Il cuore chiede piacere – prima –
poi – risparmio di dolore –
poi – quei piccoli calmanti
che ottundono la sofferenza –
e poi – addormentarsi –
e poi – se è volontà
del suo inquisitore –
il privilegio di morire.
Emily Dickinson (536)
Il cuore chiede piacere – prima –
poi – risparmio di dolore –
poi – quei piccoli calmanti
che ottundono la sofferenza –
e poi – addormentarsi –
e poi – se è volontà
del suo inquisitore –
il privilegio di morire.
Emily Dickinson (536)
In molti momenti
mi sembra che la mia vita
non combaci.
Mi pare una
delle tante vite
che avrei potuto fare
un frammento speculare.
Un’ipotesi
una delle forme possibili
verosimile
ma non vera.
Se ti accorgessi
della discrepanza
e mi incontrassi
allora
per il tempo
di uno sguardo
tornerei una.
© Nicoletta Cinotti
Il cuore ha molti sensi
mille o giù di lì
Cinque son troppo pochi
bastano solo ai cuochi
non spengono i fuochi
non liberano dai gioghi
Il cuore sente
quando la parola mente
quando è ambivalente
aulente, avversamente
inutilmente lucida e saccente
Il cuore
fiuta il pericolo
annusa il ridicolo
affina l’articolo
non scegli il curricolo
Il cuore vede
come Archimede
per lampi improvvisi
prende in contropiede
sceglie esplosivi
Il cuore morde
ha denti affilati
non demorde
siamo affamati
di brandelli di felicità
Ma soprattutto il cuore
mastica a lungo
è un muscolo oblungo
l’amore è uno spunto
per un allungo di vitalità
© Nicoletta Cinotti
Quando sentiamo un bisogno spesso sentiamo anche una spinta relazionale: è un aspetto primitivo quello che ci spinge verso la relazione nei momenti di necessità. Accade perchè siamo esseri sociali, nasciamo in una matrice relazionale, cresciamo in un tessuto sociale. Gradualmente impariamo a dare una risposta personale ai nostri bisogni ma, se la necessità è particolarmente significativa, è normale che la spinta sia quella di rivolgersi all’esterno. Anche solo per condividere quello che stiamo vivendo, per aprire la mente verso una prospettiva più ampia.
A volte però – proprio perchè la spinta è stata quella del bisogno – si riattivano anche aspetti primitivi della nostra esperienza e così possiamo pensare che la risposta dell’altro sia determinante rispetto alla nostra necessità. Possiamo credere che la sua accoglienza determini il valore della nostra richiesta e la possibilità di essere soddisfatti. Così chiediamo sulla base di ciò che ci manca, anziché sulla base di quello che l’altro può darci. Come se fossimo tornati bambini e l’altro fosse una specie di genitore benevolo. In questo modo inneschiamo spesso cicli di insoddisfazione e frustrazione reciproca. Più chiediamo inutilmente, più la percezione del bisogno diventa grande, più la distanza tra quello che vorremmo e la realtà aumenta. È un po’ come chiedere mele ad un albero di pere. L’altro ci può dare un frutto. E noi possiamo beneficiare di quel frutto come nostro nutrimento, anche se non è proprio quello che avevamo chiesto. La strada dell’insistenza non ci condurrà ad una migliore risposta. Né trasformerà le pere in mele.
Questo non significa che il nostro bisogno non abbia diritto di trovare una risposta: significa che accogliere la risposta dell’altro può condurre verso l’accettazione dei nostri e altrui limiti. Può aprire accoglienza verso quella non pienezza che è il segnale della spinta a crescere. Quel morso della fame che ci spinge a cercare risposte. E a scoprire che, anche senza ricevere esattamente quello che vogliamo, siamo in grado di andare avanti. E che c’è molto altro, invece, che soddisfa proprio i nostri bisogni e va ancora oltre.
