empatiche” e ritengono le ragioni dell’altra persona molto più urgenti e dominanti delle proprie, creando relazioni non paritarie. L’empatia è spesso alla base di un senso di colpa pervasivo che domina le scelte di alcune persone in modo non riflessivo. È un’empatia a due quella che può essere pericolosa, priva di contesto emotivo sociale.
Lavorando come psicoterapeuta posso dire che nella stanza della psicoterapia incontro più persone troppo empatiche che troppo poco empatiche. Ma c’è un ma che definisce l’uso nobile dell’empatia che è quello della reciprocità: immaginare di essere nella situazione dell’altro in maniera preventiva. Stiamo per fare qualcosa verso qualcuno? immaginiamo come ci sentiremmo se lo facessero a noi. L’empatia nobile è l’empatia che sta dietro la regola aurea della reciprocità, che ci ricorda di non fare a altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi. È quella che sta dietro alla capacità di cooperare, di guardare le cose in prospettiva, di comprendere le intenzioni altrui per stabilire un contatto e una relazione.
Il rischio che corriamo è di perdere questa empatia, nobile, sociale, cooperativa a favore dell’empatia che alimenta l’ipersensibilità e che ci rende traumatizzati per niente e traumatizzanti degli altri per sciocchezze. Una volta sono stata stalkerizzata da una persona PAS (persona altamente sensibile) e sono arrivata alla conclusione che molte persone altamente sensibili sono altamente insensibili e prive di questa qualità sociale di empatia. Tutto inizia e finisce dentro di loro e gli altri sono fonte di ferite, senza mai domandarsi se loro feriscono. Non voglio generalizzare ma solo sensibilizzare sul fatto che essere sensibili è bello, essere ipersensibili è un problema. Essere empatici e pro-sociali è fondamentale; essere dominati dal senso di colpa e dall’accondiscendenza è una patologia. Forse, per uscire da tutto questo potremmo cominciare a fare volontariato: impari a mettere limiti quanto ti rendi conto che nessuno si salva da solo ma anche che nessuno è onnipotente. (Mi scuso se sono andata lunghissima!)
È ora di dire addio all’era delle campagne di gentilezza da scuola materna. Questi messaggi unidimensionali e semplicistici non solo insultano la nostra intelligenza, ma aprono anche la porta alla segnalazione di virtù, al moralismo e persino alla modifica del comportamento basata sulla vergogna.
Torniamo invece alla saggezza che ha guidato l’interazione umana per millenni. La Regola d’oro (della reciprocità) offre un quadro di riferimento sfumato e adattabile per il comportamento prosociale che affronta le complessità delle relazioni umane molto meglio di quanto possa fare un poster colorato. Mo Edjlali, Mindful Leader Founder & CEO
Pratica di self-compassion: Equanimità e compassione
© Nicoletta Cinotti 2024 Il programma di Mindful self-compassion
