L’abitudine a paragonarsi, la tendenza al confronto e alla competizione sono aspetti del nostro continuo desiderio di miglioramento e un atto, molto sottovalutato, di aggressività e svalutazione nei propri confronti. Te ne ho parlato qualche tempo fa quando abbiamo lavorato sui tre aspetti della mente di povertà che sono la wanting mind, la wandering mind e la comparing mind
Può prendere diverse forme: possiamo paragonarci a una persona reale oppure a un ideale più o meno raggiungibile. Può diventare un complesso di superiorità, di inferiorità o di uguaglianza. In ogni caso sono trappole dolorose.
Il complesso di superiorità, il complesso di inferiorità e il complesso di uguaglianza.
Ognuno di questi complessi crea una sofferenza unica, intrappolandoci nell’abitudine al confronto e al giudizio. Proviamo a guardarli nel dettaglio
Il Complesso di Superiorità
Il complesso di superiorità si manifesta quando crediamo di essere in qualche modo migliori degli altri e che i nostri bisogni e desideri siano i più importanti. Quando crediamo che il nostro dolore sia più grande di quello altrui o che nessun possa davvero capirci, esprimiamo un aspetto del complesso di superiorità.
Anche gli atti di generosità possono essere inquinati dal complesso di superiorità: se ci sentiamo superiori alle persone che aiutiamo e ci aspettiamo in cambio la loro gratitudine, il complesso di superiorità sta prendendo piede, alimentando silenziosamente la sofferenza dentro e intorno a noi.
Il complesso di superiorità può essere incontrato anche su Tinder, quando scegliamo le persone sulla base dei nostri standard
Prenditi un momento per riflettere: in quali modi ti noti sentirsi “migliore di” gli altri? Come influenza le tue relazioni e la tua capacità di essere gentile? Mentre inspiri, nota la tua umanità condivisa. Mentre espiri, coltiva l’umiltà ripetendo silenziosamente: “Apro il mio cuore alla connessione.”
Il Complesso di Inferiorità
Quando ci sentiamo “meno degli” altri, soffriamo confrontandoci e giudicando noi stessi. Difficile non aver mai sentito il peso di questo senso di inferiorità in qualche momento della vita. Ne conosciamo gli effetti dannosi: gelosia e invidia
Quando ci confrontiamo con le immagini perfette sui social media, alimentiamo semi di inadeguatezza e disperazione, sentendoci indegni e non amabili.
Prenditi del tempo per riflettere su un momento in cui ti sei sentito “inferiore” a qualcun altro – forse attraverso i dubbi su di te o il confronto. Trova una posizione comoda, chiudi gli occhi e richiama delicatamente quel momento. Nota come ti senti nel corpo: osserva questa sensazione gentilmente. Con ogni respiro, riconosci che questo sentimento è temporaneo, va e viene. Guarda se puoi provare compassione e con l’espirazione ripeti silenziosamente: “Vado bene così come sono.”
Il Complesso di Uguaglianza

L’uguaglianza è un valore nobile ed essenziale; non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nel sentirsi uguali. Tuttavia, il modo in cui ci avviciniamo all’uguaglianza e l’energia che portiamo in questo tentativo può diventare problematico.
L’uguaglianza può trascurare le esigenze uniche di ciascuna persona, e può renderci difficile accettare che, in qualche momento, uno di noi riceva un’attenzione particolare. Per esempio, nei protocolli mi capita talvolta di voler dare più attenzione a una persona che ha condiviso qualcosa di significativo e non è insolito che subito dopo, molto velocemente, arrivino altre condivisioni sul tema, come richiesta di ricevere la stessa attenzione.
Nella nostra ricerca di uguaglianza, è facile perdere l’equilibrio, lasciando che la competizione o il risentimento sostituiscano l’amore e la compassione. La vera uguaglianza non riguarda l’essere uguali o il raggiungere risultati identici. È radicata nel rispetto per il viaggio unico di ciascuna persona e nella comprensione che la nostra interconnessione trascende il confronto.
Prova a riflettere su questo aspetto, respira delicatamente nell’esperienza dell’uguaglianza, notando le sue sensazioni. Con ogni respiro, invita la compassione a riempire lo spazio. Mentre espiri, afferma silenziosamente: “Ho ciò di cui ho bisogno.”
Quando affrontato con mindfulness e compassione, il lavoro per l’uguaglianza ci radica, favorendo la pace interiore e nutrendo coloro che miriamo a supportare.
Avere fiducia
Il modo che possiamo avere per trascendere questi tre aspetti della mente di paragone, è avere fiducia. La fiducia è un’espressione di gratitudine per tutto ciò che supporta la nostra vita.
Fiducia e umiltà possono coesistere. Quando Thich Nhat Hanh, maestro vietnamita molto amato e morto recentemente, pubblicava un libro, lo metteva sul suo altare, offrendo gratitudine ai suoi antenati spirituali, di sangue e alle molte condizioni che avevano contribuito alla sua creazione.
Possiamo avere fiducia in noi stessi ma rimanere umili essendo consapevoli che molti elementi concorrono alla nostra realizzazione. In tutto ciò che facciamo, abbiamo il potere di decidere come ci presenteremo, e possiamo trovare fiducia nella nostra capacità di agire con consapevolezza.
Come dice Sister Boi Nghiem, nulla sorge da una singola causa; sia la bellezza che il dolore hanno bisogno di molte condizioni per prendere forma. Qualunque cosa raggiungiamo nella vita, non possiamo prendercene tutto il merito – i nostri genitori, il sistema di supporto e l’ambiente sono sempre parte del nostro successo. Se possiamo perdonare facilmente, o se la compassione e la fiducia vengono naturalmente, dobbiamo ringraziare loro. Allo stesso modo, è naturale pensare che non siamo esclusivamente colpevoli se abbiamo lotte o debolezze: non possiamo mettere tutta la colpa e il peso su noi stessi.
Tre liste
In Scrivere la mente raccontavo la storia di Alessandro che era ossessionato dal suo desiderio di essere sopra la media in tutto quello che faceva. In realtà siamo tutti sopra la media in qualcosa, sotto la media in qualcos’altro e nella media su qualche attività. Perché, in realtà, la media è solo un criterio di paragone con il quale possiamo arrivare a perseguitarci inutilmente, rendendo le nostre difficoltà un tormento. Alla fine abbiamop bisogno di paragonarci come escamotage rispetto alla paura di venir esclusi, come amuleto contro il dolore del sentirsi diversi ma se consideriamo che ognuno di noi è unico, abbiamo la possibilità di trovare forme gentili di essere noi stessi, proprio così come siamo. Possiamo così lasciar andare sentimenti scomodi come la vergogna, l’ansia per l’imperfezione e l’invidia
È molto comune concentrarsi sulla nostra sofferenza. Ma come possiamo sperare di trasformare il nostro dolore se non abbiamo pace o felicità per bilanciarlo? Come ha detto Thich Nhat Hanh, il complesso di superiorità, il complesso di inferiorità e il complesso di uguaglianza sono come veleni. Non possiamo sostituire un complesso con l’altro. Non possiamo guarire una forma di sofferenza semplicemente aggiungendone un’altra. L’antidoto viene da una pratica quotidiana in cui coltivare amore, armonia e mindfulness, una pratica che ci aiuti a favorire la connessione rispetto alla separazione.
Questo articolo è liberamente tratto dall’articolo apparso su Lion’s Roar il 29 gennaio a firma di Sister Boi Nghiem
© Nicoletta Cinotti 2025