Quando decidiamo di avere bisogno esattamente di una cosa, spesso lo facciamo dentro uno schema abituale e ripetitivo di lettura della nostra realtà. Quando invece lasciamo che sia la vita a darci delle risposte raccogliamo frutti generosi. E magari scopriamo che il nostro bisogno prende un’altra forma se lo guardiamo da un’altra prospettiva.
Ci muoviamo tutti nella vita guidati dalla nostra attenzione e dalle nostre intenzioni. Kristi Nelson
Pratica del giorno: Dare e ricevere
© Nicoletta Cinotti 2023
https://www.nicolettacinotti.net/corsi-mindfulness/mindful-self-compassion-ritiro/
Ci sono emozioni difficili che non vorremmo provare e che possono comparire – quasi a nostro dispetto – anche se non le amiamo. Quando arrivano non sappiamo cosa farne. Non vogliamo dare loro ascolto eppure bussano forte tanto da essere difficilmente eliminabili. Allora cerchiamo forme di regolazione improprie. A volte diamo agli altri la responsabilità per il fatto di provarle, altre volte cerchiamo di reprimerle, altre ancora di negarle.
In questo modo però facciamo – a noi stessi – un doppio danno: riduciamo la nostra consapevolezza nel tentativo di scacciare qualcosa di indesiderabile e trasformiamo queste emozioni in un rumore indistinto di fondo che genera inquietudine e ansia.
Ogni emozione però ha un antidoto: un’emozione opposta che ci può aiutare a regolare l’intensità di quello che proviamo. Non dobbiamo fare molto per cercarla: è semplicemente l’altra faccia della stessa medaglia perchè le emozioni procedono in coppia. Quando amiamo l’altra faccia della medaglia è l’odio. Se amiamo diminuisce l’intensità dell’odio che possiamo provare. Se il nostro amore viene rifiutato però la medaglia può velocemente rovesciarsi e possiamo arrivare a odiare la persona che prima è stata tanto cara. L’altra faccia dell’invidia è la gratitudine. L’altra faccia della vergogna è il rispetto e l’accettazione. E così via. Non sempre queste coppie di opposti sono uguali per tutti. Dipendono dalla nostra storia e da come – queste emozioni – sono state accolte nella nostra famiglia, nella nostra educazione, nelle nostre esperienze di vita. Però ogni emozione ha il suo opposto. Il rovescio della medaglia che può aiutarci a mitigare l’intensità di quello che proviamo quando quell’emozione – spiacevole o piacevole che sia – è troppo intensa.
Il vantaggio dell’antidoto è che può essere usato sempre: anche quando meditiamo. Se sappiamo che c’è un’emozione difficile troppo presente possiamo richiamare il suo antidoto nel nostro cuore durante la pratica, per prevenire così la prossima reazione allergica: quella che si scatena quando ciò che sperimentiamo va al di là della nostra finestra di tolleranza.
La consapevolezza ha una sua logica e poesia interna e ci sono molte buone ragioni per portarla nella tua vita e coltivarla sistematicamente. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire
© Nicoletta Cinotti 2023 Il programma di Mindful self compassion intensivo e residenziale 44,6 crediti ecm
Compagna
lei sa
che può contare
su di me
non fino a due
né fino a dieci
ma contare
su di me
se qualche volta
sentirà
che la guardo negli occhi
e una vena d’amore
riconosce nei miei
non spiani i suoi fucili
non pensi, che delirio!
malgrado la vena
o forse perché esiste
lei può contare
su di me
se altre volte
mi trova
schivo senza una ragione
non pensi, che noia!
lo stesso può contare
su di me
ma facciamo un patto
io vorrei contare
su di lei
è così bello
sapere che lei esiste
uno si sente vivo
e quando dico questo
voglio dire contare
anche se fino a due
anche se fino a cinque
non più perché lei accorra
premurosa in mio aiuto
ma per sapere
con certezza
che lei sa che può
contare su di me.
Progetto finanziato con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)
Programma Regionale Liguria 2021–2027 – Azione 1.2.3 “Supporto allo sviluppo di progetti di digitalizzazione nelle micro, piccole e medie imprese”.
CUP: G34E24003120005

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