Proposizioni semplici
mentre sto in piedi l’ombra si stende
sole mattutino traccia il primo disegno
fiorire è un affare mortale
io mi sono dichiarato d’accordo
io vivo.
Helmut Heissenbüttel
Proposizioni semplici
mentre sto in piedi l’ombra si stende
sole mattutino traccia il primo disegno
fiorire è un affare mortale
io mi sono dichiarato d’accordo
io vivo.
Helmut Heissenbüttel
Comincia da dove sei. È importante. La pratica di meditazione non è qualcosa che riguarda il dopo, quando avrai risolto tutto e sarai la persona che vorresti essere. Anche se fossi la persona più violenta del mondo, questo è il posto giusto da cui partire.
Potresti essere la persona più depressa del mondo, la più gelosa. Oppure potresti pensare che nessuno odia se stesso quanto te. Tutte queste diverse situazioni sono punti giusti da cui partire.
Tutto quello che c’è è un buon punto da cui partire. Proprio dove sei. Quello è il luogo da cui cominciare.
La vita è un buon maestro e un buon amico. Ciò che accade è in continuo cambiamento, solo che non ce ne rendiamo conto. E niente va proprio come vorremmo. Questo essere fuori fase, nello stato di transizione, è una situazione ideale nella quale non rimanere catturati e nella quale aprire il cuore e la mente oltre i nostri limiti. È una situazione tenera, non aggressiva, aperta a qualsiasi conclusione.
©Pema Chodron
https://www.nicolettacinotti.net/eventi/be-real-not-perfect-verso-unaccettazione-radicale/
È singolare il rapporto che abbiamo con la semplicità delle esperienze. Dichiariamo passione per la semplicità ma, a volte, il fatto che qualcosa sia semplice ci fa perdere interesse, oppure attenzione. E lo rendiamo, così, scontato
In questo modo una grande parte delle nostre esperienze – poiché sono semplici – finisce per diventare automatica. Di questo dobbiamo ringraziare la nostra intelligenza. È organizzata in compiti e se trova il compito semplice mette la spunta – fatto – e cerca, avidamente, qualcosa di più difficile in cui impegnarsi. A volte mettiamo la spunta – fatto – senza nemmeno aver provato davvero a farlo, solo perché sappiamo già come si fa. È come se avessimo sempre fame di nuove esperienze e lasciassimo molte delle esperienze che sono nel nostro piatto, nelle nostre giornate, senza assaggiarle perché ci sembrano troppo conosciute. Questo rende la nostra esperienza delle cose semplici molto superficiale.
La meraviglia però arriva quando possiamo entrare in profondità anche nel compito più semplice ed essenziale. In quel momento tutto diventa chiaro e calmo. Perché abbiamo tolto le etichette, abbiamo tolto la velocità che altera e massifica la percezione. In quel momento, abbiamo saputo tenere la nostra attenzione nella percezione e nella novità che la percezione ci offre. Andare in profondità in qualcosa di semplice, come il respiro, ci permette di dire, alla nostra intelligenza, che il mondo non inizia né finisce nelle cose che abbiamo capito. Inizia e finisce in quelle che abbiamo sentito.
Possiamo scoprire così che quello che è semplice non è detto che sia facile.
Praticare la consapevolezza può essere semplice ma non necessariamente facile…Questo lavoro però è intrinsecamente gratificante perché ci pone in contatto con molti aspetti della nostra vita che di solito trascuriamo e perdiamo di vista. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Spazio di respiro di tre minuti
© Nicoletta Cinotti 2022 Il protocollo MBCT online
Le classi d’esercizi bioenergetici sono forse il modo più conosciuto di avvicinamento all’analisi bioenergetica. Semplici e con una struttura regolare di lavoro corporeo – che permette di affrontare le tensioni ricorrenti – rientrano tra le attività di promozione della salute che sono tipiche dell’analisi bioenergetica. Spesso sono strutturate in cicli di 10 incontri a frequenza settimanale e offrono così un programma regolare di lavoro corporeo.
Il libro – Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica. manuale di esercizi pratici – che le presenta raccoglie il lavoro di Alexander Lowen e di sua moglie Leslie, che contribuì attivamente alla costruzione delle sequenze di esercizi, e uscì negli Stati Uniti nel 1977, rapidamente tradotto in Italia da Astrolabio, due anni dopo. Malgrado sia un libro piccolo raccoglie, in maniera organica, tutto quello che c’è da sapere – e da esplorare – in una classe d’esercizi.
La vibrazione – o fascicolazione – è uno degli elementi più tipici della classe. Lavoriamo perché si verifichino questi movimenti involontari che indicano che c’è stato un de-tensionamento muscolare.
La vibrazione è dovuta a una carica energetica della muscolatura ed è analoga alla vibrazione che ha luogo in un filo elettrico quando una corrente lo attraversa. Alexander Lowen
Spesso mi scrivono persone che soffrono di fascicolazioni muscolari spontanee e vorrei quindi spendere due parole per fare una distinzione. Le vibrazioni o fascicolazioni che si sperimentano in bioenergetica sono dovute al fatto che il muscolo viene stressato e, quando il muscolo arriva ad un massimo di tensione, reagisce de-tensionando, cioè vibrando. Si utilizza un principio di fisiologia per arrivare alla distensione, a quello che, in bioenergetica, è l’arrendersi al corpo. È un processo di carica per arrivare alla scarica, percorrendo una strada contro-intuitiva, come accade spesso in bioenergetica.
