
Spesso le mie giornate iniziano presto, svegliata dalla consapevolezza che ci sono molte cose da fare. Non imposte da un’autorità esterna, ma da una che vive dentro di me.
Non so perché abbiano coniato l’espressione “libero professionista”: non c’è professionista meno libero. Il nostro datore di lavoro è sempre con noi, pronto a ricordarci quello che aspetta di essere concluso, quello che avremmo dovuto aver già fatto e quello che è assolutamente necessario portare a termine.
Questo Boss interno non ammette distrazioni. Vive dentro di noi e vuole assicurarsi una comoda sopravvivenza. Lo fa con richiami continui all’azione.
Non tutto questo è sbagliato, per carità. Sono grata al mio Boss interiore quando mi richiama all’ordine. Quando non lo fa, sento subito la differenza. Ma a volte ascolta solo le sue ragioni e si dimentica che non c’è solo la lista delle cose da fare: c’è anche una vita da vivere. Preziosa, selvaggia e soprattutto unica.
Il problema – per usare una metafora – è dove ha l’ufficio, questo Boss. Il mio non sta nel cuore e nemmeno nella testa. La mia testa funziona e produce pensieri che vanno anche nella direzione della libertà. Il mio cuore è grande: sente le emozioni che mi attraversano e anche quelle altrui.
Sono arrivata alla conclusione che il suo ufficio stia in mezzo all’anima, che è la vera vittima della situazione. Si ritrova schiacciata e tenuta sotto controllo dalle cose da fare.
La nostra anima vorrebbe perder tempo, per ritrovarlo. Io la nutro con la pratica mattutina ma mi rendo conto che a volte è davvero poca cosa rispetto ai suoi bisogni. A volte le dedico giornate intere di pratica, cercando di mettere a tacere il Boss con qualche promessa futura. Ma sono consapevole che ne ho bisogno tutti i giorni.
Allora, in mezzo alla lista delle cose da fare, ho iniziato a mettere una lista delle cose “da non fare ma per essere”. Quegli attimi in cui lascio che la mia anima respiri, che riprenda vita, che sappia ascoltare il rumore del mondo senza essere spinta a prendere impegni.
La chiamo la lista delle cose per vivere: pratiche informali di ordinaria felicità.
Oggi nella mia lista ho messo:
- Spazi di respiro
- Spazi di attesa
- Telefono staccato
- Attenzione
- Pazienza
- Gratitudine
Da spalmare in mezzo all’agenda.
La società del XXI secolo non è più la società disciplinare ma è una società della prestazione. La vita contemplativa invece presuppone una particolare pedagogia del vedere. Imparare a vedere significa assuefare l’occhio alla calma, alla pazienza, al lasciar venire a sé. (…) Questo imparare a vedere sarebbe la “prima istruzione alla spiritualità”. Han Byung-Chul
Pratica di mindfulness: La parte tenera e la parte dura
© Nicoletta Cinotti 2025 Il protocollo MBSR online 2026
