Chi ha visto il vento?
Né io né tu:
Ma quando le foglie tremano,
Il vento sta passando.
Chi ha visto il vento?
Né tu né io:
Ma quando gli alberi chinano la testa,
Il vento sta passando.
— Christina Rossetti (traduzione non ufficiale)
La Pasqua è una festa in cui celebrare la gioia ma, anche, in cui rendersi conto che la felicità e la gioia non sono emozioni prepotenti. Sono emozioni che possono coesistere con la sofferenza. A volte pensiamo che per essere felici si debba essere sempre felici. Non è così, come diceva Thich Nhat Hanh, l’arte della felicità è anche l’arte di saper soffrire bene. Un’arte che pochi di noi conoscono e praticano perché la sofferenza suscita avversione.
Così arriviamo a pensare che stiamo “fallendo nella felicità”, ma la verità è che la felicità non richiede l’assenza totale di sofferenza. Piuttosto, quando impariamo a riconoscere, abbracciare e comprendere la nostra sofferenza, non solo soffriamo meno, ma possiamo trasformarla in comprensione, compassione e gioia.
Il paradiso esiste?
La nostra idea di Paradiso è un luogo in cui ci sia solo felicità senza sofferenza. La felicità e la sofferenza coesistono, proprio come la luce non può esistere senza l’oscurità. Quando ci concentriamo esclusivamente sulla ricerca della felicità, ignoriamo o resistiamo alla sofferenza, ma questo approccio è controproducente. Imparare a soffrire bene è essenziale per realizzare la vera felicità. Nella celebrazione della veglia pasquale, all’inizio, la chiesa è avvolta nel buio, tutte le luci sono spente. Poi viene acceso il cero pasquale e dal cero pasquale ogni persona accende la sua candela. È commovente entrare e sapere che stiamo celebrando proprio questo: la coesistenza di gioia e dolore, la trasformazione del dolore in gioia. Forse è il punto d’incontro più naturale tra cristianesimo e buddismo: riconoscere che è dal buio che nasce la luce.

Gestire la sofferenza
Siccome non sappiamo gestire la sofferenza, dice Thich Nhat Hanh nel suo libro “Trasformare la sofferenza” cerchiamo di coprirla con il consumo. Finché non saremo in grado di affrontare la nostra sofferenza, non potremo essere veramente presenti alla vita.
La consapevolezza (mindfulness) è lo strumento principale per stare con la sofferenza senza esserne sopraffatti. È la capacità di dimorare nel momento presente, di essere pienamente coscienti di ciò che sta accadendo qui e ora. Quando uniamo corpo e mente attraverso la consapevolezza, iniziamo a guarire e a trasformare la sofferenza.
I cinque passi di Thich Nhat Hanh
Thich Nhat Hanh offre cinque pratiche concrete per nutrire e coltivare la felicità:
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Lasciare Andare
Il primo metodo per creare gioia è lasciar andare. Spesso siamo legati a cose che crediamo essenziali per la nostra felicità: carriera, diploma, stipendio, casa o relazioni. Ma questi attaccamenti possono diventare ostacoli alla nostra felicità. Lasciare andare può richiedere coraggio, ma una volta fatto, la felicità arriva rapidamente.
“Questo è un punto molto importante: non pensare di dover combattere il male e di doverlo cacciare dal tuo cuore e dalla tua mente. Sarebbe un errore. La pratica consiste nel trasformare se stessi. Se non hai rifiuti non puoi fare il compost, e se non hai il compost non hai nulla con cui nutrire il fiore che è in te. La sofferenza, le afflizioni servono: sono organiche, quindi sai di poterle trasformare e di poterne fare buon uso.”
2. Invitare Semi Positivi
Nella nostra coscienza esistono molti tipi di “semi”. Quelli che annaffiamo sono quelli che crescono e si manifestano. Se prestiamo attenzione solo agli aspetti negativi e alle ferite passate, ci priviamo di nutrimento positivo. Un modo per prenderci cura della sofferenza è invitare un seme di natura opposta: se abbiamo arroganza, abbiamo anche compassione. Annaffiando selettivamente i semi positivi, permettiamo loro di crescere mentre i negativi naturalmente diminuiscono.
