Il cuore dell’uomo
Il pesce è muto nel mare,
la bestia è turbolenta sulla terra,
l’uccello canta per l’aria.
Ma l’uomo ha dentro di sé
e il silenzio del mare
e lo strepito della terra
e la musica dell’aria
Rabindranath Tagore
Il pesce è muto nel mare,
la bestia è turbolenta sulla terra,
l’uccello canta per l’aria.
Ma l’uomo ha dentro di sé
e il silenzio del mare
e lo strepito della terra
e la musica dell’aria
Rabindranath Tagore
Ci sono tanti modi di preparare le valigie. C’è chi inizia, scientificamente, una settimana prima. Chi, all’ultimo momento butta dentro qualcosa alla rinfusa. Chi viaggia leggero come un uccellino e chi sembra pronto per un trasloco definitivo.
La prima domanda è “Cosa mi servirà”?. È lì, di fronte a questa domanda, che capiamo davvero quali sono le nostre intenzioni, che progetti abbiamo e, soprattutto, quanto possiamo essere realistici rispetto ai nostri progetti e alle nostre aspettative. La domanda davvero importante però – che preparando le valigie compare e scompare come se giocasse a nascondino – è “Cosa mi manca?”. È con questa domanda che possiamo precipitare nel caos.
Io parto zen: poche cose, scelte con cura. Poi, quando mi accorgo che la valigia è mezza vuota, non resisto alla tentazione “tanto c’è spazio” e finisco per mettere dentro cose assurde e che non uso nemmeno a casa.
La tentazione nasce da quel vuoto. Per me la tentazione nasce sempre dal vuoto: mi sembra che offra possibilità sterminate di riempimento. E invece, avrei solo bisogno di lasciarlo vuoto e di viaggiare leggera. La tentazione per me nasce sempre nel vuoto perché anche a casa, nel tempo libero, la tentazione è riempire e non lasciare spazio. Mi tornano alla mente i moniti “non perdere tempo”, “chi ha tempo non aspetti tempo”, e via discorrendo. E invece, stavolta, nella valigia che lascerò mezza vuota, metterò tanto tempo libero.
La mancanza. Un vuoto dalle dimensioni esatte. Inutile riempirlo di altra roba: si colma solo con quel pezzo che s’incastra a perfezione. Serafino Bandini
Pratica di mindfulness: Centering meditation
© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale
Foto di © DISAMISTADE_my life is a reportage!
Chi sei tu, lettore che leggi
le mie parole tra un centinaio d’anni?
Non posso inviarti un solo fiore
della ricchezza di questa primavera,
una sola striatura d’oro
delle nubi lontane.
Apri le porte e guardati intorno.
Dal tuo giardino in fiore cogli
i ricordi fragranti dei fiori svaniti
un centinaio d’anno fa.
Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire
la gioia vivente che cantò
in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta
attraverso un centinaio d’anni.
Rabindranath Tagore
Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perché parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.
Rabindrah Tagore
Dateci dèi. Oh, dateceli!
Dateci dèi.
Siamo stufi d’uomini
e di potenza motrice.
David Herbert Lawrence
Foto di ©paolo.luxardo
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