Spesso ci facciamo domande sulla direzione da prendere, sulle scelte da fare.
Molto spesso queste domande diventano rimuginazioni o dubbi.
Nascono perché non vogliamo sbagliare.
Continuano finché non riusciamo a sentire.
Ecco perché ci esercitiamo nella pratica: per sviluppare la capacità di sentire e la fiducia in ciò che sentiamo.
La nostra società privilegia così tanto il pensiero razionale che abbiamo perso familiarità con il linguaggio del corpo. I segnali ci sono – quella tensione alla mascella prima di dire “sì” a un impegno che non desideriamo veramente, quella leggerezza nel respiro quando siamo sulla strada giusta – ma spesso li ignoriamo o li sopprimiamo.
Recuperare questa capacità richiede un apprendimento attivo, come imparare nuovamente una lingua materna dimenticata. Non è un processo mistico, ma un ritorno a una forma di intelligenza naturale che la nostra cultura ha marginalizzato.
E’ un lavoro piccolo e quotidiano ma che ha la forza dell’acqua che, goccia dopo goccia, modella la dura roccia. L’acqua è un elemento apparentemente debole e cedevole eppure trasforma la pietra più dura. Allo stesso modo, piccole pratiche quotidiane di ascolto interiore – cinque minuti di respiro consapevole al mattino, una pausa prima di rispondere a una domanda importante, l’abitudine di chiedersi “come mi sento veramente in questo momento?” – possono gradualmente trasformare il nostro rapporto con noi stessi.
La fiducia può essere considerata un aspetto del sentire. Più sentiamo più è forte la fiducia. Ciò che normalmente sentiamo sono le diverse emozioni. Quando si agisce in base ad una emozione vigorosa si agisce in base alla fiducia, alla fiducia nella validità dei propri sentimenti, alla fiducia nel sé. Alexander Lowen
Pratica del giorno: Meditazione camminata
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