“Se la sofferenza continua, è perché noi continuiamo a nutrirla.”
3. Gioia Basata sulla Consapevolezza
La consapevolezza ci aiuta non solo a entrare in contatto con la sofferenza, ma anche a toccare le meraviglie della vita. Con la consapevolezza del respiro o la camminata consapevole, riportiamo la mente al corpo e ci stabiliamo nel presente. Da qui, possiamo riconoscere le molte condizioni di felicità già disponibili. La consapevolezza diventa un’energia che possiamo generare in ogni attività quotidiana, trasformando semplici gesti come lavare i piatti o cucinare in opportunità per creare gioia.
Inspirare consapevolmente significa sapere che l’aria sta entrando nel corpo; espirare consapevolmente significa sapere che il corpo sta restituendo l’aria. In questo modo entri in contatto con l’aria e con il corpo, e visto che è la mente che presta attenzione al respiro entri in contatto anche con la mente, così com’è. Basta un solo respiro consapevole per tornare in contatto con se stessi e con tutto quello che ci stà intorno; bastano tre respiri consapevoli per mantenere questo contatto.
4. Concentrazione
La concentrazione nasce dalla consapevolezza e ha il potere di bruciare le afflizioni che causano sofferenza. Rimanere nel momento presente richiede concentrazione, poiché preoccupazioni e ansie sono sempre pronte a distrarci. Con la concentrazione sviluppiamo energia e stabilità, evitando di essere trasportati da ricordi dolorosi o paure future. Non è un lavoro faticoso: quando ci concentriamo sul respiro in modo rilassato, la felicità emerge naturalmente.
“Noi siamo i nostri pensieri, ma allo stesso tempo siamo ben più dei soli nostri pensieri. Siamo anche i nostri sentimenti, le nostre percezioni, la nostra saggezza, felicità e amore. Quando sappiamo di essere più dei nostri pensieri possiamo decidere di non consentire al nostro pensare di assumere il controllo e dominarci.”
5. Intuizione
L’intuizione è vedere ciò che è veramente presente. È la chiarezza che ci libera da afflizioni come gelosia o rabbia. Tutti abbiamo intuizione, ma non sempre la usiamo per aumentare la nostra felicità. Spesso sappiamo che certi desideri o rancori ci fanno soffrire, eppure continuiamo a ossessionarci. Siamo come un pesce che sa che c’è un amo nell’esca ma morde comunque. Con consapevolezza e concentrazione, l’intuizione emerge e possiamo liberarci.
“A volte la tua gioia è la fonte del tuo sorriso, ma spesso il tuo sorriso può essere la fonte della tua gioia.Se nella nostra vita quotidiana possiamo sorridere, se possiamo essere in pace e felici, non solo noi, ma tutti ne trarranno giovamento. Se noi sappiamo davvero come vivere, quale miglior modo di iniziare la giornata che con un sorriso? Il nostro sorriso afferma la nostra consapevolezza e determinazione di vivere in pace e gioia. La fonte di un vero sorriso è una mente attenta.”
Trasformare la sofferenza in felicità
L’essenza della pratica è trasformare la sofferenza in felicità. Non credere, per favore, che questo sia un lavoro che riguarda te e non me. È lo stesso lavoro che cerco di fare quotidianamente, a volte con alterna capacità e fortuna perché richiede di tornare a noi stessi. Non sempre è facile fare pace con la sofferenza, lasciare andare sofferenze inutili, e nutrire quotidianamente la felicità attraverso riconoscimento, comprensione e compassione.
Ma con ogni respiro possiamo alleviare la nostra sofferenza e generare gioia; con ogni passo, il fiore dell’intuizione sboccia. Questa è l’arte della sofferenza e l’arte della felicità. Provarci non costa nulla ma dà valore a tutto!
Buona pasqua, buon viaggio dal buio alla luce
con gratitudine
Nicoletta
