L’amore è la promessa che il piacere di oggi sarà disponibile anche domani. Senza obblighi né garanzie. La parola “ti amo” è un impegno che riguarda il futuro a partire dall’espressione di un sentimento nel presente. Non è la promessa che ti amerò domani, perché questa emozione, come tutte le altre, sorge dalla profondità di se stessi e non è soggetta alla volontà. Solo con la sicurezza che l’amore ci offre possiamo arrenderci pienamente al piacere dell’amore.
mente
Periodi di tempo privi di progettualità
Se facciamo attenzione ai nostri pensieri durante la pratica, o semplicemente durante il giorno, non è difficile rendersi conto che una parte sono rimproveri e un’altra parte, tutt’altro che piccola, sono progetti. Facciamo piani per la giornata, per la settimana, per l’anno. Facciamo piani per quasi tutto. Anche per le cose più semplici come fare la spesa.
La nostra mente, come un alveare, è sempre intenta a costruire progetti, indipendentemente dal nostro umore, dalla complessità dei piani, dalle difficoltà della realtà.
Facciamo progetti perché questo ci dà la sensazione di costruire il mondo. Così i piani diventano aspettative e i giorni diventano impegni e gli obiettivi diventano mete. Costruiamo un’aspettativa, un desiderio, una meta senza nemmeno accorgercene. E ci aspettiamo che si realizzi.
Quando non accade la rabbia, lo sconcerto, lo sconforto ma soprattutto il senso di fallimento fanno capolino come mostri. E tutto questo per niente. Perché abbiamo messo un progetto in più, una aspettativa in più, un’obiettivo in più e tutto questo è stato fatto da noi. Ci sentiamo delusi come se fosse stata una promessa di felicità non mantenuta da qualche misteriosa divinità.
Invece noi, costruttori del mondo, abbiamo messo un punto d’arrivo che ha avuto solo la funzione di renderci più stanchi. Così, oltre che trattare la nostra agenda di impegni come un giardino, come racconto in Destinazione Mindfulness, forse dovremmo trattare anche i nostri pensieri con il rispetto delle stagioni. E concederci, per almeno un quarto del tempo, il riposo dell’inverno. Niente progettazione ma solo la mente libera di respirare. Ogni giorno un quarto d’inverno. Per gustare la fioritura di nuove idee della primavera, la maturità dell’estate e lasciarle andare nell’autunno, così che, a sera, possiamo dormire tranquilli.
Vedete se potete regalarvi autentiche benedizioni come auto-accettazione o brevi periodi di tempo, ogni giorno, privi di progettualità. Abituatevi a sentirvi degni di accettare questi doni senza obblighi – a ricevere semplicemente da voi stessi e dall’universo. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro
© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi
Foto di ©Giulia Rossi Ferrini
Dobbiamo molto a quelli che non conosciamo
Sulla vita, e la morte, di David Bowie è stato detto e scritto tutto.
A livello musicale, e personale, poteva incontrare o meno il nostro gusto e il nostro interesse. Ma non vi è dubbio che sia stato uno straordinario esempio di estro, originalità, avanguardia.
In più, per chi è appassionato delle tematiche che riguardano il genere, è stato sicuramente un personaggio affascinante.
Comunque, la cosa più interessante che ho letto su di lui in questo periodo, è stato un editoriale su The Guardian, quotidiano londinese. L’autore si chiama Hari Kunzru, ed è uno scrittore e giornalista inglese di origini indiane, il quale, nel raccontare il modo in cui si è avvicinato al mondo di Bowie da ragazzino, sottolinea soprattutto l’importanza che il musicista ha avuto nella accettazione della propria diversità, in quanto alla sua provenienza straniera.
