Ieri sera nel protocollo MBCT abbiamo avuto un’interessante conversazione sulla differenza tra speranza e fiducia.
La speranza è legata all’idea del miglioramento: facciamo qualcosa nella speranza che questo ci aiuti a cambiare e a migliorare la nostra situazione. Affidiamo quindi all’esterno la possibilità di cambiare. facciamo il protocollo MBCT con la speranza di stare meglio ma se avvenisse il merito sarebbe del protocollo e non del nostro impegno o del nostro retto sforzo. Oppure speriamo in un evento fortunato, speriamo di riuscire a fare qualcosa, speriamo di ottenere un risultato. Ma la speranza è anche la madre delle aspettative, delle illusioni e delle delusioni.
Se invece ho fiducia in qualcosa non sono esentata dall’impegnarmi e l’esito finale sarà il frutto di quello che ho fatto e dell’opportunità che ho avuto o che ho scelto. La fiducia ha la radice nelle risorse, nelle capapcità,
Eppure preferiamo parlare di speranza – che sposta il focus sull’esterno –invece che di fiducia. perché? Perché la speranza rafforza e nutre la nostra idea che esista un mondo buono, un mondo giusto e che i nostri guai siano dovuti solo al fatto che siamo capitati in un mondo sbagliato. ma se cambiamo mondo cambieremo anche vita. Se cambiamo lavoro non avremo più difficoltà e così via in una lunga lista di se che diventano lame affilate di delusione perchè la percentuale di realizzazione delle speranze è imprevedibile e prevedibilmente più bassa della percentuale di riuscita di qualcosa che ci dà fiducia e nella quale siamo disposti a impegnarci. Consideriamo la speranza un antidepressivo e, invece, ha un effetto depressogeno tutte le volte in cui non si realizza. Ci illude per poi deluderci.
Vuoi guarire? Scegli cose che ti siano fiducia e metti, in ognuna di queste cose, il tuo impegno. Vuoi cambiare? Scegli di partire esattamente da dove sei e da come sei, lascia perdere il metro che misura la distanza tra dove sei e dove vorresti essere!
La parola tibetana per speranza è rewa; la parola per paura è dokpa. Più comunemente si usa la parola re-dok, che le unisce entrambe. Speranza e paura sono un unico sentimento a due facce. Finché ci sarà l’una, ci sarà anche l’altra. Questa re-dok è la radice del nostro dolore. Nel mondo di speranza e paura, dobbiamo sempre cambiare canale, cambiare temperatura, cambiare musica, perché c’è qualcosa che sta diventando scomodo, che sta iniziando a dare segni di nervosismo, che comincia a fare male, e noi continuiamo a cercare le alternative. Pema Chodron
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