Molte cose vengono sottratte dalle nostre difese: riducono la possibilità di incontrare gli altri, riducono l’accesso alle novità, riducono la percezione rendendo più piccolo il nostro panorama.
In cambio ci danno una sensazione che tutti amiamo: la sensazione di sicurezza. La sicurezza che nasce dall’essere difesi. La sicurezza che nasce dall’aver ridotto l’area della vulnerabilità. Le nostre difese lasciano sempre libero uno spazio di vulnerabilità: il nostro tallone d’Achille. Non coprono mai tutto. E quel punto è sempre lo stesso: non è un tallone. È il cuore. Perchè per quanto le nostre difese siano forti non possono proteggerci dal sentire dolore per le persone che amiamo. Per quei pezzi del nostro cuore che vanno in giro nel mondo senza di noi.
È proprio nell’amore che ci rendiamo conto dell’assurdità delle nostre difese. Non abbiamo nessuna protezione contro gli schizzi della cascata. Non ci sono ombrelli che tengano. Per amare qualcuno è necessario accettare di essere vulnerabili. E accettare che quello che gli accadrà potrà scuoterci fino alle fondamenta. Accettare che la nostra relazione con quella persona, per vivere, deve rimanere connessa alla nostra reciproca apertura. E che l’apertura è, sempre, consapevolezza della vulnerabilità
Eppure, malgrado il nostro amore per la sicurezza, ogni giorno corriamo quel rischio. Ogni giorno speriamo che quel rischio – la vulnerabilità che ci dà l’amore – si realizzi.
Adesso ci resta solo da risolvere un paradosso: vale la pena coltivare le nostre difese se poi, quello che cerchiamo e coltiviamo, è l’amore? Vale la pena isolarsi per essere al sicuro?
Conducimi fino alla tua bellezza con un violino ardente Conducimi attraverso il panico finché potrò essere al sicuro Alzami come un ramo d’ulivo e diventa la colomba Che mi riconduce a casa Conducimi fino alla fine dell’amore. Leonard Cohen
Cinotti, Nicoletta. Amore, mindfulness e relazioni (Italian Edition) (p.219). Hoepli. Edizione del Kindle.
Pratica del giorno: Protendersi
© Nicoletta Cinotti 2023
