Recentemente ho pubblicato su YouTube un video che presenta alcuni semplici esercizi di lavoro corporeo per gli occhi. Questa scelta non è casuale: il blocco oculare rappresenta infatti il più basilare dei blocchi reichiani, originandosi nei primissimi scambi di sguardi tra madre e bambino. Questo blocco manifesta un congelamento della tensione legato a esperienze visive o emotive non elaborate, e si caratterizza per una contrazione nella zona oculare che si estende dalla fronte fino al collo. Tale tensione nasce dall’inibizione di emozioni fondamentali come rabbia, pianto e paura, potendo manifestarsi attraverso intense emicranie o problemi cervicali.
Il processo di sblocco
Per sciogliere questo blocco, è essenziale stimolare l’apertura degli occhi e il movimento del capo. Tuttavia, prima di ottenere un effettivo sblocco, occorre permettere la libera espressione di emozioni come panico, sospetto, rabbia o pianto. È interessante notare come le tensioni della parte superiore del volto siano intimamente connesse con quelle della zona inferiore, coinvolgendo bocca e mascella.
Durante gli esercizi, non è raro che emergano ricordi traumatici dell’infanzia. Questi ricordi, liberandosi, sciolgono i ristagni energetici dove l’evento traumatico originario rimane cristallizzato. Il meccanismo è chiaro: il bambino, per proteggersi da un dolore troppo intenso, contrae il respiro, creando così il blocco energetico. Ogni area di energia stagnante conserva infatti la memoria degli episodi traumatici vissuti.
Gli occhi come specchio dell’anima
Negli anni ’70, la rivista italiana “Pulsazione” pubblicò un importante articolo di Lowen intitolato “Gli occhi, specchio dell’anima”. Quest’opera rappresenta una delle analisi più approfondite sul blocco oculare. Lowen evidenzia come, nonostante la medicina tradizionale non si soffermi sugli aspetti psicologici dello sguardo, tutti noi sappiamo per esperienza diretta quanto la qualità dello sguardo influenzi le nostre relazioni.
Come in ogni specie animale, anche negli esseri umani lo sguardo riflette qualità interiori e stati di attivazione specifici. Può manifestarsi come assente o distante, tipico delle personalità schizoidi, o esprimere varie sfumature del desiderio di contatto: dalla supplica d’amore alla diffidenza, dall’odio alla confusione.
A livello fisiologico, le pupille reagiscono agli stati emotivi: si dilatano con la paura o il dolore e si restringono nelle situazioni di piacere, modificando la messa a fuoco. Queste reazioni, mediate dal sistema nervoso autonomo, evidenziano lo stretto legame tra processi fisiologici e psicologici nella relazione con l’ambiente.
La dimensione relazionale dello sguardo
Gli occhi vanno oltre la semplice funzione visiva: sono un potente strumento di contatto relazionale, capace di comunicare aggressività o accoglienza. Sostenere lo sguardo altrui non è mai neutrale e spesso rivela il vero significato di ciò che comunichiamo in una determinata situazione. Il contatto visivo rappresenta una delle forme più intime di comunicazione, operando a livelli più profondi di quelli verbali.
Questo aspetto è particolarmente cruciale nella relazione madre-bambino, dove lo sguardo contribuisce a sviluppare il senso di sicurezza relazionale. Il modo in cui un genitore guarda il proprio figlio influenza sensazioni e comportamenti. Uno sguardo può funzionare da potente rimprovero, con un’efficacia paragonabile a quella di uno schiaffo. Molti pazienti mi hanno riferito che avevano un genitore che non rimproverava a parole ma che aveva uno sguardo che li paralizzava: efficace, dal punto di vista del genitore, pessimo per un figlio!
La personalità dei bambinə è tenera e può essere danneggiata non solo da sguardi carichi di odio, ma anche da quelli eccessivamente seduttivi, che rischiano di creare legami confusi con il genitore. Molte persone temono il contatto oculare proprio perché gli occhi rivelano le emozioni più profonde, portandole spesso a evitare lo sguardo diretto o a distoglierlo in momenti di difficoltà.
Gli occhi e il carattere
Gli occhi riflettono i processi energetici dell’organismo e la nostra capacità di presenza nella realtà. Esiste una stretta correlazione tra il grounding bioenergetico e il blocco oculare: spesso, in bioenergetica, si lavora sull’appoggio a terra per sciogliere questo blocco. Un radicamento insufficiente compromette infatti il nostro contatto con la realtà, influenzando la qualità dello sguardo.. Inoltre non va dimenticato il ruolo giocato dallo sguardo nell’emozione della vergogna, nella paura dell’imperfezione.
Lowen ipotizza una correlazione tra struttura caratteriale e qualità del blocco oculare, delineando una classificazione specifica:
Le cinque tipologie di sguardo
- Carattere schizoide: sguardo inespressivo o assente, privo di emozioni, che rivela una mancanza di contatto
- Carattere orale: esprime una richiesta d’amore e appoggio, talvolta mascherata da pseudo-indipendenza
- Carattere psicopatico: alterna uno sguardo penetrante di controllo a uno morbido e seducente finalizzato alla conquista emotiva
- Carattere masochista: sguardo caratterizzato da sofferenza o ansia, spesso celate da confusione
- Carattere rigido: occhi forti e brillanti, che possono indurirsi mantenendo la vitalità, spesso per difendersi da una profonda tristezza
Aspetti terapeutici
La terapia bioenergetica del blocco oculare (che non è l’EMDR) integra elementi del metodo Bates per la correzione dei difetti visivi, pur mantenendo un approccio più ampio. L’obiettivo è modificare il livello energetico generale attraverso la respirazione e il grounding, prima di concentrarsi su esercizi specifici per la zona oculare.
La miopia infantile, in particolare, viene collegata agli aspetti relazionali e alle emozioni suscitate dalle figure di riferimento, specialmente la paura. Secondo Lowen, deriva da una tensione muscolare cronica che causa la dilatazione della pupilla e limita la mobilità del bulbo oculare. Lo stato di shock parziale isola la contrazione muscolare dalle emozioni sottostanti.
Guardare e vedere
Il lavoro bioenergetico sul blocco oculare segue due percorsi principali che ha un’intenzione specifica: non basta guardare bisogna anche vedere ossia non negare la realtà di cià che vediamo
- Il primo attraversa la superficie anteriore del corpo dal cuore alla gola, al volto, agli occhi, associandosi al desiderio di contatto e vicinanza
- Il secondo si sviluppa lungo la schiena, la nuca, la cresta cranica e la fronte fino agli occhi, legandosi all’aspetto aggressivo
In uno sguardo equilibrato, queste due componenti coesistono armoniosamente. Cosi, partendo dal grounding, dal respiro, dal riconoscere e lasciar andare le nostre illusioni, possiamo accogliere la nostra vita così com’è, senza miraggi per ristabilire l’equilibrio espressivo quando viene compromesso da situazioni di blocco.
© Nicoletta Cinotti 2025
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Bibliografia
Lowen A. Gli occhi, specchio dell’anima, Pulsazione, Sugarco Ed.
Lowen L. e A., Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, Astrolabio
Nicoletta Cinotti, L’ansia dell’imperfezione, Gribaudo editore






