Tipologia
La pazienza delle cose comuni
È’ una specie d’amore vero?
Come la tazza contiene il tè,
Come la sedia si regge gagliarda sulle quattro gambe,
Come il pavimento riceve la suola delle scarpe.
O le dita dei piedi. Come la pianta dei piedi conosce
dove si trova.
Stavo pensando alla pazienza
delle cose comuni, come i vestiti
che aspettano rispettosamente negli armadi.
E il sapone che si scioglie quietamente sui piatti,
E gli asciugamani che assorbono l’umidità
dalla pelle della schiena.
E l’amorevole ripetizione delle scale.
E cosa, infine, è più generoso di una finestra?
trad. Nicoletta Cinotti
Innescare meccanismi negativi: ognuno ha le proprie mine
Innescare meccanismi negativi:Ognuno ha le proprie mine
BY SHARON SALZBERG (@SHARONSALZBERG ), COLUMNIST
All’inizio degli anni ’80 andai in Zimbabwe per insegnare. Il paesaggio era mozzafiato. Una notte, feci un tour in barca sul fiume Zambesi all’ora del tramonto. C’era un silenzio assoluto, a parte i suoni degli animali sulla riva e le nuvole splendenti di colori che ardevano sopra di noi. Stranamente, niente, attorno a noi, sembrava ricordarci il passare del tempo. Lì, su quella barca alla deriva, mi sentivo piccola in confronto all’immensità intorno a me. Mi sembrava di essere di fronte alla nascita della creazione. In quel momento, mi sentii del tutto distante dal resto del mondo e da tutti problemi, grandi e piccoli che l’accompagnano.
Mentre andavamo avanti galleggiando, il mio compagno di viaggio e di insegnamento, Joseph Goldstein, si girò verso la nostra guida e chiese se potevamo accostarci per fare una passeggiata e godere della scena a piedi, finchè c’era luce. La guida fece una faccia interrogativa e rispose: “Meglio di no. L’intera riva contiene delle mine che sono rimaste dalla guerra civile. Gli animali saltano in aria. I bambini che giravano laggiù sono stati uccisi o hanno avuto danni per tutta la vita. Non è una buona idea.”
Certo che no! Però ricordo di essermi sentita amareggiata, improvvisamente conscia che le mie sensazioni idilliache erano rovesciate da una realtà problematica nascosta sotto questa scena trascendentale.
Non riuscivo a smettere di pensare a tutte le persone e gli animali colpiti da quelle mine. Il fatto che quel pericolo fosse nascosto mi turbava ancora di più. Dopo quel viaggio ho saputo che ci sono più di 100 milioni di mine sotterrate in tutto il mondo. Di sicuro, le mine sono quasi sempre coinvolte in una densa storia di guerra e odio. L’ironia è che le mine colpiscono qua e là per molto tempo, dopo che il sangue della guerra è stato versato. Giacciono nascoste nella terra dopo che le armi sono state deposte e i conflitti sono stati apparentemente risolti. Le mine non fanno discriminazioni: esplodono, senza far caso a chi o cosa sta camminando su di loro. Al giorno d’oggi, migliaia di persone all’anno vengono uccise dalle mine, e ancora di più vengono ferite in modo permanente.
Metto alla luce queste cose non per dilungarmi su un fenomeno internazionale traumatizzante, ma perché la paura che ho sentito per le mine tocca una corda profonda, per me, anche dal punto di vista emotivo. Costa molto di più rimuovere un campo minato piuttosto che lasciare che qualcuno ci salti sopra. Questo mi ha portato a pensare a come funzionano i nostri schemi ripetitivi, i pensieri negativi, che si ripetono così facilmente, apparentemente senza alcuno sforzo.
Dare inizio a un’abitudine inconsapevole non tiene mai realmente conto delle conseguenze a lungo termine.
Dirsi più volte, durante una giornata di lavoro improduttiva, “Sono così inadeguato”, per esempio, a prima vista potrebbe non sembrare terribilmente dannoso. Ma, man mano che il tempo passa, potremmo iniziare ad accorgerci degli effetti di questo schema di pensiero.
Imparare come neutralizzare queste abitudini mentali corrosive richiede sforzo. Quando conosci, in modo più completo, un percorso per liberarti, lo sforzo non è così enorme come può sembrare togliere le mine dall’ambiente naturale. Richiede lo sforzo paziente della consapevolezza e della compassione verso se stessi. Il pensiero di compiere questo sforzo può far paura, perché sconvolge la nostra routine, anche se questa routine non ci sta facendo sentire bene. La realtà di questo sforzo non è difficile e tremenda; ci offre la bella sicurezza dell’ amore nei confronti di noi stessi. Per rendere questo sforzo un sollievo, una grande avventura.
Tutti abbiamo delle mine, là sotto. Ognuno di noi ha esperienze di vita uniche e interpretazioni uniche per queste esperienze, entrambe formano le storie che ci auto-raccontiamo. Queste storie non sono sempre negative, ma tutti condividiamo la predisposizione a creare storie. E’ probabile che alcune di queste storie siano caratterizzate dall’auto-giudizio, dal rimorso, dalla colpa e da altre scomode abitudini mentali.
