Ancora in questi giorni l’elenco di donne vittime di femminicidi si allunga. Sono donne di età diverse, alcune molto giovani, altre donne mature. In ogni caso donne che cercano di riprendersi la vita dopo che una relazione sbagliata gliel’ha attraversata.
Donne sull’orlo tra indipendenza e dipendenza e che hanno un partner che le considera non persone ma possessi. Un partner che in alcuni casi estende la furia omicida a tutto il nucleo familiare. Queste non sono storie d’amore andate male. Sono storie sbagliate in cui la violenza ha preso spazio: uno spazio che non deve entrare in nessuna relazione
Amore senza violenza
L’abitudine all’aggressività fisica può entrare nelle relazioni fin dall’infanzia. Se un bambino o una bambina viene picchiato dai genitori può iniziare a considerare il binomio amore=percosse non tanto sbagliato. Invece è sbagliato e le percosse non sono uno strumento educativo ma uno strumento di potere e di costruzione di modalità relazionali basate sulla disparità di potere e sulla dipendenza affettiva o sulla accondiscendenza.
L’indipendenza in amore
Perchè una relazione d’amore sia sana è fondamentale che sia anche libera da ipoteche sul futuro. Credere che l’amore debba essere per sempre e che debba essere una forma di sicurezza non è una buona base di partenza. Possiamo dirlo a posteriore se è stato per sempre ma non a priori.
L’amore tra due adulti non può comportare la dipendenza affettiva violenta. Ci sono dei segnali che permettono di definire quando entriamo nella sfera della dipendenza affettiva patologica.
[box] Sintomi di dipendenza affettiva
- Bisogno compulsivo dell’altro e sofferenza anche solo all’idea di tollerarne l’assenza; · La maggior parte del tempo è occupato dalla relazione o, se non si è fisicamente insieme, dal pensiero della relazione; ·
- Tutti gli altri aspetti della propria vita rivestono un ruolo secondario anche se collegati ad affetti importanti come figli, amicizie, famiglia d’origine; ·
- La relazione è regolata da forme estreme di controllo; ·
- Malgrado l’intensità del dolore relazionale è impossibile chiudere la relazione e i tentativi di farlo vengono abortiti; ·
- Sono relazioni che nascono sulla base di una fortissima attrazione fisica che non corrisponde ad una condivisione di interessi; ·
- Stato mentale confuso che alterna momenti di euforia – quando c’è l’incontro – a momenti di disperazione esagerata, quando qualcosa turba l’incontro.
La paura della solitudine
La paura della solitudine e la sensazione di non essere abbastanza sono le due emozioni alla base della dipendenza affettiva. A volte il senso di mancanza di valore personale è mascherato dalla sensazione che la persona che amiamo sia una persona molto più importante di noi ma in realtà il vero punto è che non viene valorizzato il proprio valore personale. Una sensazione di inadeguatezza che si accompagna al terrore di rimanere da soli, di venir abbandonati adesso che abbiamo finalmente trovato “l’anima gemella”. In genere la convinzione di aver trovato il partner perfetto ha una base nella fortissima attrazione sessuale. Il corpo continua a dire che quella è una persona speciale anche quando, sul piano della relazione e dei comportamenti, le cose vanno malissimo.
Qualche dato di realtà
Nell’82% dei casi – raccontano i dati diffusi dalla Polizia di Stato – chi fa violenza su una donna ha le chiavi di casa. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali e culturali e a tutti i ceti economici. Ci sono segnali che sono premonitori e vanno ascoltati, tra questi una gelosia ossessiva: l’amore non è possessività, sono due cose diversissime. La violenza non ha giustificazioni: un solo atto di violenza o di aggressività fisica dice già tutto. È il segnale che bisogna andarsene.
Ti prometto che cambierò
Il cambiamento è un percorso lungo e difficile. Se ti dice che non lo farà più – come semplice promessa – meglio non fidarsi: è vittima di un impulso che lui stesso è il primo a non controllare. Ogni giorno, in media, in Italia, nel 2019 ottantotto donne sono vittime di atti di violenza, una ogni quindici minuti. Nel 2020 sono state una ogni otto minuti; nell’80,2% per cento dei casi le vittime sono italiane con partner italiani nel 74% per cento dei casi. Senza distinzione di latitudine, l’aumento di vittime di reato di sesso femminile è lo stesso in Piemonte come in Sicilia. La violenza nelle relazioni è in crescita: nel 2019, il 34% delle vittime di omicidio è donna e in sei casi su dieci l’assassino è il partner o l’ex partner. Le statistiche della Polizia di Stato evidenziano come cambia l’incidenza percentuale sulle vittime di femminicidio: straniere nel 67% dei casi mentre per quel che riguarda le altre forme di violenza le vittime italiane sono l’80%. Una su due lascia figli piccoli e nel 18 per cento dei casi l’autore si toglie la vita.