Scrive Kunzru: “L’immagine di Bowie ha aperto una breccia nelle mie difese e mi ha spinto a lottare…”
“Per quelli come noi, la cui identità (sessuale, razziale, nazionale..) è involontariamente ambigua, per quelli che devono trarre il meglio dalla propria inautenticità, David Bowie è stato un grande sostegno..” “..La sua fiera ambiguità era una risposta alle domande ostili che perseguitano l’ambiguo, che mi hanno perseguitato da ragazzo e che ancora, talvolta, continuano a farlo adesso. Chi sei? Da dove vieni? David Bowie ci ha insegnato che quando ti chiedono i documenti di identità, non devi conformarti. Ma puoi mostrare i tuoi personali documenti..”
“..Sapevo che la profondità della mia emozione era condivisa da milioni di persone nel mondo, anche se ciascuno nel suo modo personale”.
Ecco. Leggere quest’editoriale mi ha fatto riflettere sul tema della gratitudine. In particolare di quella nei confronti di chi non conosciamo. Ciascuno di noi ha avuto un amico sconosciuto tra i cantanti, gli scrittori, gli attori. Tutti noi abbiamo chiesto a un libro, a un film o a una canzone di rassicurarci rispetto a quello che sentivamo, soprattutto se si trattava di qualcosa che non era apparentemente accettabile né condivisibile.
Quando si è in difficoltà o quando si è giovani, le nostre emozioni assumono la dignità di esistere solo quando sentiamo che non appartengono solo a noi, ma che hanno un respiro universale.
Ecco perchè ciascuno di noi ha avuto il suo David Bowie, che segretamente e intimamente ringrazia, ogni volta che ascolta una sua canzone o vede un suo film.
E’ anche grazie a loro se abbiamo imparato che andiamo bene così.
© Maurizio Tuccio 2016 Redattore della nuova rubrica “Sui generis”
Foto di © tsecheshing
Icaro e gli obiettivi non reali
La relazione tra il nostro desiderio di piacere e il nostro senso della realtà, non è mai scontata. A volte esageriamo con il realismo e rinunciamo a cose che sarebbero possibili – una pausa dal lavoro, una passeggiata risanatrice, una telefonata amichevole – altre volte prevale il nostro bisogno di piacere e ci disperdiamo e indugiamo in quello che ci piace, senza accorgerci del tempo che passa.
Questa confusione però può esprimersi anche attraverso quelli che sembrano obiettivi reali. Ci diamo degli standard troppo elevati perché abbiamo delle illusioni sulla realtà o su di noi. E poi ci mettiamo in un continuo stato di disperazione nel tentativo di realizzarli.
Nella relazione tra piacere e realtà abbiamo un termometro che è sempre a nostra disposizione: il corpo. Lui può dirci se stiamo esagerando con la pressione o se, invece, stiamo esagerando con la dispersione.È questa attenzione al corpo che misura quanto ci stiamo illudendo: perché l’illusione espande e modifica come vediamo le cose. Diventano magiche.
Solo che, al crollo di una illusione segue invariabilmente una reazione depressiva. Non siamo bipolari: semplicemente saliamo verso il cielo quando ci illudiamo e precipitiamo verso terra quando l’illusione crolla. Come Icaro, che credeva di poter volare fino al sole e dimenticava che le sue ali erano di cera, belle e vulnerabili.
Se nell’infanzia una persona ha subito una perdita o un trauma che mina i suoi sentimenti di sicurezza e di accettazione di sé, proietterà nella sua immagine del futuro l’esigenza di un rovesciamento delle esperienze del passato. Alexander Lowen
Pratica del giorno: Mindful bioenergetics
© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi
Foto di ©Carmelo61 PhotoPassion Thanks
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L’orientamento al piacere e quello alla realtà
Il nostro orientamento alla realtà si sviluppa lentamente. Alla nascita abbiamo un orientamento al piacere e alla ricerca del piacere. Solo successivamente incominciamo ad essere realistici rispetto al mondo e anche rispetto al gradevole e allo sgradevole che ci troviamo, inevitabilmente, ad incontrare.
