Lavori con ciò che ti è dato,
l’argilla rossa del dolore,
l’argilla nera dell’ostinazione che ne segue.
Argilla che sa di cura o trascuratezza,
argilla che odora del greto dei fiumi o di polvere.
Ogni pensiero è una vita che hai vissuto o mancato di vivere,
ogni parola un piatto che hai mangiato o lasciato sul tavolo.
Ci sono mieli così amari
che nessuno sceglierebbe di prenderli.
Li prende l’argilla: miele di stanchezza, miele di vanità,
miele di crudeltà, di paura.
Questo rebus – errore e ostinazione,
greto di fiume, la mia vita consumata –
quando imparerò a leggerlo
con chiarezza, piano, senza tinte di speranza o desiderio?
Non per capirlo, solo per vedere.
Come l’acqua diventa dolce con lo zucchero e salata col sale,
così noi diventiamo le nostre scelte.
Ogni sì, ogni no continua,
questo una scala, quello un ‘incudine o una tazza.
la scala si appoggia al suo buio.
L’incudine al suo silenzio.
La tazza resta vuota.
Come posso formulare la domanda che l’argilla ha fatto?
© jane Hirshfield, Ogni felicità assediata dai leoni, Elliot Editore
