Quando una parola entra a far parte del linguaggio comune rischia di perdere il suo significato originario. È quello che è successo con stress. Se ne parla spesso, sempre di più, la usiamo tutti i giorni, a volte per dire semplicemente che siamo stanchi, altre volte per descrivere uno stato quotidiano di tensione. Una cosa è certa: non attrae più l’attenzione di nessuno. La diamo come una sorta di tassa da pagare per vivere, un po’ come l’iva al 22%.
L’ambiguità della fatica
Bruce McEwen lo definisce come una reazione fisiologica indispensabile per sopravvivere ad una sfida esterna, un modo per affrontare la vita quotidiana ricca di sfide. D’altra parte noi siamo attrezzati per affrontare le sfide, sia fisicamente che psicologicamente. il vero problema sembra essere che non riusciamo a lasciar andare gli attrezzi quando non sono più necessari. Questo “lasciar andare gli attrezzi” in termine tecnico si chiama allostasi cioè stabilità mantenuta mediante il cambiamento. L’organismo reagisce rilasciando mediatori chimici che ci aiutano a rispondere alle sollecitazioni, ad esempio catecolamine come l’adrenalina o la noradrenalina che aumentano la pressione sanguigna e il battito cardiaco oppure che potenziano il sistema immunitario per accelerare la guarigione di eventuali ferite.

Il problema è quando siamo sovraccaricati per eccesso di stress, o per la difficoltà a rilassarci quando il pericolo è passato, in altri termini per incapacità di ridurre la tensione quando necessario. È a questo punto che si parla di “sovraccarico allostatico”, uno stato di frustrazione o ansia perenne e in un aumento costante degli stessi mediatori chimici, che finiscono con il logorare il sistema cardiovascolare. L’altra faccia della medaglia è che viviamo in una situazione in cui rilassarsi è difficile. Ho fatto l’abbonamento ad una rivista che ogni giorno mi manda un report delle notizie internazionali: ho deciso di non leggere più il report prima di mezzogiorno perché le notizie sono così disastrose che l’Iva al 22% sembra quasi una fortuna. Insomma abbiamo bisogno di saper reggere lo stress ma, attualmente non sappiamo più come fare a staccare dallo stress.
Anche il rilassamento diventa una sfida
Alla fine capiamo che dobbiamo rilassarci ma non ci rilassiamo perché viviamo continuamente minacciati da tante cose e anche l’idea di “doverci rilassare” non funziona perché è difficile rilassarsi a comando. La buona notizia è che possiamo evitare di “doverci” rilassare. Possiamo percorrere la strada della mindfulness che è una strada completamente diversa.
Perché diversa? Perché nella pratica di mindfulness, e in particolare nel protocollo MBSR, non viene richiesto di cambiare quello che proviamo e nemmeno di “migliorarlo. Ci viene chiesto di prendere contatto con quello che succede e sappiamo che, questo semplice ma non banale atto di consapevolezza, riduce lo stress. Perché? Perché anziché pensare di “dover fare qualcosa (ossia di dover attivare una risposta di “attacco al problema” facciamo spazio alla consapevolezza. Questo spazio comunica un messaggio: tranquilli, non ci sono urgenze. Il messaggio di cui ha bisogno il corpo per abbassare la risposta allo stress. Ossia diventiamo dei topi californiani anziché dei topi newyorkesi.
Tra New York e la California
Michael Meaney ha fatto studi sui topo che hanno dimostrato che gli animali avvicinati alla madre per dieci minuti al giorno nelle prime settimane di vita hanno un carattere calmo e rilassato, aperti alle novità che viene ironicamente definito “californiano”, da Bruce Mc Ewan. Certamente quando sono riavvicinati alle loro madri infatti ottengono un sovrappiù di coccole. Ma c’è di più: maggiori sono le attenzioni ricevute da piccolo e più l’animale, da adulto, sarà sereno e curioso e vivrà un 20% in più dello stesso tipo di topi molto più reattivi.Martha Mc Clintock dell’Università di Chicago ha selezionato altri ratti, geneticamente identici ai primi, ma diffidenti, pronti a reagire di fronte alle novità, in puro stile “newyorkese”. «Confrontando i due gruppi si è visto che i ratti californiani vivono il 20% in più, si ammalano meno di tumore e mantengono più a lungo l’integrità delle proprie funzioni cognitive». Scegliere di rilassarsi a comando ci rende più newyorkesi. Portare consapevolezza allo stress che viviamo ci rende più californiani perché aumenta il contatto con noi stessi.
