Ci sono desideri così forti che non possiamo metterli da parte: ci muovono e ci danno la forza di spostare montagne. A volte ci domandiamo dove troviamo tutta quella energia. Non sempre è così. Abbiamo molti desideri fragili, che, se non li proteggiamo, rischiano di frantumarsi appena incontrano la realtà. È difficile dire perché succede: molti di quei progetti sono altrettanto belli, molti di quei desideri sono altrettanto vitali di quelli che portiamo avanti con tutta la nostra energia.
Sono desideri fragili perchè non reggono la disapprovazione e non possiamo mai essere sicuri che quello che faremo non sarà disapprovato da qualcuno. Per quanto possa sembrare strano quei desideri fragili sono più a rischio con le persone che amiamo che con gli estranei. Uno sconosciuto vede la nostra novità e se ne incuriosisce. Un familiare può avere una vecchia immagine di noi e spezzare il sostegno alla novità con un semplice sguardo.
Non è cattiveria, né cattiva volontà: per chi ci conosce è difficile cogliere gli elementi di novità. Si tende a vedere di più gli elementi di continuità che non il cambiamento.
Così dobbiamo proteggere i nostri desideri fragili proprio come proteggiamo un neonato, portarli fuori quando sono abbastanza robusti da poter sostenere la pioggia della disapprovazione. Forse pioverà, forse no. La cosa importante è sapere che noi, a quei desideri fragili, vogliamo bene e che vogliamo portarli dal buio alla luce.
Più si padroneggia il proprio mestiere e più si sa che la strada non è tanto trovare il modo per fare ciò che sai già fare ma trovare il modo per portare alla luce ciò che sta nell’oscurità. Edward Espe Brown
Pratica di mindfulness: L’arte di perdere
© Nicoletta Cinotti 2024
Potremmo dire che tutto ciò che dall’esterno va all’interno è una forma di nutrimento, gli stimoli sensoriali che riceviamo, i nostri pensieri, quello che leggiamo, le attività che facciamo per lavoro o per divertimento, le nostre ansie, sono tutte cibo perchè alimentano la nostra vita.
Se siamo pieni di stimoli sensoriali non possiamo nutrirci del terzo tipo di nutrimento: un nutrimento che nasce dall’ascolto del silenzio e del vuoto. Questo nutrimento è la nostra motivazione, il nostro vero desiderio. Agiamo ma non abbiamo lo spazio e la quiete necessari per agire con intenzione. È questa mancanza di motivazione che ci fa vivere semplicemente rispondendo agli affanni del quotidiano, o che ci fa sembrare che gli ultimi 10 anni della nostra vita siano passati quasi senza accorgercene.
Quello che manca a molte persone per essere felici è proprio questo tipo di nutrimento che spinge ad andare al di là delle nostre motivazioni egoistiche. Non invita ad trascurarsi: invita ad allargare la cura, l’attenzione e l’amore anche agli altri. Faccio spesso l’esempio degli alberi di una foresta: apparentemente ognuno di loro ha una vita indipendente ma se li guardiamo dalla prospettiva delle radici le loro connessioni sono evidenti e strettissime. E anche radici lontane comunicano attraverso dei funghi che passano le informazioni di nutrimento da un albero all’altro. Anche noi siamo così. Anche se siamo apparentemente separati non è indifferente quello che accade alle persone che amiamo e nemmeno quello che accade ai nostri vicini: in modi che non riusciamo a prevedere tutto questo avrà una ricaduta sulla nostra vita.
