L’idea che sia necessario migliorarsi, correggere le proprie tendenze, sforzarsi per essere diversi ha un fondamento nella credenza che la guarigione nasca dall’aggiunta di qualcosa.
Nella pratica di mindfulness – come anche nella bioenergetica – coltiviamo l’opposto. Coltiviamo l’idea che tornando a noi, alle nostre qualità di base, si possa incrementare la salute e il benessere. Semplicemente.
Così non viene richiesto nient’altro che aumentare la propria consapevolezza dell’esperienza, riconoscere le qualità percettive e non concettuali di ciò che proviamo, sia che si tratti di pensieri che di sensazioni fisiche, esplorando un territorio che è davvero vasto come il mondo. Man mano che la nostra consapevolezza diventa più aperta e ampia quello che accade è che riportiamo al cuore la nostra pratica. Nel fondo la consapevolezza guarisce proprio perché riporta al cuore delle cose. Riporta al nostro cuore.
E’ la consapevolezza che guarisce. Questo è il caposaldo della pratica. Perché questa guarigione avvenga la profondità della nostra mancanza di misericordia deve essere vista chiaramente per quello che è. E’ solo guardando profondamente che possiamo contrastare l’assenza di misericordia della mente. Ezra Bayda
Pratica di mindfulness: Cullare il cuore
© Nicoletta Cinotti 2015
Foto di ©tracyhughes2_7. CPAGB LRPS



