Quando costruiamo un blocco emotivo, è come se creassimo un muro invisibile. Un muro che si manifesta nel nostro corpo in due modi: ci contraiamo, come un pugno che si chiude oppure collassiamo, come un palloncino che si sgonfia
Se non basta cerchiamo vie di fuga ritirandoci, come tartarughe nel guscio oppure ci innalziamo, come se fossimo superiori e potessimo guardare gli altri dalla nostra superiorità
In questo processo, qualcosa di prezioso va perduto. Non è una perdita totale, ma è come se mettessimo dei filtri alle nostre emozioni. Iniziamo a scambiare l’ammirazione con l’affetto, il controllo con la padronanza, l’invischiamento con la tenerezza, la pietà con la compassione
Ritrovare il contatto non richiede gesti eroici. Non serve uccidere draghi o spezzare incantesimi.
È molto più semplice e, allo stesso tempo, più profondo:
È un ritorno all’attenzione
È un risveglio alla consapevolezza
È un dolce “bentornato a casa” a noi stessi
E qui sta il paradosso più bello: nel momento stesso in cui riconosciamo “non sono in contatto”, abbiamo già fatto il primo passo per ritornare presenti.
Come un respiro profondo che ci riporta all’istante presente, la consapevolezza stessa è già parte della cura.
Ricomincio, come tutti,
dal punto in cui mi sono persa.
Forse per paura,
forse per distrazione.
Forse perché non avevo abbastanza pazienza,
gentilezza, amore per ripartire proprio da lì,
dall’errore del perdersi e non cercarsi. Nicoletta Cinotti, Imparare a volersi bene
Pratica di mindfulness: Il cavallo del vento (la meditazione di lunedì)
© Nicoletta Cinotti 2025 Il protocollo MBSR Online Inizia il 3 marzo!