Le fascicolazioni spontanee invece, possono avere diverse origini e vanno investigate con il proprio medico di fiducia se arrivano a compromettere uno stato di benessere psicofisico, perché, ovviamente, una tendenza alla fascicolazione può essere fisiologica in condizioni di tensione.
Produrre vibrazioni ha uno scopo: aumentare la capacità di tollerare eccitazione e piacere. Per ottenere questo è necessario che il nostro senso di sé sia ancorato al corpo. Lo scopo però non si limita alla salute fisica ma include la salute psichica.
Durante questo processo avviene un analogo cambiamento nel pensiero e negli atteggiamenti di una persona. Quando le vibrazioni attraversano completamente il corpo, la persona si sente unita e integrata, intera…La sensazione di unità e integrità porta ad una naturale sincerità di pensiero e azione. Alexander Lowen
Perché questa esperienza sia facilmente integrata, tutti gli esercizi hanno due basi: il lavoro sul grounding e l’ampliamento della lunghezza respiratoria. Avere grounding significa essere radicato nella realtà, abbassando il centro di gravità e spostando l’attenzione predominante dai pensieri al corpo, per aumentare l’identificazione con il corpo. La nostra identificazione con i pensieri è, per Lowen alla radice di molte delle patologie psicologiche. Su questo, per lui, ci sono poche parole da spendere: è necessario permettere alle persone di avere una diversa esperienza del proprio corpo. E la classe è proprio questo: avere una diversa esperienza del proprio corpo.
Il grounding è legato al lasciarsi andare che, in bioenergetica, significa, lasciarsi scendere, perché, inconsciamente, ci teniamo su di continuo, per paura di cadere e di abbandonarci alle nostre sensazioni. Quando ci spingiamo in alto perdiamo il nostro ritmo e la nostra capacità di autoregolazione, per seguire il ritmo e la volontà della mente.
La respirazione sana è un’attività che riguarda tutto il corpo. Quello che facciamo nella classe è
lavorare sulle contrazioni che tagliano questa qualità del respiro. In questo modo le sensazioni possono aumentare e sicuramente cresce la consapevolezza corporea.
Anche se può sembrare strano l’analisi caratteriale nasce qui: i caratteri si strutturano sulla base dell’interruzione più ricorrente che si produce nel nostro respiro. Per questo, se si è uno psicoterapeuta bioenergetico, è inevitabile condurre la classe tenendo conto delle modalità respiratorie dei partecipanti. E, soprattutto, ascoltando il cambiamento del suono del respiro, man mano che la classe va avanti.
Bent out of shape è il titolo di un fortunato libro americano sulla classe d’esercizi ma, in inglese, dire
che qualcuno è bent out of shape è anche un modo per dire che è molto arrabbiato, fuori di sé per la rabbia. Questo è un concetto sottile e profondo della bioenergetica. I muscoli contratti, tesi, sono muscoli “arrabbiati” o “spaventati” e portano a sperimentare queste emozioni anche al di là del dato di realtà. Ecco perché il lavoro espressivo sulla rabbia, in bioenergetica, è così importante. Perché, dando espressione a questa tensione di sottofondo, ci permettiamo di liberare le tensioni muscolari che ci rendono imprigionati in una modalità difensiva. Passiamo dal corpo ma, in realtà è un modo per cambiare la mente, per ridarle flessibilità e vigore. Vitalità e senso della novità. Fuori dalla ripetizione delle vecchie letture del mondo.
Poi, poiché in fondo Lowen era un poeta, collega la modalità di respiro con la nostra modalità di relazione sociale. La nostra inspirazione così parla della nostra capacità di protenderci all’esterno, la nostra espirazione parla della nostra capacità di cedere.
Le lacrime sono come pioggia dal cielo ed un buon pianto è come un acquazzone che pulisce l’aria. Piangere è il modo fondamentale per liberare le tensioni, come si può vedere osservando un bambino che scoppia a piangere, quando le frustrazioni gli creano una tensione insopportabile. Nessuno deve vergognarsi di piangere poiché siamo tutti bambini nel cuore. Alexander Lowen
Gli esercizi bioenergetici offrono l’opportunità di esercitarsi e di prendere dimestichezza con l’espressione di ciò che si sente, in un ambiente protetto e adatto a questo scopo. L’espressione di ciò che si sente non è diretta ad altri.
Inoltre, se da una parte si viene sollecitati ad esprimere quello che si sente, dall’altra si viene aiutati ad esercitare e mantenere padronanza dell’esperienza, in modo che l’espressione sia appropriata.
