Erlin Kagge fa tre domande ad un gruppo di studenti: Che cos’è il silenzio? Dove lo si trova? Perché è più importante che mai? Alla fine si trova con 33 risposte che pubblica, in un piccolo bellissimo libro. Quella che segue è un sunto della risposta numero 6.
Il silenzio può essere noioso. A tutti è capitato di avvertire il senso di estraneità, disagio, a volte di paura, creato dal silenzio. Altre volte è segno di solitudine, altre ancora di dolore. Il silenzio che viene dopo è pesante. (…) Ma il silenzio può anche essere un amico. Una forza che arricchisce. Il silenzio che si trova nell’erba/ al di sotto di ogni filo/ e nel solco azzurro tra i sassi. Il silenzio che si posa sulle nostre mani come un uccellino. È facile riconoscersi nell’esperienza del poeta Rolf Jacobsen. Da soli, al mare, si ode lo scaibordio delle onde, nel bosco il mormorio del ruscello e lo stormire delle fronde mosse dal vento, in montagna gli impercettibili movimenti tra le pietre e il muschio. Allora il silenzio è rassicurante. Lo cerco dentro di me. Minuto dopo minuto. Posso trovarlo fuori, nella natura, oppure anche in ufficio quando mi fermo appena prima di firmare un accordo, o quando smetto di seguire una conversazione e mi perdo nei miei pensieri.
Chiudere fuori il mondo non significa voler ignorare quanto ci circonda ma l’esatto contrario: volerlo vedere con maggior chiarezza, mantenere una direzione e cercare di amare la vita.
Il silenzio arricchisce di suo. Possiede questa qualità intrinseca, esclusiva e preziosissima. È una chiave che consente di accedere a nuovi modi di pensare. Per me il silenzio non è un abbandono, non è qualcosa di spirituale, bensì uno strumento pratico per arricchire la vita.
© www.nicolettacinotti.net Rubrica “Addomesticare pensieri selvatici”