Cosa scatena la violenza
Possiamo solo fare delle ipotesi su cosa scatena la violenza nelle relazioni affettive ma, a volte, le ipotesi servono per orientare la conoscenza:
- le donne hanno più autonomia ma la loro autonomia non correla con il potere. Avere una buona posizione sociale ed economica non significa avere potere. Il potere non è uno status: è qualcosa che hai dentro;
- gli uomini hanno più potere che autonomia, più potere che denaro. Negli anni si trovano spesso in condizioni di disavanzo economico rispetto alle loro compagne. Ma crescono in una cultura in cui il potere è un simbolo irrinunciabile dell’archetipo maschile;
- ci siamo evoluti per credere che le relazioni debbano essere basate sull’amore ma questo apre all’instabilità relazionale, perché l’amore è una emozione che, nel tempo, è suscettibile di cambiamenti. Se siamo possessivi questi cambiamenti possono essere visti come una minaccia all’integrità personale oltre che una minaccia alla relazione;
- avere una partner è sempre più una conquista. Siamo poco disponibili a perdere quello che consideriamo una conquista. I femminicidi avvengono molto spesso nelle fasi terminali della relazione o a separazione avvenuta. L’omicida non regge il fallimento legato alla fine della relazione.
Informazioni importanti
In Italia esiste una rete dei Centri Antiviolenza – https://www.direcontrolaviolenza.it/ – ai quali rivolgersi quando la relazione diventa violenta, sia dal punto di vista fisico che verbale. Alla Rete D.i.RE aderiscono 82 Centri antiviolenza in tutta Italia. Grazie alla loro accoglienza telefonica, ai colloqui personali, all’ospitalità in case rifugio, alla consulenza psicologica e legale, aiutano e sostengono le donne nel percorso di uscita dalla violenza.
A Roma esiste anche Telefono rosa – https://www.telefonorosa.it/centri-antiviolenza/ – con cinque Centri antiviolenza in diverse zone della città. In Lombardia la regione ha istituito un servizio – https://www.nonseidasola.regione.lombardia.it/wps/portal/site/nonseidasola/centri-antiviolenza – Queste risorse sono gratuite e reperibili in rete.
Questi dati sono tratti dal capitolo, Schiaffi e silenzio: nessuno spazio per la violenza in amore, del mio ultimo libro, Amore, mindfulness e relazioni. Qualità mindful per amare senza equivoci
Una pratica per l’indipendenza in amore
Giovedì 25 Novembre alle 19 si terrà una pratica gratuita nello studio di Via Frugoni 15/2, a Genova, dedicato all’indipendenza affettiva. Per partecipare scrivi a [email protected]. La pratica è aperta a uomini e donne
© Nicoletta Cinotti 2021







Uno dei pregiudizi più diffusi è che per essere consapevoli sia necessario calmarsi. In realtà anche accorgersi di essere agitati è consapevolezza. Il radicamento nel presente non consente all’agitazione di trascinarci altrove, di lasciarci trasportare dal fiume dei pensieri. Calmarsi può essere un effetto della consapevolezza ma non è necessario che sia la condizione di partenza.
Tutti noi, con o senza mindfulness, fin dalla nascita abbiamo la capacità di essere presenti e consapevoli. Non è la consapevolezza ad essere rara. È la continuità della consapevolezza che può essere difficile e rara. Di fatto la consapevolezza è discontinua perchè si basa sulla capacità di attenzione e, come sappiamo ci sono tre diversi tipi di attenzione personale: attenzione selettiva, concentrazione e consapevolezza aperta a cui si aggiunge l’attenzione condivisa che sperimentiamo negli scambi relazionali. Siamo consapevoli quando siamo in grado di passare da uno all’altro di questi diversi tipi di attenzione secondo necessità. L’attenzione è importante perché offre stabilità e profondità alla nostra consapevolezza. Se la nostra attenzione è troppo labile non abbiamo il tempo per diventare consapevoli. Se, all’opposto, siamo troppo concentrati, potremmo perdere l’informazione collaterale e limitare l’ampiezza della nostra consapevolezza. La consapevolezza aperta ci permette di comprendere come funziona la nostra mente.
Molto spesso nella mindfulness facciamo pratiche che hanno come scopo quello di de-fusione, ossia di creare uno spazio tra noi e l’esperienza, per permetterci di esplorarla meglio. Quando siamo troppo identificati con l’esperienza in corso ci dimentichiamo che l’esperienza è un elemento mutevole e in continua trasformazione e che identificarci con uno stato mentale transitorio non è vera consapevolezza ma è confondere una situazione transitoria e trasformarla in un tratto stabile. Un conto è dire “provo rabbia” e un conto è dire “sono sempre arrabbiato” come se la rabbia fosse una parte costitutiva della propria identità. Creare consapevolmente questa distanza permette di avere più libertà di scelta, non significa distaccarsi. Significa guardare con una prospettiva più ampia e collocarsi a quella distanza dall’esperienza in cui possiamo offrire conforto alle nostre parti ferite e spazio alla nostra impulsività reattiva. Significa anche passare da un’attenzione preoccupata ad una attenzione affettuosa.





