Torno dal ritiro, un luogo che non è solo un luogo fisico, geografico, ma un luogo dentro.
Ho iniziato che sembravo una reduce, nemmeno tanto convalescente, ho finito che ro grata e sorridente perché, ogni volta, il ritiro mi cura. Mi rende più grande, più nutrita, più ricca dalla vita che ho incontrato e che rimane dentro come seme pronto a germogliare. E poi c’era Sanremo e l’idea che noi fossimo lì, senza Sanremo, sembrava un’eresia. Una fortunata eresia.
A volte bisogna provare a essere eretici. Eresia significa uscire dalla dottrina oppure, più semplicemente, scegliere una direzione diversa della dottrina dominante. Questa è la mia eresia: una psicologia contemplativa, la fiducia che si curi nutrendo le risorse, più che andando direttamente al trauma. Accogliendo e accettando, più che lottando e rifiutando, stando nella vita con grazia e grinta perché, alla fine, come dice Chogyam Trrungpa, siamo tutti vulnerabili guerrieri. Abbiamo bisogno di poter scegliere quando lottare e quando lasciar andare per poter ricominciare.
Il guerriero che ha fiducia in se stesso si comporta con tenerezza, impavidità e intelligenza. La tenerezza è la qualità calda del cuore umano. Proprio a causa del calore del suo cuore, la fiducia del guerriero non è eccessivamente dura o eccessivamente fragile. Possiede piuttosto una qualità vulnerabile, aperta e morbida. È la tenerezza che ci permette di provare affetto e benevolenza, e di innamorarci. Ma allo stesso tempo non siamo totalmente teneri. Siamo duri e allo stesso tempo morbidi. Siamo impavidi e allo stesso tempo teneri. Il guerriero incontra il mondo con un sottile senso di distacco, un senso di distanza e precisione.Questo aspetto della fiducia in se stessi è il naturale istinto dell’impavidità che permette al guerriero di incontrare le sfide senza perdere la sua integrità.
Pratica ci mindfulness: Pratica di accettazione
© Nicoletta Cinotti 2025 Primavera: Ricominciare