Questo orientamento alla realtà accompagna il nostro ingresso nell’età adulta e si intreccia strettamente con il nostro orientamento al piacere: se non siamo realistici rispetto alla vita non riusciamo nemmeno a ottenere quella soddisfazione e quella realizzazione alla quale aspiriamo. È nell’intreccio tra ricerca del piacere e realtà che nascono le nostre illusioni. Perché il nostro orientamento al piacere può rimanere così forte che preferiamo raccontarci delle bugie piuttosto che riconoscere che ci stiamo illudendo.
Quindi, malgrado le illusioni siano forse la più importante fonte di sofferenza della vita, nascono, paradossalmente, perché siamo troppo attaccati al piacere per dirci la verità. E poi diventiamo troppo attaccati all’illusione, alla quale siamo disponibile a sacrificare molto, a volte tutto, nel vano tentativo di realizzarla.
Allora forse il punto – semplice ma non banale – è domandarsi quanto sono forti il nostro orientamento alla realtà e il nostro orientamento al piacere. Non possiamo rinunciare a nessuno dei due e lo squilibrio tra questi due aspetti è una sicura fonte di sofferenza, personale e relazionale.
Così, a volte, non è tanto difficile chiudere una relazione, quanto abbandonare l’idea che avevamo di quella relazione.
Quando l’illusione acquista potere esige di essere realizzata, costringendo la persona ad entrare in conflitto con la realtà, conflitto che sfocia in un comportamento disperato. Nella sua disperazione è disposta a rinunciare a tutto nella speranza che l’avverarsi dell’illusione faccia scomparire la disperazione. Alexander Lowen
Pratica del giorno: La classe del mattino
© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi
Foto di ©wallace39 ” mud and glory “
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Lo sport internazionale della ricerca interiore
Affrontare se stessi è una questione di onestà e non di auto-condanna. Credo che se potessimo spegnere l’interruttore della condanna dentro di noi, la ricerca interiore diventerebbe lo sport mondiale.
Quello che ci fa evitare la pratica è la paura di trovarsi faccia a faccia con i nostri difetti e faccia a faccia con i nostri guai. È per questo che è importante fare riferimento alle qualità della mente originaria: ci ricordano la nostra bontà fondamentale.
Una bontà che non è miele appiccicoso o fiori e farfalle romantiche. Affatto! È un serbatoio di fiducia al quale possiamo attingere facilmente se lasciamo andare l’idea che in noi ci sia qualcosa che non va.
Allora i fatti che accadono smetteranno di essere conferme dell’idea che non andiamo bene: saranno il semplice realizzare che tutto ciò che cresce prima o poi decresce, che non tutto ha lo stesso colore, che viviamo in un mondo di sfumature e diversità.
Quando ci sentiamo fondamentalmente buoni diventiamo anche fondamentalmente curiosi e tutto ci sembra nuovo e pieno di possibilità. Siamo consapevoli che le nostre azioni riceveranno una risposta dalla realtà ma non consideriamo questa risposta un premio o una punizione.
Certamente il serbatoio della fiducia ci espone a dei rischi: non è la convinzione ottimistica che tutto andrà bene. È, piuttosto, la convinzione che qualsiasi cosa accada possiamo imparare da quella esperienza. E che il nostro serbatoio di fiducia ne uscirà arricchito e non impoverito.
L’antico testo cinese Il libro dei mutamenti o I Ching parla spesso del successo come fallimento e del fallimento come successo. Il successo pianta i semi del futuro fallimento e il fallimento può portare a posteriori ad un successo. Dunque è sempre un processo dinamico. Per i guerrieri, la non paura non significa che ci esaltiamo dicendo: “Guarda! Sono nel giusto. Sono un successo”. Nè pensiamo che veniamo puniti quando falliamo. In ogni caso, successo e fallimento dicono la stessa cosa. Chøgyam Trungpa
Pratica di mindfulness: Lavorare con i pensieri difficili
© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi
Foto di ©Cameron Self

