Abbiamo ereditato il senso di colpa
marchiato a fuoco, inscritto
sotto la pelle nella carne viva
l’abbiamo appreso sotto tortura
e ce lo siamo passato l’una all’altra
all’altra l’una, come una condanna
come una iattura
Ma non era nostro, niente affatto
è stato inventato, di punto in bianco
sì, ma per che cosa? Per fare ammenda
per chiedere scusa, per ritrattare
per credere di non sentire
di pensare bene, di sostenere
la nostra versione
E quindi Eva, l’albero, il serpente
il pomo e Adamo il primo uome per punizione, la condanna:
“Donna partorirai con dolore”:
errore di traduzione – pare –
leggi fatica, sforza
è una constatazione.
Ah sì? Allora dico, errore per errore
facciamo che sia tutto un grande
sbaglio, scriviamo questo:
“Donna, partorirai con sfarzo,
e dove vorrai sotto un albero
o nel letto, intorno al tuo patire
avrai sostegno e affetto.
E se non farai figli non sarai
meno una donna ed essere
o non essere moglie o sposa e come
sarà sempre tua la scelta,
se amare il verde o il rosa
non avrai altra imposizione
non ci sarà mai un’Inquisizione.
Così parlò la dea-serpente
prima di mordersi la coda
e unire inizio e fine
in una stessa cosa,
al principio mostrando
il senso ultimo e non
la colpa. © Alessandra Bordino in “Antenate”, Edizione Sartoria Utopia
Una poesia è un esercizio di dissidenza, una professione di incredulità nell’onnipotenza di ciò che è visibile, stabile, appreso. Una poesia è una forma di apostasia.
