Non credo di essere una persona particolarmente obbediente ma torno spesso su questo tema perché la vita offre continue riflessioni sull’argomento, sia personali che collettive.
Partiamo dall’inizio: i rimproveri minacciano il senso di valore del nostro Sé. Se abbiamo un Sé poco nutrito, che ha perso valore perché è stato ripetutamente attaccato, potremmo essere diventati estremamente obbedienti o, all’opposto, estremamente disubbidienti. Chi sceglie la strada dell’obbedienza lo fa perché crede che obbedire a qualcuno che percepisce più potente e adeguato, gli offra una valida protezione contro gli incerti della vita. Chi scegli la strada della disobbedienza lo fa perché ha preso il gusto dell’opposizione. a furia di essere rimproverato preferisce identificarsi con il ruolo dell’outsider. paradossalmente non è una persona più libera ma più sola che l’unica cosa che può fare è cercare di attirare altre persone in cerca di sostegno (gli haters funzionano sempre di più in gruppo). poi ci sono i misti – io sono una mista – che passano da un estremo all’altro. nel corso della mia vita gli estremi sono quelli che hanno fatto più danni, sia l’estremo dell’obbedienza – quando ho dato credito a persone che non avevano davvero credito – sia l’estremo della disobbedienza – quando mi sono ritrovata sola a combattere contro i mulini a vento.
Il punto però rimane sempre il solito: la svalutazione. Ci difendiamo dall’idea di non essere bravi, approvabili, approvati e amati. Ci difendiamo quando il vero punto sarebbe proteggersi. proteggere la vulnerabilità del nostro Sé dalle critiche chiedendosi una semplice domanda: di cosa ho paura? Quando abbiamo un’immagine di noi svalutata tutto ci fa paura ma paura e pericolo non coincidono: sono solo due tangenti.
Nello stesso tempo sono contenta di non avere un’immagine ipertrofica cel mio Sé. Di non aver sbagliato per eccesso perché il vero danno dell’arroganza è che l’arrogante non può imparare: può solo insegnare agli altri come vivere ma lui o lei non sanno davvero come vivere perchè bloccare l’apprendimento e il dialogo è un danno di incalcolabile valore. Darwin pubblicò il suo testo fondamentale vent’anni dopo il suo viaggio in Patagonia e solo perché aveva saputo che un giovane ricercatore avrebbe pubblicato tesi simili dopo una breve ricerca. Così si decise a pubblicare il testo L’origine delle specie, che, insieme a L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali è ancora oggi, un punto di riferimento per psicologi, antropologi, biologi evoluzionisti. Non era un uomo arrogante: era un uomo che era stato screditato e criticato dal padre per molto tempo. Lo criticava perché non aveva scelto e concluso la laurea in medicina che lui aveva deciso per il figlio. Rimproverare lascia impronte lunghe ma la storia ristabilisce le corrette proporzioni.
Gli insicuri camminano modesti a testa bassa, gli spavaldi incedono fieri a testa alta: in entrambi i casi il rischio di inciampare è elevato. Emanuela Breda
Pratica di mindfulness: Be water
© Nicoletta Cinotti 2021 Mindfulness ed emozioni

Chiudere gli occhi, mettersi immobili in silenzio, ci permette di arrivare al cuore delle cose. Non accade subito. Nemmeno Dante arrivò subito in Paradiso ma dovette compiere un lungo viaggio in una selva oscura con un accompagnatore per non perdersi: sembra la descrizione di quello che avviene nella pratica di meditazione.



