Mi capita spesso di sentirmi dire “non mi fido più”. In genere è un’emozione che sorge dopo un insuccesso, un fallimento, una aspettativa che non si è realizzata. Lo chiamo l’emozione dello scoramento perché è come se il cuore si chiudesse a riccio per non soffrire.
Schopenauer diceva che siamo presi dallo stesso dilemma dei porcospini: più ci avviciniamo più rischiamo di farci male ma, nello stesso tempo, più siamo isolati e più rischiamo di essere soverchiati dai compiti difficili che ci aspettano. Siamo in equilibrio instabile tra il dolore della connessione – che sorge ogni volta che non ci sentiamo capiti – e il dolore della disconnessione, la paura di ritrovarsi da soli, isolati, non appartenenti a niente e a nessuno. È in questa altalena che spesso incontriamo la pratica di mindfulness con la speranza che possa salvarci, magari un po’ miracolosamente.
La pratica della mindfulness è un viaggio di scoperta personale, ma spesso incontra un ostacolo comune: la mancanza di fiducia nel processo. Molte persone hanno fiducia nella risposta veloce ma la perdono nella risposta lenta, tipica di tutto quello che richiede del tempo per crescere e cambiare. Iniziare questa pratica con aspettative elevate, cercando risultati immediati, non è una buona idea
La fiducia nella mindfulness nasce dall’esperienza diretta, non dalla teoria. È come imparare a nuotare: puoi studiare la tecnica, ma solo entrando in acqua svilupperai la fiducia necessaria. Ogni volta che noti il respiro, ogni volta che riconosci un pensiero senza giudicarlo, stai costruendo questa fiducia. Non è la fiducia che si realizzino i tuoi desideri e che le cose vadano nella direzione desiderata. È la fiducia nel processo e nella gentilezza della ripetizione, respiro dopo respiro.
Ricorda che la fiducia richiede pazienza. Non aspettarti di padroneggiare la mindfulness in pochi giorni. I momenti di distrazione sono parte del processo, non fallimenti. Ogni ritorno all’attenzione consapevole è un piccolo successo che rafforza la tua fiducia.
Pratica informale: dedica 5 minuti oggi alla consapevolezza del respiro. Non cercare di cambiarlo o controllarlo, limitati a sentirlo. Quando la mente vaga, nota gentilmente dove è andata e ritorna al respiro. Considera ogni ritorno come un passo verso la fiducia nel processo.
La mindfulness non è difficile. Dobbiamo solo ricordarci di farla. – Sharon Salzberg
Pratica di mindfulness: La fiducia in sé stessi
@ Nicoletta Cinotti 2025 Il protocollo MBSR online
A questi due modi di pensare corrispondono due forme di “memoria di lavoro” dove le informazioni possono essere temporaneamente conservate ed elaborate. La memoria di lavoro implicativa è più antica in termini di sviluppo evolutivo e, cosa importante, ha un input relativamente diretto dai sistemi sensoriali, in particolare quelli provenienti dal corpo. È una memoria procedurale che si basa sull’esperienza e sulle sensazioni fisiche. La memoria di lavoro proposizionale è più recente, è legata all’apprendimento del linguaggio in termini di sviluppo evolutivo ed è distante dalle informazioni sensoriali, ricevendo informazioni dai sensi solo dopo che queste sono state pre-elaborate.
