A volte regoliamo la nostra vita emotiva sulla base di una legge economica: abbiamo diritto ad esprimere qualcosa solo se è conveniente. Oppure solo se ha buone probabilità di portare ad un risultato positivo.
Dimentichiamo però che, come spesso accade nella vita, le leggi dell’economia e i diritti non sempre parlano la stessa lingua.
Così possiamo togliere a noi stessi diversi diritti emotivi perché non li riteniamo convenienti: il diritto di dire chi siamo, il diritto di esprimere quello che sentiamo, il diritto di scegliere.
Ci pieghiamo a questa specie di volontà economica, convinti che sia la cosa più intelligente da fare. Ci domandiamo solo perché non siamo felici.
La felicità parla il linguaggio dei diritti e non il linguaggio dell’economia. Il linguaggio dei diritti emotivi è essenziale: parla del diritto di esistere così come siamo, del diritto di amare, del diritto all’autonomia, all’espressione e alla padronanza di Sé, del diritto ad una sessualità scelta e consapevole. Parla dei nostri bisogni, proprio come per ogni altro diritto.
Quando neghiamo i nostri diritti emotivi sperimentiamo essenzialmente tre forme di disagio: il senso di esclusione o isolamento, la perdita di vitalità e di senso della vita, e un senso di aridità, come se fossimo un terreno troppo a lungo senza acqua.
E’ solo attraverso l’espressione delle emozioni che possiamo rendere il corpo più vitale e aumentare il livello individuale di energia. Una mancanza di vitalità è sempre il risultato di una soppressione emotiva. Alexander Lowen
Pratica di Mindfulness: Mindfulness ed emozioni
© Nicoletta Cinotti 2023 Il protocollo MBCT online
