
Molto spesso, quando leggiamo Lowen, troviamo molti riferimenti all’infanzia. Sono riferimenti che invitano a riconnettersi con la propria parte infantile, a rispettare le ragioni ed i bisogni dei bambini.
Spesso questa difesa dell’infanzia è anche molto originale. Certamente lo è su uno degli argomenti più spinosi che riguardano i bambinə: la tendenza a dire bugie. Ma non sono solo i bambinə a dire bugie. Anzi, forse le bugie più difficili sono quelle degli adulti che le usano per vestirsi di abiti migliori e nascondere la misura esatta di sé stessi.
Anche in questo caso Lowen affronta in maniera personale l’argomento. Le bugie, sostiene ne “Il piacere”, sono lo strumento attraverso il quale i bambinə affermano la propria indipendenza e muovono i primi passi verso la propria verità. Impariamo per differenza o contrapposizione: conosciamo la luce, attraverso il buio, l’alto rispetto al basso, noi stessi attraverso la differenza con gli altri.
Per dire la verità dobbiamo conoscere la bugia
Se una persona potesse solo dire la verità la sua auto-espressione e la sua consapevolezza ne sarebbero ridotte. Riconoscere che abbiamo la possibilità di scegliere tra bugia e verità, rafforza il nostro senso di padronanza e ci permette di esplorare la differenza tra ciò che è autentico e ciò che è falso. In questo senso punire severamente le bugie infantili può avere un effetto distruttivo sulla personalità del bambino perché gli impedisce di sperimentare quell’area in cui – anche attraverso le bugie – il bambino costruisce uno spazio autonomo e diventa padrone di un mondo, il proprio mondo interno. Dire sempre la verità vorrebbe dire – per il bambino – non poter trattenere nulla per se e non poter scegliere il momento in cui dare espressione a ciò che sente. Vorrebbe dire non poter costruire quei confini che proteggono la separazione e individuazione dalle figure genitoriali.
Il bisogno di privacy

Perché il nostro senso di sé si strutturi abbiamo bisogno di poter avere una privacy che passa anche attraverso la scelta di non comunicare ciò che proviamo. Se perdiamo la nostra privacy, perdiamo il nostro senso di se stessi.
Altra cosa è invece la menzogna o la bugia che tradisce la fiducia e l’affetto su cui si basa una relazione. In questo caso il significato della bugia è simile ad un attacco alla possibilità che la relazione cresca e vada avanti. Ma questo genere di bugie è raramente praticato dai bambinə ed è invece spesso appannaggio dell’età adulta.
Il principio del potere e il principio del piacere
Ci sono poi condizioni esterne che facilitano il sorgere della bugia come strumento di protezione: è quando le regole sono imposte non come forma di contenimento ma come espressione di potere e di dominanza.
In quel caso i bambinə, per preservare un sé integro è “costretto” a mentire. Questo concetto è stato espresso anche da Masud Kahn ne “Lo spazio privato del Sé”. In alcuni casi l’ambiente familiare può diventare così ostile che per preservare la propria integrità e la propria privacy deve nascondere parti di Sè. Parti che in questo modo conservano la loro vitalità e che potranno riacquistare espressione nel momento in cui troveranno un ambiente più favorevole. È qui che si forma l’abitudine protettiva al segreto e all’esiliare parti di sé per poter andare avanti.
Lo spazio del segreto
Il segreto diventa così espressione di una sub-identità che ha diritto a esistere solo in uno spazio a sé stante. temiamo che, diventando visibile saremmo rifiutati oppure che l’impatto della disapprovazione degli altri sarebbe così forte da non essere sostenibile. È in nome del nostro desiderio di approvazione, ammirazione e inclusione che preferiamo tenere segreti che confermano la nostra privacy e proteggono dal rischio di essere giudicati negativamente.
L’importanza di dire di “no”
Alcuni anni fa uscì un libro “I no che aiutano a crescere”, in cui veniva sottolineata l’importante funzione del limite costituito dal “NO” del genitore nelle diverse fasi dello sviluppo del bambino. Non possiamo sottovalutare quanto sono importanti i “NO” dei bambinə e di come questi no preservino e sostengano lo sviluppo di un sano e autoregolato modo di gestire i propri impulsi. Dicendo no a delle richieste esterne, si inizia a sviluppare la capacità di dire di no ai propri impulsi costruendo così la pietra d’angolo della propria identità.
Il no è una espressione di assertività la cui forza deriva dalla propria conoscenza dei limiti e di sé stessi. È quella che io chiamo grinta e che se accompagnata alla grazia ci permette di imparare a volersi bene senza dipendere dall’approvazione degli altri. C’è una relazione di reciprocità tra la ricerca del piacere e la capacità di dire di no, così come c’è una relazione reciproca tra l’assertività e la capacità espressiva. Permettendo l’espressione dei sentimenti cosiddetti negativi, i bambinə diventano più ricettivi e imparano cosa significa avere uno spazio di espressione.
Queste esperienze primitive non li porteranno ad essere impavidi tiranni perché non significa negare l’importanza del dare limiti e confini.
Significa, piuttosto, lasciare ai bambini la libertà di sperimentare i molti aspetti delle loro emozioni e li aiuteremo a essere adulti che sanno rispettare la loro privacy senza aver bisogno di segreti e doppia vita.
Approfondisco questo tema nella diretta che puoi trovare su YouTube, Segreti, bugie e tradimenti e nell’articolo dedicato al Protocollo di Mindfulness interpersonale
© Nicoletta Cinotti 2025

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