Ogni emozione è una bussola che ci orienta nel mondo, ma la tristezza ha qualcosa di speciale: è l’unica che ci porta davvero dentro. Mentre la rabbia ci spinge verso l’esterno, la tristezza ci sussurra: “Fermati. Ascolta. Come mai ti senti così?”
È lei che ha ispirato le pagine più belle della letteratura. È lei che accende i processi creativi. È lei che ci fa conoscere davvero chi siamo.
Il problema? La tristezza ama ristagnare. Si mette comoda e occupa più spazio del necessario, rischiando di trasformarsi in qualcosa di più pesante. Ed ecco la scoperta che mi ha cambiato la vita: rabbia e tristezza sono sorelle gemelle. Le persone che si arrabbiano troppo spesso hanno paura della tristezza. Quelle che tendono alla tristezza evitano di esprimere la loro rabbia. È un circolo che si autoalimenta.
Quando la tristezza ristagna, non seguire il suo sussurro di “non fare niente”. È una trappola! Muoviti: qualsiasi cosa che porti energia, dalla palestra alle pulizie. Esci: cinema, concerti, luoghi che ti riportano nel mondo. La tristezza ci chiude, noi dobbiamo riaprirci. Esprimi quello che provi, dai voce alla tua esperienza. Dietro ogni fine c’è sempre un nuovo inizio.
E se rabbia e tristezza si sono intrecciate? È tempo di sciogliere questo nodo. In bioenergetica lavoriamo proprio su questo: liberare il corpo da quella protesta nascosta che ci tiene prigionieri. Questo è quello che io chiamo radical self expression! La tristezza non è tua nemica. È la tua maestra più intima.
Quale movimento sceglierai oggi per onorare la tua tristezza senza farla ristagnare?
Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce. – Lev Tolstoj
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