Ho letto “L’anniversario” in un soffio, che vuol dire due cose: in un tempo breve e vorace e senza respiro, con il fiato reso corto dalla lucidità descrittiva che non lasciava scampo. Non una parola di troppo, non un aggettivo che inducesse uno stato d’animo perché l’animo era già mosso dall’essenziale descrizione dei fatti.
Adesso posso dire che ognuno legge il proprio libro e raccontarti qual è il libro che ho letto io, qual è il filo che ho raccolto e annodato in quelle 128 pagine, che sembrano poche ma diventano tantissime. L’autore dice che ha scritto un libro sulla famiglia patriarcale. È vero, è una storia patriarcale, malata, assoluta, ma io ho letto la distruzione goccia a goccia che conduce alla scelta dell’estraniamento dalla famiglia, ho letto il dolore sordo e muto che non trova altra economia se non la distanza.
Il padre sceglie di estraniarsi ed estrania tutti i membri, isolandoli in uno sperduto paese, quanto più a nord fosse possibile rimanendo in Italia. E la conseguenza di quell’estraniamento, non elaborato, asfittico, violento è che quel nucleo che doveva essere chiuso come una tartaruga esplode. Rimangono insieme solo i due genitori e i figli diventano via via sempre più dispersi dalla famiglia e tra di loro.
Tanto dispersi che il protagonista festeggia l’anniversario della sua liberazione: il giorno in cui ha deciso, in maniera implicita, che non li avrebbe più visti. Forse non l’ha nemmeno deciso, l’ha fatto con la stessa inevitabilità con cui si chiude una porta, uscendo da qualsiasi luogo. Ed è su quella porta che, per un fugace saluto, madre e figlio si incontrano perché la madre sa, prima di lui, che non tornerà e così lo trattiene per un attimo con una domanda che rimane sospesa come tutte le profezie: “tornerai a trovarci?” No, non tornerò e festeggerò l’anniversario della mia liberazione.
È vero che l’allontanamento dalla famiglia libera? Forse, o forse solleva dal peso di una storia che è come un vestito che è diventato insopportabilmente stretto e che devi toglierti per forza se vuoi continuare a respirare.
Una nota a margine sulla scrittura: l’autore ha scelto di essere l’io narrante e questo dà una potenza fortissima a tutto il testo. In parte confonde e pensi che parli di sé. In parte fa sentire al lettore che tutto è possibile: anche questo!@Nicoletta Cinotti 2025
Andrea Bajani, L’anniversario, Feltrinelli
Per la rubrica “Addomesticare pensieri selvatici “



