Si sente parlare spesso della sindrome dell’impostore, la sensazione svalutante di non avere davvero il diritto di occupare il proprio posto, di averlo, in qualche modo estorto facendo credere agli altri di essere più di quello cha siamo. Una sindrome dolorosa che si accompagna con la paura che, prima o poi verremo scoperti, smascherati e svergognati.
Nella mia idea questa sindrome non mi riguarda perché faccio sempre il possibile per essere ben preparata per occupare il posto che mi spetta. Ma qui, mi sono resa conto, inizia l’altra sindrome, quella del costruttore che ti fa preparare sempre, comunque, a qualunque costo. Quella che ti fa leggere un libro in più piuttosto che uno in meno, che ti fa fare un corso in più piuttosto che uno in meno.
Ieri, come in un lampo, mi sono accorta che io ho la sindrome del costruttore che mi protegge, è vero, dalla sindrome dell’impostore ma, in ogni caso, mi allontana dall’idea che quello che ho fatto e faccio possa essere abbastanza. Mi sembra sempre che potrei o dovrei fare ancora qualcosina. Così ieri ho saltato la cena per fare un corso online che ha, fortunatamente, l’orario del Pacifico. È stato mentre saltavo la cena che mi è apparso evidente che la sindrome dell’impostore e la sindrome del costruttore sono, alla fine, le due facce della stessa medaglia: la paura di non essere abbastanza e la conseguente ansia dell’imperfezione. Abbastanza brava, abbastanza preparata, abbastanza buona. Ecco, veramente sul fatto di non essere abbastanza buona mi sento piuttosto in pace. Nel futuro mi aspetto che sarò in pace anche rispetto all’essere abbastanza brava e abbastanza preparata!
In realtà, molto spesso, vediamo quello che è più evidente e trascuriamo ciò che è più nascosto e la vergogna è il sentimento caratterizzato dal segreto. L’ansia dell’imperfezione di Nicoletta Cinotti
Pratica di mindfulness: Be water
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