E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice
che dica
questa è la terra, il blu che vedi è il mare.
©Pierluigi Cappello in Azzurro elementare
E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice
che dica
questa è la terra, il blu che vedi è il mare.
©Pierluigi Cappello in Azzurro elementare
Credo nella vita sotto forma terrestre,
tangibile, vagamente rotonda,
meno sferica ai poli,
in ogni luogo piena di orizzonti.
Credo nelle nuvole, nelle loro pagine
nitidamente scritte
e negli alberi, soprattutto d’autunno.
(Talvolta mi sembra d’essere un albero).
Credo nella vita come territudine,
come grazia o disgrazia.
Il mio più grande desiderio fu quello di nascere,
e ogni istante aumenta ancora.
Credo nel dubbio agonico di Dio,
ovvero, credo di non credere,
anche se di notte, da solo,
interrogo le pietre,
ma non sono ateo di nulla
se non della morte.
Eugenio Montejo
Non innamorarti di una donna che legge,
di una donna che sente troppo,
di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa,
che sa di sapere e che inoltre è capace di volare,
di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride
o piange mentre fa l’amore,
che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica,
lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.
Martha Rivera Garrido
L’altra sera mi è successa un cosa commovente, anche se non insolita. Una persona che partecipa a un protocollo mi ha detto che si era sempre chiesta cosa voleva dire essere presenti. E che, in quella pratica, aveva sentito cosa voleva dire essere presenti. E questo sentirsi l’aveva commossa e riempita di stupore.
È proprio così: questa azione così essenziale come essere presenti è spesso tanto velata che non la conosciamo. Eppure la riconosciamo subito quando avviene: quando il velo fatto dal dubbio e dalle cose che vorremmo fare e che ci tratteniamo dal fare cala, tutto si offre con il suo splendore originario e ci commuove. Non abbiamo bisogno di azioni straordinarie, di gesti eroici, solo la presenza basta. Come mai evitiamo qualcosa di così semplice ed essenziale? La evitiamo perché, per essere presenti, abbiamo bisogno di un impercettibile movimento interiore: lasciar andare le difese. Quelle che, per l’appunto, velano e filtrano la nostra percezione della realtà. Non ci diciamo mai qual’è il costo del nostro arsenale difensivo. Non ce lo diciamo perché, altrimenti, saremmo meno sicuri che valga la pena tenerlo armato. Eppure il costo del nostro arsenale difensivo è propri questo: vela la nostra vita e filtra le nostre esperienze. Tutto ciò che viviamo è visto alla luce di ciò da cui dobbiamo difenderci. E, a volte, per giustificare le nostre difese, ci inventiamo pericoli che non ci sono, proprio come qualsiasi stato belligerante.
Ciononostante, basta un respiro, un attimo di disarmo e torniamo ad essere quei vulnerabili guerrieri che siamo: armati della nostra vulnerabilità e del nostro coraggio, facciamo un rotazione di prospettiva che ci salva la vita.
La meditazione ha una prospettiva del tutto diversa: ogni stato, ogni momento, costituiscono un’esperienza particolare. Quando rinunciamo a desiderare che accada qualcos’altro, la nostra capacità di misuraci con il presente compie un grande passo avanti. Jon Kabat Zinn
Pratica di mindfulness: Diventare amici dell’incertezza
© Nicoletta Cinotti 2024 Il protocollo MBSR online
Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.
© Nicoletta Cinotti 2024
Non c’è nessuna verità in agguato,
il pensiero si posa nei mondi sottili
e fa nidi con le parole,
vie piccole verso la vita
con il silenzio.
Ha molti animali per compagni, veloci
e lenti, giganteschi e filiformi. Ha
sotterranei portentosi
e luce misurata.
Un rettile gli dorme accanto
goffo e sapiente,
macchia e semina,
sa leggere le stelle ma non la grammatica.
Un’emozione avanza sottovento, interroga la pelle.
Quando risponde lo spazio aperto che non ha dove
e le parole vagano tastando il limite, ecco: penso un pensiero.
@Chandra Livia Candiani da “Fatti vivo”
NB. Il titolo è una mia attribuzione
Progetto finanziato con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)
Programma Regionale Liguria 2021–2027 – Azione 1.2.3 “Supporto allo sviluppo di progetti di digitalizzazione nelle micro, piccole e medie imprese”.
CUP: G34E24003120005

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