Tipologia
La poesia salverà il mondo
Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.
Ernest Hemingway
Le relazioni e la logica della prestazione
Cresciamo dando moltissimo valore all’efficienza e ai risultati. Anzi, a dire la verità impariamo attraverso voti, pagelle e, qualche volta, graduatorie. Leghiamo strettamente i nostri risultati a quelli altrui: vediamo il nostro risultato e com’è stato quello del nostro collega. Tanto che ciò che facciamo non assume più solo un valore personale ma anche un valore di comparazione.
Può darsi che questo sia inevitabile. E in parte lo è. Ma c’è un area in cui la logica della prestazione rivela tutta la sua fragilità. Non possiamo essere efficienti nelle nostre relazioni, Non possiamo paragonare la qualità del nostro rapporto con altri rapporti. Nelle relazioni non possiamo vincere, se non a costo di perdere il legame affettivo. La logica della prestazione ci fa desiderare il meglio. Desideriamo il meglio anche per le persone che amiamo ma non possiamo ottenerlo con una prestazione.
Così, se manteniamo la nostra logica da prestazione anche nelle relazioni, possiamo rimanere davvero disorientati rispetto ai risultati che otteniamo. Perché in una relazione i risultati sono relativi e quello che conta è, invece, il contatto e l’intimità che qualificano il legame. Solo il contatto e l’intimità possono darci la flessibilità, la saggezza, l’elasticità di tollerare gli imprevisti di una relazione; per dare significato a quello che succede e per crescere dai reciproci errori.
La logica della prestazione, spostando l’energia sull’immagine di noi, ci sottrae proprio l’alimento indispensabile per qualunque rapporto umano: l’ascolto. La prestazione è come parlare: e più siamo bravi e più siamo in un assolo. La relazione è ascoltare e più siamo in contatto più il nostro ascolto è profondo.
La vita non è come si pensa che sia. È quello che è. Come ti relazioni con quello che c’è però fa la differenza.Virginia Satir
Pratica di mindfulness: Ascoltare profondamente
© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi
Intimo è il superlativo di interno
il nostro corpo è come un vasto panorama che rivela storie ed emozioni nascoste attraverso i suoi cambiamenti fisici, interni ed esterni. È possibile – però – sentire le variazioni del corpo senza però essere sintonizzati con ciò che avviene. Accade spesso: quello che sentiamo ci rimane estraneo e oscuro. Come se fosse un segnale proveniente da lontano.
Un segnale interno, che nasce in una sorta di oscurità, che pensiamo dovrebbe rimanere silenziosa. A volte accogliamo questi segnali con paura e iniziamo a sentirci “ammalati”, come se ciò che il corpo comunica fosse un errore. Come se il corpo dovesse avere solo il linguaggio delle macchine: premo un tasto e la risposta è sempre quella.
Ci sorprende la sua creatività e la sua imprevedibilità. Perché i segnali del corpo sono interni, spesso percepibili ma non visibili: segni di una relazione amore – odio. Lo vorremmo diverso, lo vorremmo docile, vorremmo che ci permettesse di fare bella figura. Ma il punto è che ciò che accade al corpo rivela – davvero – al di là di qualsiasi discorso, quanto siamo in grado di passare dalla percezione di ciò che è interno alla percezione di ciò che è intimo. Se la percezione del corpo rimane semplicemente qualcosa di interno, potrà facilmente farci paura. Se diventa intima comprenderemo la sfumatura affettiva di ciò che avviene e il suo significato. Perché intimo è il superlativo di interno.
La mindfulness è un mezzo per esplorare la relazione che hai con il tuo corpo. Forse, come molti, hai una relazione amore – odio con il tuo corpo. Qualche volta ti permetti di fare certe cose, altre volte ti penti di averle fatte come se fossero avvenute senza il tuo pieno consenso. Spesso ci disprezziamo se il nostro corpo non è come vorremmo che fosse. O viceversa, ci esaltiamo quando il suo aspetto e la sua performance è quella che desideriamo. Ma tutto questo non è sintonia: è immagine. Susan Smalley, Diana Winston
Pratica di mindfulness: Mindful Bioenergetics
P.S: Ringrazio F. che mi ha ricordato il superlativo di interno.
© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi
Andare altrove
Andare altrove inaugura una nuova rubrica: Addomesticare pensieri selvatici. Ogni sabato infatti avremo una citazione di qualche autore famoso per accompagnare la nostra pratica quotidiana. Un nuovo modo per declinare la nostra avventura nella Mindfulness
[box] Quando funzioniamo inconsciamente perdiamo una larga parte della nostra vita. Quando “andiamo altrove”, la nostra mente tende, in realtà, ad andare in tre luoghi: il passato, il futuro o i regni della fantasia. Questi tre luoghi non esistono al di fuori della nostra immaginazione. Proprio qui è l’unico posto e proprio ora è l’unico tempo dove possiamo vivere davvero. Jan Chazen Bays[/box]
Foto di ©Tartan Ranga
Emozioni e respiro
Riflettiamo allora su come gli esseri umani gestiscono le proprie emozioni.
Repressione, rimozione, inibizione emotiva sono tutti meccanismi attraverso i quali ognuno di noi cerca di destreggiarsi per gestire la propria vita emotiva. Ovviamente nell’arco della vita durante la crescita e la maturazione dobbiamo imparare a gestire e a mediare i nostri impulsi emotivi, dal momento che non si può e non si deve sempre esprimere tutto ciò che ci attraversa interiormente.
Repressione e inibizione
La repressione e l’inibizione delle proprie reazioni emotive fatto in modo indifferenziato e continuativo, può portare al distacco dagli aspetti vitali interiori e addirittura alla separazione da essi. La propria motivazione di vita, le proprie aspirazioni, il rapporto con se stessi, non possono certo trarre beneficio da tutto questo anzi, lo stesso vale a dire per la vita di relazione, la vita affettiva o di altra natura, poiché nel rapporto con gli altri prima delle parole, sono proprio le emozioni che stabiliscono o meno la vera comunicazione e il livello di scambio profondo.
Le leggi della natura
E comunque dal momento che la natura ha delle leggi sagge e avvedute, ogni comportamento che tende ad essere eccessivo e lavora contro l’equilibrio delle cose, in alcuni casi boicotta se stesso e paradossalmente una persona che si reprima eccessivamente può ritrovarsi poi con una reattività emozionale incontrollata.
E’ chiaro che queste sono considerazioni sintetiche di fenomeni che a livello soggettivo possono assumere aspetti e modificazioni diversificati.
Il respiro nella psiconeuroimmunologia
L’aria è fatta di essenze che non sono altro che la parte più impalpabile e rarefatta della materia. Respirare è far entrare l’anima di cose e persone delle quali si possono accettare o rifiutare il contatto o la relazione.
Una delle più importanti scoperte delle Psiconeuroimmunologia è che le emozioni hanno una componente biochimica ben precisa (neuropeptidi e i loro recettori) e che le emozioni sono il contenuto informativo che viene trasmesso nella rete psicosomatica in un processo che coinvolge organi e singole cellule, al pari delle informazioni anche le emozioni coinvolgono il corpo e la mente ed è noto come, ad esempio, gli stati emozionali modificano la frequenza e la profondità del respiro.
Il segmento toracico
Come ampiamente trattato da Reich “il segmento toracico” è quindi una regione dello psicosoma altamente
influenzata dalle modalità relazionali di ogni individuo, “protegge ma rischia di soffocare”, un torace compresso e contratto può allora rimandarci ad uno psicosoma irrigidito, che ha difficoltà a liberarsi dai propri condizionamenti e ha difficoltà ad esprimere fluidamente le proprie emozioni e la propria affettività.
Respiro e comunicazione: quali elementi uniscono questi due contenuti? Attraverso tutto il sistema respiratorio avviene un continuo scambio di informazioni tra l’interno e l’esterno, nell’inspirazione (portare aria dentro) assorbiamo oltre all’ossigeno anche informazioni, vibrazioni, energie esistenti nell’ambiente; così nell’espirazione (lasciare andare anidride carbonica) oltre a quest’ultima lasciamo andare informazioni, vibrazioni, energie proprie della nostra individualità, esattamente come nella comunicazione esistono due elementi che si scambiano informazioni.
La comunicazione respiratoria
La comunicazione può avere svariati scopi, così come la “comunicazione respiratoria”.
Il modo di respirare di ogni individuo è come la grafia, rivela aspetti caratteriali e modi di percepire. Si può quindi affermare che il modo di respirare parla di ogni individuo, con un linguaggio non verbale.
