Sabato vado al cinema, ignara di cosa mi aspettava. Pensavo di vedere un film e invece sono entrata in un mondo interiore lunare – una scenografia che assomigliava a uno dei tanti non luoghi della nostra vita, fatti di immagini, citazioni oniriche e ricordi. (Ti assicuro che è una magia e non vorrei che le mie parole ti confondessero).
Il tema è semplice: a un certo punto incominciamo a fare scelte sbagliate e, se tornassimo indietro, potremmo cambiare tutto. Il punto della direzione sbagliata, dove divergiamo da ciò che possiamo essere davvero, è la nostra infanzia. Come se qualcuno rapisse la nostra bambina – quella che poteva essere felice – e ci desse in cambio una versione sbagliata con la quale andare avanti a fatica.
Io ricordo benissimo un’idea che ho avuto dai 4 ai 7 anni: era l’idea che fosse tutto un sogno e che mi sarei svegliata nella vita di prima. Quando ho capito che non c’era nessun sogno, ho cominciato a immaginare la vita che avrei voluto avere. L’ho fatto fino a 14 anni, poi ho capito che quelle fantasie mi facevano ristagnare e sono scesa sulla terra.
Ecco, Il rapimento di Arabella – questo il titolo – mi ha fatto tornare lì, alla mia idea che fosse tutto un sogno. Non posso dire di averlo “visto”, per la semplice ragione che ero dentro, dentro al mio ricordo. Ogni tanto sorgeva un misto di sorpresa e gratitudine per la regista Carolina Cavalli, per le attrici, per piccoli dettagli che pensavo non avrei mai visto su uno schermo.
Quando è finito ero stranita e felice, felice come quando trovi qualcuno che ti conosce anche se non ti sembra possibile. Tanto felice che ho detto all’ignaro bigliettaio che era bellissimo. Poi mi sono girata verso mio marito e sono tornata sulla terra.
Lui non ha condiviso la mia magia e gli ho dovuto spiegare tutto, sorridendo dentro di me per come le cose possono apparire diverse. Ma paradossalmente questo mi ha reso ancora più grata verso Carolina Cavalli. Con chi parlerei dentro di me se non ci fossero persone come lei che tirano fuori la mia bambina rapita?
E tu?
Qual è il sogno che hai smesso di sognare a 14 anni (o giù di lì)? Quello che ti faceva ristagnare, quello che hai abbandonato per “scendere sulla terra”?
Forse vale la pena ricordarlo, non per tornare indietro, ma per capire cosa stava cercando di dirti.
© Nicoletta Cinotti 2025 Abbracciare se stessə. Mindfulness e reparenting
