In fondo scrivere è mostrarsi e, molto volte, è proprio mostrare il lato esposto, quello che nella vita prende il vento, il sole e la pioggia.
Marta Poggi l’ha fatto con questa raccolta di poesie, Il lato esposto, Eretica edizioni, che raccoglie una lunga storia fatta di parole e disegni.
Una trama che di dispiega attraversando diversi anni con un segno grafico e letterario nitido. Sembra impossibile che un’autrice così giovane abbia potuto colpire così tanto nel segno. In fondo questo è, oltre che un piccolo libro di poesia, un’autobiografia scritta per rammendare e lasciar decantare, attraverso le parole, dolori che non potevano avere nome.
Il lato esposto è anche un equivoco: possiamo mostrare la nostra maschera, per esporci perfetti, oppure mostrare la nostra vulnerabilità. In un caso il nostro apparire non ci rende raggiungibili. Nell’altro ci rende fratelli e sorelle e permette di riassestarci nello sguardo di chi ci vede davvero. Il tema dello sguardo torna, in tutta la raccolta, con molte declinazioni. Se fossimo solo occhi non ci sarebbe nulla di taciuto e nulla da tacere, se fossimo solo occhi l’anima avrebbe il suo spazio. Se fossimo solo occhi le ombre del passato che ristagnano nel petto, sarebbero viste per quello che sono: briciole tritate di schegge di dolore.
Marta si definisce meditante e pedalatrice e con questa raccolta di poesia ha pedalato attraverso paesaggi in cui il lato esposto e quello nascosto cercano di trovare un punto d’incontro. Credo che questa sia la sfida che raccogliamo ogni volta che cerchiamo di dare nome a quello che abbiamo vissuto, ogni volta che cerchiamo di trasformare in parole qualcosa che, per sua stessa natura, è sensazione ed esperienza. Marta ci offre il suo modo. A ognuno di noi sta la possibilità di trovare il proprio crinale tra ciò che è nascosto e ciò che possiamo iniziare a mostrare. Un crinale sul quale diventa indispensabile pedalare.
Marta Poggi, Il lato esposto, Eretica Edizioni
© Nicoletta Cinotti 2024 Addomesticare pensieri selvatici