Il sovraccarico da stress
Quando siamo in sovraccarico da stress, il rischio è anche quello di cadere vittime di una spirale perversa: tendiamo a dormire meno e questo aumenta la pressione sanguigna, nonché i livelli serali di cortisolo. Aumenta anche l’appetito e si riducono le capacità cognitive. Chi vive sotto stress inoltre tende a mangiare cibi meno sani, fumare, bere troppo, ridurre l’attività fisica e le occasioni di socialità: «tutti elementi che appesantiscono, a loro volta, il sovraccarico allostatico. E gli attacchi cardiaci arrivano di lunedì. Nella rivista su Substack, “La medicina geniale”vengono riportati i dati di alcune ricerche che testimoniano un picco di attacchi cardiaci il lunedì mattina alle 9. Che siano dovuto allo stress del rientro lavorativo o alle sovrastimolazioni “rilassanti” del week end, ci dice, in maniera ironica, che del nostro stress dobbiamo prenderci cura.
Rispetto alla nostra salute siamo abituati a ragionare in termini di soluzioni farmacologiche ma è sempre più chiaro che la soluzione non può dimenticare un cambiamento nello stile di vita. Certo ci sono farmaci efficaci per ridurre lo stress ossidativo o l’infiammazione, bloccare la sintesi o l’assorbimento del colesterolo o trattare la resistenza insulinica. Resta il fatto che tutti hanno delle controindicazioni e dei limiti dovuti all’interazione tra i diversi sistemi. La gestione dello stress è una faccenda che richiede modifiche dello stile di vita. Il punto è, siamo prontə a farle?
Avversiamo la salute
Studi recenti mostrano che anche una ridotta autostima può tradursi in un accumulo di ormoni dello stress. «Sappiamo che chi deve sottoporsi ad un compito stressante – come parlare in pubblico – subisce un aumento dei livelli di cortisolo. Chi gode di buona autostima è però in grado di ridurre la propria reazione dopo una prima esperienza, mentre chi non ha fiducia nelle proprie capacità rischia un sovraccarico allostatico. Non è possibile insomma separare quello che avviene nel nostro cervello dal metabolismo o dall’attività del sistema immunitario, tanto che anche i medici cominciano a parlare di co-morbilità. Così tra i fattori che contribuiscono ad arginare il sovraccarico allostatico non ci sono solo dieta, sonno, esercizio fisico, ma anche l’atteggiamento mentale nei confronti dell’esistenza, la gestione del tempo libero e le relazioni sociali. Cosa possiamo fare per non essere avversativi rispetto alla nostra salute?
Le emozioni della fretta
Ci sono emozioni che ci mettono fretta, una fretta che viene amplificata dallo stress. Queste emozioni sono veloci perché sono difensive. La prima cosa potrebbe essere non ubbidire sempre alla fretta ma prendersi uno spazio di respiro che ci aiuti a rallentare. Portare intenzionalmente l’attenzione al respiro, meglio se dandoci un contatto fisico, ci mette nella condizione di essere un po’ più californiani. Se poi riuscissimo a mettere anche un po’ d’affetto a quell’attenzione al respiro saremmo proprio in una situazione in cui, implicitamente, ci diciamo che non siamo in pericolo Distinguere tra quello che è urgente e quello che è importante è un’altra vecchia ma sempre buona strategia. Infine, mi viene da dire, non trasformare la pratica di mindfulness in una soluzione allo stress ma in un’educazione alla flessibilità, potrebbe essere molto buono e molto utile. È per questo che amo e amerò sempre tantissimo il protocollo MBSR: perché è la base di tutti i successivi protocolli e un modo straordinario per educarci alla flessibilità e all’equanimità!
Horror pleni
Non c’è solo l’horror vacuii che nutre la nostra tendenza allo stress ma anche l’horror plenii. A questo è dedicato il laboratorio di Noura Tafeche di domenica 29 settembre, a Milano, nella sede de Il Lazzaretto. Un laboratorio in cui esploreremo i mostri che ci spingono a fare troppo e le paure che stanno dietro il nostro fare troppo. Questo lavoro farà da base al laboratorio che terrò, sempre a Il Lazzaretto, il 10 Novembre. Ringrazio Noura Tafeche e Salvatore Cristofalo che mi hanno presentato il mostro dell’IVA al 22%, che sta dietro lo stress di tanti liberi professionisti! Li ringrazio anche perché mi permettono di realizzare un desiderio: che la psicoterapia sia, oltre che cura, un’atto di arte contemporanea. Ah, in tutto questo c’è una buona notizia: se fai il protocollo MBSR con me non paghi l’IVA e hai una fattura sanitaria detraibile!!!
© Nicoletta Cinotti 2024

