Ci sono disobbedienze piccole, reattive. Quelle che facevamo da bambini per far arrabbiare la mamma. Oppure quelle che facciamo da adulti per non darla vinta a qualcuno. Le facciamo in maniera simmetrica e relazionale. Il vero riferimento di quella disobbedienza è una relazione. Disobbediamo per definire la distanza relazionale, oppure per punire.
Ci sono anche delle obbedienze piccole. Sono quelle che facciamo per compiacenza, le facciamo per raccogliere consenso, benevolenza e apprezzamento. Non arricchiscono né l’una né l’altra. Non fanno nemmeno bene alla relazione che, molto spesso, scorre ignara di questo intimo sacrifico, un sacrificio che non rende sacra la nostra azione perché si basa sul tradimento di noi stessi.
Poi ci sono obbedienze e disobbedienze gloriose. Quelle in cui permettiamo che qualcosa ci entri dentro fino a diventare nostro. E siccome è diventato nostro è diventato diverso. profondamente diverso. Può sembrare che abbiamo disobbedito. E, invece, è proprio perché abbiamo obbedito fino in fondo che possiamo disobbedire gloriosamente. È una disobbedienza gloriosa perché è palese e brilla della novità che abbiamo portato. È gloriosa perché nasce dalla fedeltà a sé stessi e non dal tradimento di sé stessi. È gloriosa perché il nostro interlocutore di riferimento potrà imparare dalla nostra disobbedienza che rende, il suo insegnamento, ancora più prezioso, arricchito dalla luce della nostra consapevolezza. Ci sono donne che hanno perso la vita per la loro gloriosa disobbedienza che è stato, semplicemente, rivendicare il diritto di dire no. Rivendichiamo questo diritto: se non c’è consenso, c’è violenza
L’obbedienza e la disobbedienza piccole sono veloci, automatiche. L’obbedienza e la disobbedienza gloriose sono lente: prendono il tempo per crescere e svilupparsi. Forse non potremo mai rinunciare a piccole obbedienze e disubbidienze ma l’importante è lasciare che nella nostra vita ci sia qualcosa di glorioso.
Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto. Oscar Wilde
Pratica del giorno: Compassione per il nostro Sé arrabbiato
© Nicoletta Cinotti 2025 Il protocollo MBSR online

Ho condiviso la storia della mia bambola, spelacchiata dal troppo amore e molti altri hanno trovato la loro storia del giocattolo tanto amato da diventare vecchio eppure ancora amatissimo. Come nella favola del Coniglio di Velluto di Margery Williams: “Quando sei Vero non ti importa se fa male… In generale, nel momento in cui sei Vero, la maggior parte del tuo pelo se n’è andata per il troppo affetto“. Questo è il bodhicitta buddhista – quel “cuore risvegliato” che è come una ferita aperta, la nostra capacità innata di amare e provare compassione.
Abbiamo esplorato lo spettro dei confini:
Chiudo con l’immagine del gomitolo nelle mie mani. Non è il filo del destino che ci lega inesorabilmente, ma il filo che scegliamo di tessere, momento per momento. Rappresenta il potere di creare connessioni autentiche, non automatiche. Il piacere non di controllare o essere controllati, ma di danzare insieme nell’incertezza.
