La pratica della mindfulness ha molti benefici, non la possibilità di cambiare il modo in cui sperimentiamo la nostra mente. John Teasdale, uno degli psichiatri che hanno dato vita al protocollo MBCT, propone che la pratica della mindfulness cambi anche il modo fondamentale con cui elaboriamo le informazioni.
Due modi di elaborare le informazioni
John Teasdale, ha l’idea che il cervello/mente umano abbia due modi per elaborare le informazioni. Uno, detto “proposizionale”, implica l’uso di concetti e logica convenzionale ed è legato alla memoria autobiografica. In questa modalità dividiamo il mondo in categorie e utilizziamo confronti per prendere decisioni e giudicare la situazione. L’altro modo di trattare le informazioni è detto “implicativo”, è di natura intuitiva. In questo caso le situazioni e le esperienze vengono colte in senso generale piuttosto che analizzate.
Due modi di ricordare
A questi due modi di pensare corrispondono due forme di “memoria di lavoro” dove le informazioni possono essere temporaneamente conservate ed elaborate. La memoria di lavoro implicativa è più antica in termini di sviluppo evolutivo e, cosa importante, ha un input relativamente diretto dai sistemi sensoriali, in particolare quelli provenienti dal corpo. È una memoria procedurale che si basa sull’esperienza e sulle sensazioni fisiche. La memoria di lavoro proposizionale è più recente, è legata all’apprendimento del linguaggio in termini di sviluppo evolutivo ed è distante dalle informazioni sensoriali, ricevendo informazioni dai sensi solo dopo che queste sono state pre-elaborate.
Quando vaghiamo cosa ricordiamo?
Il sistema proposizionale è molto distante dai sensi ed è quindi incline a “divagare” in viaggi concettuali astratti che hanno poco o nulla a che fare con ciò che sta accadendo davvero. Il sistema implicativo, d’altra parte, è strettamente legato ai sensi, in particolare a quelli del corpo, ed è quindi più collegato a ciò che sta accadendo nel momento presente.
Entrambi hanno pro e contro e sono appropriati in diversi situazioni. Il sistema proposizionale offre l’opportunità di esplorare il passato e il futuro, e di creare complessi quadri concettuali e astratti. Il sistema implicativo, può essere migliore per comprendere le interazioni sociali in tempo reale.
Perché allora siamo più propensi ad usare il sistema proposizionale e a trascurare quello implicativo? Perché quello proposizionale, verbale e astratto, è evolutivamente più recente e, un po’ ironicamente, ce ne siamo innamorati, arrivando a identificare il suo modo di elaborazione come più accurato e “reale”, rispetto alla modalità implicativa. Non è così ma, si sa, i pregiudizi sono duri a morire, anche quando producono danni!

L’ansia a cosa è legata?
L’ansia è legata alla memoria di lavoro proposizionale e, a sua volta, può essere vista come una causa principale dell’alto livello di insoddisfazione che segna la nostra vita individuale e sociale, perché è nella modalità proposizionale che confrontiamo le nostre esperienze individuali e collettive con i concetti che abbiamo su come le cose potrebbero o dovrebbero essere. Insomma la nostra terribile mente di paragone è proposizionale, attiva il rilevatore di discrepanza e fa parecchi danni.
Spostare l’attenzione
Teasdale propone che la pratica di mindfulness implichi spostare la nostra attenzione sulla memoria di lavoro implicativa e ci aiuti così a utilizzarla più spesso, prestando attenzione al corpo e aiutandoci ad apprezzare il senso della connessione relazionale.
È interessante notare che la memoria di lavoro implicativa è anche in grado di usare concetti dalla memoria di lavoro proposizionale ed esaminarli all’interno di un contesto implicativo. Questo processo, che Teasdale chiama “post-concettuale”, può essere visto come la base per la contemplazione, il processo di tenere i concetti in un ambiente esperenziale e non giudicante.
Le idee di base nel modello di Teasdale possono sembrare familiari. L’idea che la pratica della mindfulness possa aiutarci a cambiare il modo in cui esaminiamo e arriviamo a conoscere il mondo è fondamentale in tutte le tradizioni contemplative, così come l’identificazione di due forme di “conoscenza”, una che implica concetti e confronti, l’altra che è non-concettuale e olistica. Teasdale ha collegato queste idee con concetti della scienza cognitiva per creare un modello che può aiutare a generare domande di ricerca mentre sfida e stimola le nostre intuizioni sul funzionamento della nostra mente.
Chi è John Teasdale? John Teasdale è un ricercatore e psicologo britannico, noto principalmente per il suo contributo allo sviluppo della Terapia Cognitiva basata sulla Mindfulness (MBCT – Mindfulness-Based Cognitive Therapy).
Ecco alcune informazioni su di lui:
- È stato ricercatore all’Unità di Scienze Applicate del Medical Research Council a Cambridge, in Inghilterra.
- È uno dei tre fondatori della MBCT, insieme a Zindel Segal e Mark Williams. Questa terapia combina elementi della terapia cognitiva con pratiche di mindfulness ed è particolarmente efficace nella prevenzione delle ricadute depressive.
- Ha sviluppato la teoria dei “subsistemi cognitivi interagenti” (Interacting Cognitive Subsystems – ICS), che è il modello menzionato nell’articolo, che descrive come funziona la mente umana attraverso diversi sistemi di elaborazione delle informazioni.
- È autore del libro “The Mindful Way Through Depression”, scritto insieme a Mark Williams, Zindel Segal e Jon Kabat-Zinn, che è diventato un testo fondamentale per comprendere come la mindfulness possa essere applicata ai disturbi depressivi.
- Il suo lavoro sul modello dei due sistemi di elaborazione delle informazioni (proposizionale e implicativo) ha contribuito significativamente alla comprensione di come la mindfulness possa modificare i processi cognitivi e migliorare il benessere psicologico.
- Ha ricevuto riconoscimenti significativi per il suo contributo alla psicologia clinica e alla ricerca sulla mindfulness.
La sua ricerca ha avuto un impatto notevole nel campo della psicologia cognitiva e delle terapie basate sulla mindfulness, fornendo una base teorica solida per comprendere i meccanismi attraverso cui la mindfulness può influenzare positivamente la salute mentale.