La scelta del momento per agire e parlare è altrettanto importante quanto ciò che si fa e si dice. Ci sono persone che reagiscono troppo rapidamente: sono impulsive e manca loro il controllo consapevole che caratterizza una persona padrona di sé. Altre reagiscono troppo lentamente, spesso molto tempo dopo che la situazione è superata. Equilibrio comporta tempestività non impulsività. Alexander Lowen
Potrebbe essere interessante leggere un report di un caso clinico che ben chiarisce come, a partire dal racconto di una esperienza personale, si possa sentire l’esigenza e la naturalità del passaggio all’esplorazione attraverso il corpo. L’articolo si intitola Il movimento e l’esplorazione di sé (pdf) di Lynne Parsons originariamente pubblicato da IPSO.
© Nicoletta Cinotti 2022
Corso registrato “10 Classi di Yoga e bioenergetica”
Lowen A., Lowen L., Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica
Mitchell E., Bent out of shape
Parsons Lynne,Il movimento e l’esplorazione di sé
La consapevolezza non è una capacità semplicemente cognitiva. Questo fraintendimento nasce probabilmente dal grande valore che diamo all’intelligenza e agli aspetti mentali. Per questo finiamo per ritenere superiore tutto ciò che è cognitivo. E finiamo per assimilare la consapevolezza a qualcosa di mentale.
Un altro dei motivi per cui possiamo ritenerla mentale è perché per molte persone l’apprendimento è un processo privato di qualità emotive. Almeno in teoria. In pratica credo che senza curiosità – che è un’emozione – senza eccitazione per la padronanza che andiamo acquisendo, senza motivazione, nessun apprendimento sia possibile.
Quindi, se guardiamo bene, abbiamo forti sentimenti nei confronti di ciò che studiamo. La matematica o la letteratura le abbiamo amate o detestate sulla base di emozioni che sorgevano spontanee al contatto con la materia. Reagivamo alla difficoltà di comprensione e questo interferiva con l’apprendimento.
Tutto questo è vero anche per la consapevolezza, che ha una qualità di studio e una originalità d’oggetto: noi stessi. La possiamo esercitare solo su di noi e poi, una volta appresa, estenderla anche al mondo sensoriale che ci circonda e usarla per risuonare con gli altri.
Così la difficoltà che incontriamo a praticarla non è vuota o neutrale. Ci dice cosa proviamo per il nostro oggetto di studio, per noi stessi. Se proviamo attrazione e interesse questo risuonerà nella nostra motivazione. Se proviamo distrazione e noia, sarà ugualmente espressa dal nostro modo di praticarla. Che sia bioenergetica o mindfulness, solo un’attenzione affettuosa nei nostri confronti, un senso di calore e spaziosità ci permetterà di sentire la curiosità che ci porta, ogni giorno, di fronte a noi stessi. Per essere consapevoli del nostro panorama interno ed esterno.
E l’infedeltà a noi non è mai pigrizia: a volte è evitamento, a volte è paura, a volte è rabbia. Tutte cose che richiedono una calda compassione.
La qualità di presenza consapevole non è vuota o neutrale. La vera consapevolezza è permeata di calore, compassione e interesse. Christina Feldman citata in Segal, Williams, Teasdale
Pratica di mindfulness: Un respiro affettuoso
© Nicoletta Cinotti 2022
Siamo nella stagione dei regali e dell’attesa. A volte anche dell’attesa del regalo. Un regalo che mantenga la sua natura di novità e imprevisto. Quei regali che, proprio perché sorprese, fanno sorgere un moto di gioia e gratitudine. Quel “grazie” che diamo in risposta che, prima ancora che una parola è un movimento del corpo.
Per questo potremmo pensare che la gratitudine sia una risposta a qualcosa che ci è stato dato. In realtà la gratitudine è qualcosa presente a priori: è prestare attenzione, essere in ciò che accade dentro e fuori di noi, con pienezza. È quello lo stato che ci fa dire grazie. In quel momento siamo in contatto e comprendiamo lo scambio, mischiato, confuso e affettuoso che c’è tra noi e gli altri, e il privilegio di farne parte. Così la gratitudine non è altro che il riconoscimento della forza del nostro essere connessi, parte di un insieme, per il quale non abbiamo dovuto fare domanda. Siamo arrivati così, nudi e crudi e nudi e crudi ce ne andremo.
E nel mezzo – gratuitamente – avremo visto e ricevuto al solo costo della nostra attenzione. I colori del cielo, delle stagioni, dei vestiti, i volti, le mani, gli occhi delle persone, la loro grazia nel movimento e la loro stanchezza. I suoni e gli odori, i frammenti dei movimenti e i gesti. Il protendersi e il ritirarsi. Ogni cosa può entrare a far parte di quella gratitudine. Perché la gratitudine è la misura della generosità della nostra presenza, della nostra partecipazione.
Il ringraziamento avviene quando il nostro senso di presenza incontra la presenza degli altri. Non apprezzare significa, semplicemente, che non abbiamo prestato attenzione. David Whyte
Pratica del giorno: Protendersi
© Nicoletta Cinotti 2022 Il programma di Mindful Self-compassion online
Progetto finanziato con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)
Programma Regionale Liguria 2021–2027 – Azione 1.2.3 “Supporto allo sviluppo di progetti di digitalizzazione nelle micro, piccole e medie imprese”.
CUP: G34E24003120005

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