L’amore verso se stessi rappresenta una delle sfide più complesse della vita, specialmente per coloro che hanno vissuto esperienze di carenza affettiva durante la loro crescita. Come sottolinea Alice Miller: “Come si può amare qualcosa che non si conosce e che mai è stato amato?”
Molte persone si trovano in una costante ricerca dell’accettazione altrui, sperando di poter colmare il vuoto interiore che le accompagna. Tuttavia, questa ricerca esterna spesso porta a brillare di luce riflessa invece di alimentare la propria fiamma interiore. È fondamentale comprendere che, nell’età adulta, solo noi stessi possiamo veramente colmare quel vuoto che percepiamo.

Il Percorso Terapeutico
Nel campo della psicoterapia, si osserva frequentemente come i professionisti possano provare una profonda gratificazione nel testimoniare il progresso dei loro pazienti. Paradossalmente, questi stessi terapeuti potrebbero trovare difficoltà nel concedere a se stessi la stessa considerazione e cura che offrono ai loro pazienti.
La formazione professionale in psicoterapia può rappresentare un percorso trasformativo inaspettato. Spesso, chi intraprende questo cammino non ha inizialmente chiare aspettative o certezze sulla propria vocazione. È il processo stesso della formazione che può portare a scoperte significative su se stessi e sulle proprie capacità.
La Scoperta di Sé
Il percorso di crescita personale e professionale può rivelare aspetti sorprendenti. Come afferma Carl Rogers: “Nella misura in cui ciascuno di noi è disposto ad essere se stesso, scopre non solo di stare cambiando il mondo, ma che le persone con le quali si relaziona stanno anch’esse cambiando.”
La formazione terapeutica spesso porta a confrontarsi con:
- L’espressione autentica delle emozioni
- La capacità di comunicare i propri bisogni
- Il riconoscimento dei propri limiti
- L’accettazione delle proprie imperfezioni

Trasformazione e Crescita
Il processo di crescita personale può manifestarsi attraverso diversi segnali:
- Una maggiore consapevolezza dei propri bisogni
- La capacità di stabilire confini sani nelle relazioni
- La diminuzione del senso di colpa verso le proprie debolezze
- Una maggiore spontaneità nell’espressione emotiva
- La capacità di chiedere aiuto quando necessario
Conclusioni
Come ricorda George Eliot, “Non è mai troppo tardi per diventare ciò che avresti potuto essere.” In questo cso molti colleghi, me per prima, spesso cercano dai pazienti quell’amore e quala convalida che è mancata nella loro vita. Il percorso di crescita personale e professionale in ambito terapeutico può portare a una profonda trasformazione, non solo nella capacità di aiutare gli altri ma anche nella relazione con se stessi.Possiamo correre il rischio di volerci bene al di là della nostra professione e dei risultati che otteniamo professionalmente
La vera sfida consiste nel trovare un equilibrio tra la cura degli altri e la cura di sé, riconoscendo che l’auto-accettazione e l’amor proprio non sono segni di egoismo, ma fondamenta necessarie per costruire relazioni autentiche e significative, sia personali che professionali.
© Nicoletta Cinotti 2025



Spesso utilizzo un’affermazione semplice durante i miei protocolli: “portare la pratica al cuore”. È un concetto che trasmette l’importanza di avvicinarci alla mindfulness non solo come un’attività mentale, ma come un’esperienza che coinvolge anche il nostro cuore. Come ci ricorda Jon Kabat-Zinn, e come condivido in un video di dieci anni fa (così valuti il processo di invecchiamento!!!)
La chiusura del cuore è spesso una risposta a una ferita. Nella psicologia buddista, ciò è descritto come la “seconda freccia.” Il primo dolore è inevitabile, perchè la vita non è facile, ma la vera sofferenza deriva dalla nostra reazione a quel dolore. Non solo fuggiamo dal dolore, ma talvolta ci aggrappiamo a esperienze piacevoli, cercando di congelare quei momenti. Questa ricerca di permanenza ci espone a un’altra forma di sofferenza, poiché neghiamo l’inevitabilità del cambiamento.
Una pratica profonda per tutti
Joseph Goldstein e le fasi della meditazione
Fase 1: “Me”
