Il primo esame dato all’università, nel lontano 1977, fu di Antropologia culturale. Avevo 18 anni perché ero un’anticipataria secchiona, piena dello spirito dell’epoca e durante l’esame con Gavino Sanna affermai, non ricordo nemmeno bene perché, che l’anima non esiste. Il mio esame stava andando bene. Lui ebbe un piccolissimo sobbalzo di spalle e senza guardarmi mi disse “non proseguirei su questo argomento” e continuò l’esame dandomi un bel trenta.
Il suo sobbalzo mi rimase dentro. Ero arrogante come solo a 18 anni si riesce ad esserlo. Dopo la vita ti bastona a sufficienza da farti perdere l’arroganza e trasformarla in dubbio. Anche solo un anno dopo quell’affermazione mi sembrava solo presuntuosa e fuori luogo ma non ho mai dimenticato quel brevissimo scambio, così gentile e umano, di cui gli sarò grata per sempre. Gavino aveva avuto un padre padrone, che bastonava davvero, e che, forse, aveva tentato di piegargli l’anima. Un’anima che lui aveva difeso con lo studio. Anch’io poi ho capito di aver difeso la mia anima con lo studio e con la poesia. perché l’anima si difende in modi strani.
Così quando mi è stato regalato questo piccolo libro, “La possibilità dell’anima” di Catherine Ternynck, non sapevo che quel ricordo avrebbe fatto da trama nella lettura, non sapevo che l’effimero mi permette di toccare qualcosa di infinito ma non di trattenerlo. Mi avrebbe dato però la possibilità di chiudere quel cerchio aperto tanti anni fa con la migliore definizione di qualcosa di inafferrabile come l’anima:
“Se mi venisse chiesto di scegliere, tra gli oggetti più ordinari, quale potrebbe meglio evocare l’anima in virtù della sua forma, penserei a un vestito. Non importa quale, una tutina da neonato o una tunica senza pieghe o cuciture, creata da un’unica stoffa e da mani sconosciute. Questo semplice vestito aderirebbe così bene al corpo da fasciarlo, in modo che non sarebbe più possibile capire quale dei due indossi l’altro. L’anima sarebbe corpo, e il corpo anima.
Perché l’anima sposa il corpo e lo avvolge. Di più, lo trasfigura, lo fa divenire presenza. L’avvolge di forza e di luce.
L’anima sontuosamente carnale.
Così, se anche tu hai un conto aperto con l’anima, questo libro, che nasce per l’autrice, psicoanalista, in un periodo di elaborazione del lutto, potrebbe fare al caso tuo!
“La possibilità dell’anima” di Catherine Ternynck
© Nicoletta Cinotti 2024 Addomesticare pensieri selvatici



