È vero che le storie procedono in cerchi e in questo libro ci sono tanti cerchi che si ripetono nella gioia e nel dolore. Cerchi che connettono parti distanti di storia, cerchi che disegnano vicende familiari.
Forse nelle famiglie quella che prima veniva definita la continuità borghese di lavoro tra genitori e figli era solo uno dei cerchi che prendeva vita.
È, in qualche modo, un romanzo romantico e io non sono appassionata di romanzi romantici ma è anche un giallo e quello è un colore che mi si addice molto di più. Alla fine è un romanzo di speranza, anche se attraversa un dolore acuto e bruciante, di quelli che nessuna famiglia vorrebbe mai conoscere. Tre storie familiari che si intrecciano: due sorelle, diverse come non mai, due cugine, accomunate da un destino feroce, due fratelli, lasciati orfani eppure capaci di farsi l’uno genitore dell’altra. E altre famiglie sullo sfondo attraversate anche loro da una tragedia comune che non sappiamo come abbiano fatto ad andare avanti. L’adolescenza non è un’età felice ma un’età spericolata a cui, in qualche modo, sopravviviamo. Se siamo fortunati sopravviviamo bene, se siamo stati spericolati sopravviviamo con parecchie cicatrici.
Sullo sfondo una Roma che ti sembra di vedere nei suoi negozi, nelle sue borgate e nel suo linguaggio, sempre un po’ cinico, anche quando è romantico.
Insomma se vuoi leggere un romanzo duro e romantico insieme, giallo e rosa mischiato, questo libro ti aspetta.
Roberta Recchia, Tutta la vita che resta, Rizzoli ed. (Provvigione amazon)
© Nicoletta Cinotti 2024
