Quando emerge qualcosa di nuovo è un ribollire. Immagino i fiori che adesso stanno sotto la neve, sotto la terra, e aspettano la primavera come soggetti sonnacchiosi che riposano pigri prima della fatica di venire alla luce. Aspettano il momento giusto per arrivare alla luce. Chissà se hanno paura ad attraversare quel buio e a rompere la corteccia della terra.
Anche le nostre emozioni sono come semi. Alcune emozioni hanno vie d’accesso libere e preferenziali, sono sempre in mostra e noi le coltiviamo. Ogni mattina, quando incontriamo le persone con cui viviamo, aggiungiamo foglie all’albero della relazione. O centimetri di fusto, o millimetri di radici. D’altronde siamo organismi viventi non tanto diversi dagli alberi. Noi abbiamo la possibilità di muoverci, loro di allungarsi molto più di noi.
Poi ci sono i semi nascosti, sepolti profondamente perché li abbiamo voluti dimenticare. Anche quelli, ogni tanto, indipendentemente dalla nostra volontà consapevole, ogni tanto affiorano, epifanici. Raccontano parti di noi a cui non abbiamo finora dato ascolto. Un po’ li temiamo. temiamo spesso che le parti nascoste di noi siano brutte come una befana ma, soprattutto, temiamo che dicano una verità scomoda. Bisogna lasciarli spuntare per fiorire, per far fiorire la nostra vita. Solo dopo che sono spuntati potremo capire che notizia ci stanno portando.
Anche se li accompagna la paura non è detto che siano pericolosi. I bambini spesso hanno paura della befana eppure porta dolci. Spesso ciò che nasce porta dolci. Attraversa il buio, la paura, per portare dolci.
Tutto ciò che ritorna dall’oblio ritorna per trovare una voce. Louise Glück
Pratica di mindfulness: La mente del principiante
© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo di mindfulness interpersonale. parole che nascono dal silenzio
