Sabato 19 Ottobre, alle 17.15 sarò a Lecce, al Convitto palmieri a parlare di deepfake. ma tu che c’entri, mi ha chiesto un paziente che si occupa di social media incuriosito del fatto che ne sapessi qualcosa.
In effetti lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale generativa (Generative AI) è legata a molte discipline, tra cui la psicologia.
Ma andiamo con ordine: cosa sono i deep fake? Intanto l’etimo della parola: deep si riferisce al deep learning ossia ai processi di apprendimento di base e fake alla notizia falsa.
I deepfake sono media – immagini, audio, video – interamente generati dall’intelligenza artificiale o ampiamente manipolati grazie all’intelligenza artificiale. L’attenzione ai deepfake è stata inizialmente legata ai porno. Attraverso questa tecnica sono stati creati dei porno falsi con il viso di attrici famose, semplicemente chiedendo all’intelligenza artificiale di sovrapporre il viso dell’attrice in questione a quello della vera attrice porno. Forse potresti pensare che chi l’ha fatto avesse una grande competenza informatica: non è così. Questo è il primo punto: l’AI ci permette di diventare creatori di contenuti fake con facilità anche se le nostre abilità informatiche sono abbastanza basiche. Tradotto questo significa che non possiamo avere un reale controllo sulla qualità e quantità di contenuti che vengono prodotti con l’effetto che la manipolazione dell’informazione può diventare un fenomeno di dimensioni scarsamente controllabili.
Come siamo arrivati qui? Semplice e difficile insieme. Abbiamo creduto che il vero funzionamento di un computer dovesse assomigliare a quello del cervello umano e quando siamo arrivati a capire come funziona un cervello umano, il deep learning – ossia come apprende, memorizza, associa informazioni, compie decisioni attraverso reti neurali – abbiamo cercato di impostare il funzionamento dell’intelligenza artificiale su queste basi e ci siamo riusciti. Il nostro cervello funziona su una base conversazionale e le istruzioni che diamo all’AI sono come frasi di una conversazione. Non solo: se stressi un po’ l’AI dicendogli che sei disperata perché devi finire un lavoro, hai poco tempo e altre amenità del genere, risponde con maggiore solerzia, come se fosse empaticamente sensibile. I contenuti che vengono caricati al fine di iniziare il dialogo rimangono suo patrimonio e possono essere utilizzati in rete, con quel principio di condivisione che ha reso internet un luogo di ricerca di informazioni.
Potrebbe essere una vittoria di Pirro perché la semplicità di utilizzo dell’AI, attraverso dei semplici comandi di testo, comunicati come se conversassimo con un amico, rende il suo utilizzo alla portata davvero di tutti (anch’io uso l’AI per ricerche bibliografiche, analisi di testo ma non per generare video, foto o audio). Si apre quindi un problema etico perché, essendo alla portata di tutti si presta anche ad usi oscuri alcuni facilmente immaginabili, altri imprevedibili.
Inoltre l’AI ha la possibilità di maneggiare una mole di informazioni enorme, molto al di sopra delle possibilità umane. Geoffrey Hinton, da poco premio Nobel per la fisica e uno dei padrini dell’AI, si è recentemente distaccato da Google quando si è accorto della potenziale pericolosità di quello che aveva creato. Si narra, chissà se è una notizia vera, che l’epifania gli sia arrivata quando a chiesto all’Ai di spiegargli perché una barzelletta faceva ridere e la risposta è stata corretta. Questo significa che non solo è in grado di prendere informazioni, associarle, connettere elementi e prendere decisioni ma è in grado di avere un’abilità complessa come quella che sta dietro all’ironia.
Soluzioni? Non certo quella di tornare indietro, visto gli importanti e utili aree di apòlicazione. Forse le soluzioni possono essere etiche e giuridiche, da portare avanti prima che sia troppo tardi, come dice Hinton!
Con me in questa conversazione, Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi all’Università di Urbino, Giovanni Ziccardi, docente di Informatica giuridica all’Università di Milano (in collegamento) e Giampaolo Colletti, giornalista de lI Sole 24 Ore e direttore di Startupltalia.
- Dove: Teatrino del Convitto Palmieri a Lecce
- Quando: Sabato 19 Ottobre alle 17.15-19.15
© Nicoletta Cinotti 2024
