Alla fine cos’è che ci dà davvero fastidio dell’egoismo? In fondo spesso un atto d’egoismo è solo auto-referenziale ma non direttamente offensivo. Certo ci dà fastidio quello che sgomita in coda senza tenere conto di nessuno, ci dà fastidio il collega che vede solo il proprio personale interesse, ci dà fastidio la persona che non sacrifica mai nessuna priorità a favore degli altri. Ma raramente chi è egoista è direttamente ed esplicitamente aggressivo. È troppo preoccupato dalle proprie necessità per perdere energia a litigare, a confrontarsi, ad entrare in qualche modo in relazione.
Eppure sentiamo l’egoismo altrui come un’offesa oltre che come una minaccia.
Perché, con il suo comportamento, l’altro ci dice “Non mi importa di te” oppure, nei casi più gravi “Per me non esiste quello che senti, pensi; non esistono le circostanze e le situazioni esterne. Il mio bisogno viene prima del tuo”. L’egoista pensa e crede che gli altri funzionino come lui: che non abbiano bisogno della sua presenza, che siano autonomi e senza necessità alcuna.
Alla fine, quello che più ferisce dell’egoismo è proprio questo: la negazione che il nostro bisogno abbia valore. E, con questa negazione, finiamo per sentirci soli perchè perdiamo la possibilità della reciprocità e dello scambio. È questo quello che ci sottrae l’egoismo: la possibilità dello scambio. Come se ci facesse credere che possiamo solo inspirare e che non è necessario espirare.
Lascia soli e distanti. Rimane solo chi è egoista e chi si trova a stargli vicino perché non è possibile avere uno scambio. L’egoismo è la misura della distanza tra la foglia e la radice: una distanza così grande che fa credere di dover fare tutto da soli per essere nutriti. E, invece, sono (siamo) entrambe parti dello stesso albero.
La solitudine non è vivere da soli, la solitudine non è essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo ad una pianura ma la distanza tra la linfa e la corteccia, la foglia e la radice. Josè Saramago
Pratica di mindfulness:Potrei amarmi così?
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