
Ti è mai capitato di chiederti perché, nonostante tutti i tuoi sforzi per risolvere i “problemi” della tua vita, continui a sentirti bloccato/a? Come se avessi risolto tutto ciò che dovevi risolvere, eppure quella sensazione di malessere persiste, testarda, come un’ombra che ti segue anche nelle giornate di sole?
C’è una spiegazione, e non ha niente a che fare con l’essere “sbagliate” o “difettose”.
Il punto è che la mente è il nostro tesoro più prezioso (e il nemico più nascosto)
La nostra mente è straordinaria. Un capolavoro evolutivo capace di creare arte, risolvere problemi complessi, immaginare universi interi. Eppure, è anche il nostro più subdolo antagonista.
Funziona così: la mente impara una modalità operativa, uno schema, basato sulle risposte emotive più frequenti che ha sperimentato. È come se venisse programmata da quelle esperienze ripetute. E poi continua a funzionare in quel modo, anche quando le circostanze cambiano radicalmente.
Pensa a un sentiero nel bosco. Più viene percorso, più diventa marcato e facile da seguire. La mente funziona allo stesso modo: crea percorsi neurali che diventano sempre più automatici con l’uso.
Una mia amica ha una capacità di entrare in relazione con gli altri che io non ho nemmeno nei miei giorni migliori – sempre circondata da amici, sempre al centro di reti sociali vibranti. Eppure, mi scrive spesso: “mi sento sola”.
E sai cosa? Dice contemporaneamente una verità e una bugia.
La verità è che sente realmente solitudine. La bugia è che non è effettivamente sola ora. È stata profondamente sola in passato, e la sua mente si è strutturata attorno a quella sensazione. Per cui, malgrado abbia sviluppato infinite strategie per non essere sola, continua a sentirsi così.
Il suo cercare più amici, più relazioni o più contatti non funzionerà mai. È come cercare di riempire un secchio bucato. È necessario cambiare la mente e la pratica di mindfulness funziona esattamente a questo livello: inizialmente ci calma. Poi ci permette di osservare come funziona la nostra mente. Infine ci aiuta a non rimanere catturati dalle solite trappole mentali
È come mettersi faccia a faccia con la propria mente e dire: “Va bene così: posso aprirmi anche a questa esperienza. Posso imparare a conoscere come funziono e non credere agli slogan che mi percorrono come una vecchia propaganda.”
Perché, paradossalmente, le persone più difese non sono le più sicure né le più felici: sanno solo come avere paura, non come funzionano realmente.
Come scrive magistralmente Alexander Lowen:
“Percepiamo indistintamente il dolore, l’angoscia, e la disperazione esistenti appena sotto la superficie, ma siamo decisi a vincere la debolezza, a superare le paure e sormontare le angosce. Per questo i libri su come migliorare se stessi o su come fare una data cosa sono così popolari. Purtroppo, questi sforzi sono destinati a fallire perché essere una persona non è qualcosa che si può fare; non è un atto definito: è un qualcosa che ci obbliga a interrompere il nostro lavoro frenetico, a prendere il tempo di respirare e sentire.”
E qui sta la chiave: usare la mente come strumento di conoscenza e non solo come strumento di difesa.
Non è un percorso facile, ma è infinitamente più liberatorio che continuare a correre in cerchio, cercando di risolvere problemi esterni quando il vero lavoro è dentro di noi.
Pratica di mindfulness: La sospensione del giudizio
© Nicoletta cinotti 2025 Primavera: ricominciare