La tendenza ad inibire il respiro o ad enfatizzarlo; la predominanza di una respirazione “alta” polmonare oppure “bassa” addominale, le apnee, questi e altri sono elementi che, se ascoltati attentamente nella respirazione di una persona, possono dare una quantità considerevole di informazioni e soprattutto ci permettono di comprendere meglio di che cosa ha bisogno e cosa desidera veramente comunicarci al di la delle parole, pertanto scopriamo che:
[box] SOSPIRARE esprime tristezza, malinconia.[/box]
[box] ANSIMARE è sintomo di ansia e di eccitazione[/box]
[box] SBUFFARE è manifestare insofferenza o irritazione[/box]
[box] SBADIGLIARE esprime stanchezza ed anche noia[/box]
[box] Il senso di SOFFOCAMENTO è collegato all’angoscia[/box]
[box] La sensazione di MANCANZA D’ARIA può esprimere sorpresa o paura[/box]
[box] La TOSSE NERVOSA è una manifestazione di rifiuto[/box]
[box] La RESPIRAZIONE REGOLARE esprime uno stato di calma[/box]
Il ritmo del respiro
Il respiro ci muove in un flusso ritmico continuo. Il respiro è il ritmo originario, l’essenza della vita, il movimento di ognuno di noi nell’universo dall’inizio alla fine della nostra esistenza.
Tutto il cosmo è impregnato di ritmo, la rotazione della terra su se stessa e il suo “volo” orbitale attorno al sole regolano l’alternarsi del giorno e della notte, così come quella delle stagioni.
Constatiamo che l’organismo umano è compenetrato dal ritmo, tra questi ritmi quello delle pulsazioni cardiache e quello della respirazione sono i più evidenti e senza dubbio i più importanti.
Il ritmo influenza anche la nostra resistenza, un passo ben ritmato consente di percorrere considerevoli distanze con una fatica ridotta, mentre un passo irregolare e non ritmato stanca rapidamente, la stanchezza muscolare ed intellettuale si riduce con l’introduzione del ritmo, con la danza e la musica il ritmo diventa visibile e vivente, influenza l’emotività, agisce sulla mente, il ritmo finisce per influenzare tutto l’essere umano sotto ogni aspetto ed in tutti_i_suoi piani
L’aspetto difensivo
II sistema respiratorio, come quello immunitario, difende quindi da ciò che è considerato pericoloso.
Il respiro è l’elemento necessario alla sopravvivenza biologica, agisce sulla vita mentale, è in grado di armonizzare il corpo la mente e le sensazioni, crea un collegamento tra conscio e inconscio e consente di accedere a stati di coscienza non ordinari, è l’elemento comune a tutti gli esseri umani.
Inspirare significa in origine “spirare in” “soffiare dentro o sopra”, da cui “animare” “dare vita a qualcosa”.L’artista che si ispira infatti “dà vita a qualcosa” che pesca dall’inconscio che infine “crea” “espira” all’esterno di sé. La respirazione non è solo polmonare, ma anche ematica, cellulare e cutanea.
La pelle respira
La pelle infatti nasce dallo stesso foglietto embrionario del polmone, cosicché, anche la pelle può essere considerata una barriera che regola gli scambi tra l’uomo e l’ambiente. Prima immagine di noi stessi, primo contatto con il mondo esterno e nostra madre, insieme allo sguardo è l’artefice della nostra interazione con gli altri.
Essa rivela ciò che accade dentro di noi dal momento che arrossisce, impallidisce, suda, si riscalda o si congela. E’ l’involucro che cela e protegge nonché rivela il suo contenuto.
Il respiro è lo strumento primario che le persone che praticano tecniche di respiro utilizzano per calarsi dentro se stesse, per favorire il proprio rinnovamento, può essere paragonato ad uno scandaglio che sonda più livelli della coscienza, incontrando materiale biografico di varia natura e importanza, questo materiale viene agganciato e portato ad emergere per essere consapevolizzato e/o elaborato, scelta indipendente dalla volontà e dalla tecnica, bensì scelta di meccanismi naturali che vegliano saldamente sull’equilibrio della persona.
Utilizzare una tecnica di respiro è una vera e propria rieducazione di tutto l’apparato respiratorio.
Nessuno ci insegna a respirare, la vita comincia con la prima inspirazione nel momento in cui si recide il cordone ombelicale, l’aria entra nei polmoni provocando un dolore acuto, già da quel momento si inizia a trattenere il respiro, creando schemi di respiro bloccati.
La potenzialità respiratoria è utilizzata per un 25/30% dalla maggior parte degli individui, una rieducazione in tal senso può essere più che vantaggiosa per accrescere il benessere fisico e psichico.
@Luisa Merati 2016

