Vi è mai capitato di sentire quanto è importante qualcosa o qualcuno proprio nel momento in cui lo perdete? Oppure di essere cercati o cercate proprio nel momento in cui avete deciso di andarvene? Fino a che è tutto come al solito siamo sicuri (o crediamo di essere sicuri) che rimarrà dove lo abbiamo messo: ci sembra scontato, neutro, banale.
Poi l’ipotesi o la realtà della perdita rendono quella persona, quella cosa, estremamente preziosa. Proprio quando non è più accessibile sentiamo quanto l’abbiamo amata. Oppure l’altra persona si accorge di amarci proprio perché ce ne siamo andate o andati. Ci sono diverse ragioni per cui succede.
- la svalutazione è una forma di controllo. Quando svalutiamo o quando ci sentiamo svalutati mettiamo il legame sotto stress e distruggiamo lentamente le ragioni per cui rimaniamo insieme.
- l’inizio e la fine di qualcosa ci mette in contatto con la vastità del nostro cuore, con la sua ricchezza, forza, grandezza. La fine ci apre, proprio come l’inizio e tutte le emozioni che abbiamo lasciato addormentate si risvegliano. Anche l’amore che era rimasto sopito.
- Sappiamo che svalutando colpiamo l’altro al cuore di ciò che è caro. Colpiamo il genio, la fiducia di essere in grado, di essere capace. Questo ha sempre un effetto: a volte produce sottomissione, a volte ribellione
Vale la pena tornare indietro? Vale la pena cercare di riprendere quello che abbiamo perduto o di riprendere la relazione che abbiamo interrotto?
Non c’è una risposta buona per tutti. Ho visto persone che sono tornate indietro e hanno cominciato su basi nuove, forti dell’aver finalmente sentito quanto l’altro fosse importante. Persone che hanno beneficiato di quanto avevano imparato dall’esperienza della temporanea separazione. Io non so rispondere ma credo che la risposta stia in quanto ho sentito ingiusta la svalutazione. Se mi è sembrata molto ingiusta è difficile che torni indietro.
Colpisci al cuore. È lì che sta il genio. Alfred De Musset citato in Nothomb
Pratica di mindfulness: Incontrare le difficoltà
© Nicoletta Cinotti 2024 Reparenting ourselves. Diventare


Meditare è scomodo perché ci fa perdere efficienza. In più il risultato si vede in modo imprevedibile e non sempre è come vorremmo. A volte ci mette difronte a quello che abbiamo esiliato per essere efficienti, per non sentire e per metterci scorrevolmente comodi. Eppure lo cerchiamo, quel tempo scomodo e inutile, perché sentiamo che ci toglie dall’imbuto dell’esaurimento, quello che è il risultato della nostra efficienza. A volte le persone mi scrivono per essere rassicurati del fatto che se perdono un incontro nel protocollo a cui partecipano possono recuperarlo. È una delle cose che ripeto più spesso. Più spesso ripeto che è possibile, che non c’è data di scadenza, che possono farlo in qualunque momento. L’urgenza con cui mi chiedono conferma dice però un’altra cosa: è il sorgere della nostalgia perché sanno che hanno perso un appuntamento con sé. A volte a favore di impegni improrogabili. Spesso semplicemente perché non si sono scelti e sperimentano l’inquietudine della nostalgia, l’inquietudine che proviamo quando ci esiliamo da noi stessi.
