Ieri ero a Milano, speaker per un evento rivolto alle donne che lavorano in un gruppo internazionale. Una platea interamente femminile, tutte speaker donne ma il main speaker, ossia lo speaker più importante, era un uomo (e che uomo): Julio Velasco.
Ha detto molte cose interessanti e indubbiamente era l’uomo giusto al posto giusto, in un incontro perfetto per tempi, modi e interventi. In un piccolo e delizioso teatro nel cuore della città. Organizzato da donne, pensato per donne. Ha saputo parlare della specificità senza entrare mai in territori pericolosi e riassumo qui due o tre cose che mi sembra importante ricordare: le donne sono ubbidienti. Allenare una squadra di donne significa che quando dai loro un compito, lo fanno. Gli uomini no o se lo fanno ci aggiungono qualcosa di extra. Le donne sono affidabili, si impegnano ma hanno bisogno di sviluppare la loro autonomia, per cui è felice quando si auto-organizzano. Le donne non sanno reggere il conflitto: alzare la voce con una donna è sempre sbagliato e lui apprezza le donne che sanno protestare perché sono quelle che, quando la situazione è difficile, tirano fuori la grinta necessaria. E da una grande atleta e da una grande allenatrice ha imparato una cosa importante: dire brava alle persone che si sono impegnate, continuando a chiedere il massimo. Ha anche detto che la psicologia fa male (come dargli torto), almeno in ambito sportivo. Ha raccontato come risolve le tensioni interne al gruppo e altre amenità. alcune molto divertenti.
Alla fine però, mi ha ricordato mio padre, che sapeva “pettinare nel verso del pelo”. Stare zitto quando parlare avrebbe voluto dire peggiorare la situazione. Farti credere che eri la persona più importante della stanza, anche se non era vero. Usare la tua ammirazione per le sue ragioni. Chi è consapevole del proprio potere sa pettinare nel verso del pelo perché sa che l’attrito aumenta solo la fatica e non il rendimento. Tutte cose che non ho mai imparato e che, per me, sono caratteristiche maschili che vorrei avere. Non per usarle sempre ma almeno qualche volta. Per non navigare sempre contro corrente, per non dover creare attrito per essere ascoltata. Invece, credo per molte donne, creare attrito è l’unico modo possibile per esistere, dove creare attrito significa spiccare, impegnarsi, rompere il soffitto di cristallo a testate. Quando non avremo più bisogno di creare attrito su quel palco, main speaker, sarà una donna. E che donna!
Ma cos’è questa salvezza? La salvezza è riconoscersi. Ci si salva ricordandosi di sé, scoprendo un talento, trovando una via. E quella via è illuminata da una luce forte. Quando mi perdo, quando il dubbio mi assale, quando gli eventi mi trascinano in basso, mi ricordo di quella luce e ritrovo la strada. Valerio Grutt
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