La storia di Buddha parla del suo liberarsi – e liberare gli altri – dal dolore. Questo significa credere che attraversare le esperienze dolorose in modo cosciente e compassionevole – guardando in faccia le nostre mine interiori – può essere una medicina, una cura che può condurci oltre. Questa perspicace consapevolezza di tutto ciò che fa parte della nostra esperienza – l’allegro e il sorprendente, così come il difficile e poco attraente – è quello che ci permette di essere“interi” e di riconoscerci negli altri.
Le mine che abbiamo dentro, quelle vere, possono darci un senso di pericolo quando tentiamo di avvicinarsi. A volte, forse, non vorremmo nemmeno pensare di conoscere quelle parti di noi che ci fanno male. Ma, al contrario delle mine reali, non rimarremo colpiti in modo permanente se ci avviciniamo. Senz’altro sentiremo più dolore per un attimo, ma in quel dolore c’è presenza, rinnovamento e amore.
[box] SHARON SALZBERG tradotto – su autorizzazione di On Being – da Silvia Cappuccio.È columnist per On Being con una rubrica settimanale che viene pubblicata di lunedì. È un’insegnate di meditazione e co-fondatrice dell’Insight Meditation Society a Barre,in Massachusetts. Autrice di molti libri tradotti anche in italiano[/box]
Autoritratto
Non mi interessa se c’è un Dio
o molti dei.
Voglio sapere se appartieni o ti senti
abbandonato.
Se conosci la disperazione o riesci a vederla in altri.
Voglio sapere
se sei preparato a vivere nel mondo
col suo rude bisogno
di cambiarti. Se puoi guardare indietro
con fermezza
e dire è qui dove sto. Voglio sapere
se sai
come fonderti con quell’ardente fervore del vivere
cadendo verso
il centro del tuo desiderio. Voglio sapere
se sei disposto
a vivere, giorno per giorno, con la conseguenza dell’amore
e l’amara
indesiderata passione della tua sicura sconfitta.
Mi è stato detto in quell’ardente abbraccio, anche
gli dei parlano di Dio.
Piccoli annunci
CHIUNQUE sappia dove sia finita la compassione (immaginazione del cuore) – si faccia avanti! Si faccia avanti! Lo canti a voce spiegata e danzi come un folle gioendo sotto l’esile betulla, sempre pronta al pianto.
INSEGNO il silenzio in tutte le lingue mediante l’osservazione del cielo stellato, delle mandibole del Sinanthropus, del salto della cavalletta, delle unghie del neonato, del plancton, d’un fiocco di neve.
RIPRISTINO l’amore. Attenzione! Offerta speciale! Siete distesi sull’erba del giugno scorso immersi nel sole mentre il vento danza (quello che in giugno guidava il ballo dei vostri capelli). Scrivere a: Sogno.
SI CERCA persona qualificata per piangere i vecchi che muoiono negli ospizi. Si prega di candidarsi senza certificati e offerte scritte. I documenti saranno stracciati senza darne ricevuta.
DELLE PROMESSE del mio sposo, che vi ha ingannato con i colori del mondo popoloso, il suo brusio, il canto alla finestra, il cane fuori: che mai resterete soli nel buio e nel silenzio tutt’intorno – non posso rispondere io. La notte vedova del Giorno.
Wislawa Szymborska, Discorso all’Ufficio oggetti smarriti
Periodi di tempo privi di progettualità
Se facciamo attenzione ai nostri pensieri durante la pratica, o semplicemente durante il giorno, non è difficile rendersi conto che una parte sono rimproveri e un’altra parte, tutt’altro che piccola, sono progetti. Facciamo piani per la giornata, per la settimana, per l’anno. Facciamo piani per quasi tutto. Anche per le cose più semplici come fare la spesa.
La nostra mente, come un alveare, è sempre intenta a costruire progetti, indipendentemente dal nostro umore, dalla complessità dei piani, dalle difficoltà della realtà.
Facciamo progetti perché questo ci dà la sensazione di costruire il mondo. Così i piani diventano aspettative e i giorni diventano impegni e gli obiettivi diventano mete. Costruiamo un’aspettativa, un desiderio, una meta senza nemmeno accorgercene. E ci aspettiamo che si realizzi.
Quando non accade la rabbia, lo sconcerto, lo sconforto ma soprattutto il senso di fallimento fanno capolino come mostri. E tutto questo per niente. Perché abbiamo messo un progetto in più, una aspettativa in più, un’obiettivo in più e tutto questo è stato fatto da noi. Ci sentiamo delusi come se fosse stata una promessa di felicità non mantenuta da qualche misteriosa divinità.
Invece noi, costruttori del mondo, abbiamo messo un punto d’arrivo che ha avuto solo la funzione di renderci più stanchi. Così, oltre che trattare la nostra agenda di impegni come un giardino, come racconto in Destinazione Mindfulness, forse dovremmo trattare anche i nostri pensieri con il rispetto delle stagioni. E concederci, per almeno un quarto del tempo, il riposo dell’inverno. Niente progettazione ma solo la mente libera di respirare. Ogni giorno un quarto d’inverno. Per gustare la fioritura di nuove idee della primavera, la maturità dell’estate e lasciarle andare nell’autunno, così che, a sera, possiamo dormire tranquilli.
Vedete se potete regalarvi autentiche benedizioni come auto-accettazione o brevi periodi di tempo, ogni giorno, privi di progettualità. Abituatevi a sentirvi degni di accettare questi doni senza obblighi – a ricevere semplicemente da voi stessi e dall’universo. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro
© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi
Foto di ©Giulia Rossi Ferrini
